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Le donne protagoniste di pace al Summit dei Premi Nobel

E’ iniziato il 12 dicembre e si concluderà il 14 dicembre il 14° Summit mondiale dei premi Nobel per la Pace e io c’ero (non vedrò la cerimonia di premiazione perché sarà solo per pochissimi in Campidoglio).

Due bellissimi giorni trascorsi all’Auditorium Parco della Musica di Roma, eh si perché in realtà il Summit si sarebbe dovuto svolgere a Città del Capo in onore a Nelson Mandela, ma il governo sudafricano non ha concesso il permesso a Sua Santità il XIV Dalai Lama e così fortuna mia il Summit è stato spostato a Roma.

Non sarebbe stato lo stesso senza il Dalai Lama, protagonista assoluto dell’evento, leader della pace riconosciuto da tutti: ospiti e pubblico in sala, che lo ha accolto con una standing ovation durante la presentazione di tutti i premi Nobel invitati al Summit.

E protagonista lo è stato anche nei discorsi dei vari ospiti, tutti hanno avuto parole di gratitudine per lui, tutte persone che con la loro esperienza di vita sono testimoni per noi di pace, riconoscono in lui l’esempio positivo a cui continuamente ispirarsi.

Basta vederlo per capire il motivo di tanto rispetto, basta guardarlo per sentirsi commossi fuori e dentro, religiosi e non, l’effetto è per tutti lo stesso.

E lui durante il suo intervento, il primo giorno, lo ha detto chiaramente che le donne devono essere protagoniste della pace nel mondo, perché la pace è amore e le donne sono naturalmente portatrici dei valori dell’affetto e dell’amore.

E così è stato: ho visto alternarsi nei vari panel donne di assoluta bellezza e forza. Testimoni con la loro stessa vita di pace, attiviste di vari paesi e culture difficili,  ma ottimiste, con un’energia capace di smuovere anche noi in sala. Donne come Jody Williams attivista contro le mine antiuomo o come Leymah Gbowee avvocato attivista che con le sue “donne in bianco” ha portato alla fine della guerra civile in Liberia.

Ho visto con i miei occhi il pubblico commosso più e più volte e non per i racconti strappalacrime di realtà che hanno vissuto e durissime, ma tutti commossi dalla loro passione.

Io stessa più e più volte ho dovuto trattenere le lacrime, salvo poi questa mattina capitolare di fronte all’emozionantissima Shirin Ebadi, Nobel nel 2003, iraniana avvocato in esilio per la sua lotta in difesa dei diritti umani, che alla fine del suo discorso si è alzata per abbracciare Tawakkol Karman, attivista yemenita simbolo della Primavera Araba, chiedendole scusa per l'ingerenza del suo paese. Ho visto la forza unita di due donne di grandissimo spessore, di diverse generazioni, in uno scambio di grande affetto e solidarietà tra chi sa perché lo ha vissuto anni fa e ne ha fatto la propria missione di vita e chi quella pace la rivendica ancora e ancora con energia contro la dittatura.

Un gesto che più di tante parole ci fa capire come non ci sarà pace finchè non ci sarà rispetto dei diritti, non ci sarà pace finchè esisterà la povertà, non ci sarà pace finchè non si darà voce a chi combatte ogni giorno per la democrazia, non ci sarà pace finchè non si parlerà di valori.

Quindi le donne devono essere protagoniste di pace ed insieme a loro, per credere nel futuro, ci sono i giovani, tutti, perché possono cambiare il mondo e dobbiamo far sentire loro la necessità e quindi anche la responsabilità di essere portatori di pace e a questo punto senza distinzioni di genere,  ma uniti nelle proprie diversità, aperti mentalmente, non dovendoci più affidare a singole speciali vite che individualmente combattono ma ad un unico grande movimento globale di pace.

di Annalisa Quaranta

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