Luci e alberi di Natale: come smaltirli

Lucine colorate e intermittenti, festoni, palline da attaccare, dolciumi da decorare, ghirlande di fiori secchi, calendari dell’Avvento: il Natale è alle porte e si porta i suoi riti decorativi e creativi. Ma ogni anno che mettiamo mano agli addobbi natalizi, rispolverando dalla soffitta il cartone che li contiene, ci accorgiamo che qualcosa va cambiato: che le lucine vanno sostituite perché non funzionano più, che palline e festoni meriterebbero una rinfrescata, perché altrimenti si rischia di mostrare le stesse cose dell’anno prima. E poi il solito dilemma: meglio un albero di Natale vero o uno di plastica?

La questione è anche di sostenibilità ambientale (non solo di praticità): ecco alcune dritte per un Natale ecologico.

Lucine che non funzionano: che fare?

Le lucine che non funzionano non possono essere gettate nell’indifferenziato. Rientrano infatti nella categoria dei Raee, i Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. E vanno portati negli appositi centri di raccolta differenziata, che ci sono in tutti i comuni italiani o nei consorzi sovracomunali che li gestiscono. Una nota importante: le catene luminose vanno lasciati nei contenitori del raggruppamento R4 (apparecchi di illuminazione, piccoli elettrodomestici ed elettronica di consumo). Il Consorzio Ecolamp ha creato una App apposita per trovare il punto di conferimento più vicino: l’applicazione, scaricabile gratuitamente per dispositivi iOs e Android, si chiama “L’isola che c’è”. I rivenditori di addobbi natalizi elettrici di solito applicano anche la strategia dell’ ‘uno-contro-uno’. Ossia: se compro una luminaria nuova, mi viene ritirata quella non funzionante. Infine è bene ricordate che, dalla scorsa estate, i negozianti che hanno punti vendita dedicati alle apparecchiature elettriche maggiori di 400 metri quadri sono tenuti, per legge, al ritiro di piccoli oggetti elettronici (la loro lunghezza non deve superare i 25 cm) senza alcun obbligo di acquisto, né altri oneri, per il consumatore: gratuitamente. La misura può essere applicata anche da altri commercianti, ma facoltativamente.

Dilemma alberi: meglio quello vero o quello di plastica?

Cominciamo da una statistica, fotografata da Coldiretti/Ixe’: quasi 6 italiani su dieci (il 59 %) recuperano dalla cantina il vecchio albero sintetico. Il 10% rinuncia del tutto all’albero. Chi compra un abete naturale è la minoranza (circa il 30%), per questo Natale 2016.

Certo: avere un abete di plastica è più pratico da gestire e forse sporca meno, perché non rilascia gli aghi. Paradossalmente, tuttavia, è quello che inquina di più. Uno studio scientifico comparato, sempre di Coldiretti, del 2010, ha calcolato che il dispendio energetico di un albero di plastica (che solitamente arriva da un paese asiatico) è nettamente superiore a quello necessario per la produzione e la commercializzazione di un albero vero, cresciuto in loco. «Gli alberi di Natale di plastica prodotti soprattutto in Cina sono ottenuti - sottolinea il rapporto di Coldiretti - con materiali che comprendono anche varie leghe metalliche e plastiche tipo polivinilcloruro (PVC) e polietilene tereflalato (PET) e ciò comporta un notevole dispendio di energia, oltre ad essere fonte di inquinamento nel processo di produzione, durante il trasporto e per lo smaltimento».

Coldiretti ha calcolato anche i numeri di questo impatto ambientale. Per un albero finto si emettono complessivamente 23 chilogrammi di anidride carbonica. E poi c’è il trasporto (quasi novemila chilometri dalla Cina) e il problema dello smaltimento (servono oltre 200 anni prima che si degradi nell’ambiente). L’albero naturale coltivato in vivaio (e che poi finisce nel nostro salotto) brucia l’aria anidride carbonica ad effetto serra, con un bilancio energetico finale favorevole alla nostra salute: 47 grammi di anidride carbonica vengono ‘bruciati’ dalla pianta e quindi tolta dall’aria. E grazie alla fotosintesi ci restituisce ossigeno.

 

 

 

 

Sintetici Vs Veri Quali alberi di Natale inquinano di più?
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(fonte: Coldiretti 2010)

Se l’albero di plastica è inevitabile, per renderlo sostenibile, facciamolo durare il più possibile: Coldiretti ha calcolato che dovrebbe durare almeno 20 anni per ‘ammortizzare’ il dispendio di energia e di inquinamento che si porta dietro.

Come riciclare l’albero di Natale?

«La fine naturale degli alberi di Natale è nel compost. Così otteniamo buon concime per altre piantumazioni» ci spiega Andrea Poggio, del direttivo di Legambiente. «Chi compra abeti con le radici per re-impiantarli fa un’operazione ardua. Fattibile, per carità, ma molto difficile. La pianta fa fatica ad attecchire, specialmente se si abita in località dove i climi invernali sono ‘caldi’. Così come non è detto che funzioni se si cerca di piantumarli sulle Alpi o sugli Appennini, suo habitat naturale. Dipende da come l’albero è stato trattato prima, se è stato esposto a temperature troppo elevate, per esempio, oppure dalle condizioni delle sue radici. Il compost alla fine è la soluzione più pratica».

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