Ma a voi piacciono i “lavoretti”?

03 05 2017 di Alex Corlazzoli

Cuoricini di carta, portapenne fatti con le mollette da bucato, ciondoli di carta... A voi fa piacere ricevere queste (adorabili) cianfrusaglie confezionate, lo sappiamo, più dalle maestre che dai figli? Forse la manualità e la creatività dei bambini potrebbero essere orientate meglio

Chi di voi non ha a casa un portafoto di cartoncino rosso a forma di cuore o un grazioso bouquet di fiorellini coi bottoni colorati? Eccoli, son tornati. Con la festa della mamma rispuntano i lavoretti nelle classi di tutt’Italia. Di carta, di legno, di feltro, con i bicchieri di plastica. In oltre dieci anni tra i banchi ne ho visti di ogni genere: porta fiori con le mollette di legno dei panni; mestoli da cucina colorati; grembiuli con scritto “Ti penso” come se tutte le mamme dovessero stare solo in cucina; segna libri con la silhouette di mamma.

Di tutto e di più. È arrivato il momento di dire basta ai lavoretti per più di un motivo.

Il primo: il termine stesso, lavoretto, è diminutivo, sminuisce il lavoro di chi lo fa. Dire ad un bambino “facciamo un lavoretto” è riduttivo. I bambini fanno dei “lavori”, delle “opere”, non dei lavoretti.

Il secondo: chi fa i lavoretti? Spesso sono le insegnanti a metter mano a forbici, colla, cartoncino per tagliare, attaccare e fare in modo che alla fine Matteo possa portare a casa un “lavoretto” ben fatto. Non ho mai visto un cuore tagliato male eppure ancora oggi io faccio fatica a disegnarlo a mano libera.

Il terzo: a chi servono i lavoretti? Solo a mamma e papà. A maggio servono solo alle madri. A marzo ai padri. Nessun bambino quando arriva a scuola pensa al lavoretto da fare per la festa della mamma. Sono soprattutto le madri ad attendere questo inutile suppellettile che tocca le corde del cuore per qualche minuto.

Il quarto, il più importante: a scuola la lezione che un tempo chiamavamo “di disegno” oggi va sotto il nome di “arte e immagine”. In un Paese dove l’arte fa parte del nostro patrimonio fin da bambini, la scuola anziché educare alla bellezza, al riconoscere un artista, a prendere in mano un pennello e una tavolozza, a dipingere su una tela all’aperto, a ritrarre un compagno di classe o a scoprire l’arte del fumetto, cosa fa? I lavoretti.

Le manualità ridotta a ritagliare cartoncini e fiori è un’offesa alle nostre mani. Nelle mie classi mai fatto un lavoretto. Educazione all’arte e all’immagine è uscire nel parco del paese o ai fontanili per provare a fare Monet, imparando ad usare la mano per usare correttamente un pennello; imparando a usare gli occhi per vedere i colori nei vari momenti della giornata. Fare arte a scuola nelle mie classi è prendere una maglietta e rifare o ricreare il “tag” di Keith Haring o ancora in quinta andare alla ricerca di tigri e leoni sugli album delle figurine o sulle riviste per rifare Antonio Ligabue. Quest’anno con i miei alunni di dieci anni abbiamo fatto un percorso tra Lucio Fontana e Piero Manzoni grazie ai libri di “Corraini Edizioni” che spiegano anche ai più piccoli questi artisti.

Le mani le abbiamo usate per fare anche noi quei tagli alla Fontana su tele che abbiamo colorato. Altro che lavoretti: sono state vere e proprie opere d’arte. Immagino già le obiezioni di chi pensa ai bambini di sei, sette anni? Ma non è forse possibile rifare con un bambino di prima elementare “La ballerina” di Joan Mirò magari proprio per la festa della mamma (se proprio dev’essere) o “La nascita del giorno” sempre del pittore spagnolo?

È arrivata l’ora di boicottare i lavoretti!

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