Diritto all’aborto in Polonia: i perché della protesta

Le donne in Polonia scioperano da mamme, mogli e lavoratrici per far valere il diritto all'aborto. Ecco cosa sta succedendo

Le donne della Polonia, vestite di nero e con una gruccia in mano, scendono in piazza e protestano contro il loro Parlamento. In ballo, c’è una proposta di legge che, se passasse, vieterebbe quasi completamente l’aborto. Le prime manifestazioni sono cominciate alla fine di Settembre e sono culminate lunedì 3 ottobre, in quello che si è annunciato essere stato un ‘Black Monday’, un lunedì nero. Si sono astenute da tutto: non sono andate al lavoro, né a scuola. Non si sono occupate della casa, non della cura dei figli. Braccia incrociate su tutta la linea per far valere i propri diritti civili. Per solidarietà, la protesta ha contagiato anche altre piazze d’Europa: Berlino, Belfast e Dusseldorf. A Bruxelles, manifestazioni davanti al Parlamento europeo di circa 200 persone.

Ma cosa è successo?

Il parlamento polacco è guidato a maggioranza dal partito ultraconservatore ‘Diritto e giustizia’ (Pis) del leader Jaroslaw Kaczynski; a capo del governo c’è la premier Beata Szylo, dello stesso partito. La rabbia delle donne polacche è scoppiata quando la maggioranza parlamentare ha respinto una proposta di legge sostenuta dal gruppo politico della Sinistra Unita che chiedeva la liberalizzazione dell'aborto e ha deciso di continuare i lavori nelle commissioni parlamentari su un’altra proposta, portata da diversi movimenti conservatori e cattolici, supportata da 100mila firme e anche dalla Conferenza episcopale polacca. In questa si impone il divieto pressoché totale dell'aborto. Varsavia si è subito mobilitata sotto la sigla “Salviamo le donne” (Ratujmy kobiety), mentre sui social correva l’ashtag #czarnyprotest, ovvero protesta in nero.


Le immagini della protesta, in Polonia e in altri Paesi:

Credits: ANSA/AP

Migliaia di persone hanno invaso piazza del Castello reale, nella zona centrale di Varsavia, il 3 ottobre, per quello che è stato annunciato come 'Black monday' contro la nuova legislazione antiabortista su cui sta discutendo il Parlamento polacco

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Cortei a Piazza Zamkowy, Varsavia

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La protesta a Cracovia

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Qui siamo a Katowice, nella Polonia meridionale

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Vestite di nero anche a Wroclaw (Breslavia), quarta città polacca per popolazione

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Manifestazioni si sono svolte anche a Bruxelles, in Belgio

Credits: ANSA/EPA/OLIVIER HOSLET

Il corteo belga ha manifestato davanti alla sede del Parlamento europeo, in solidarierà con la protesta polacca

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Manifestazione a Budapest, Ungheria

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Altre piazze mobilitate per il Black Monday polacco: Dublino

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Solidaretà a #CzarnyProtest anche a Kiev, Ucraina

Perché la protesta?

Le donne chiedono il rispetto dei loro diritti civili. In piazza non ci sarebbe solo la sinistra, ma anche la destra. E anche gli uomini. «Vestiamo il nero del lutto e della rabbia verso un Paese che, vietando l’aborto, condanna le donne» ha spiegato sulle pagine di Repubblica la saggista polacca Kinga Dunin. «Questa legge ha una serie di ripercussioni sulla salute e sulla dignità della donna». Studentesse, casalinghe e impiegate si sono prese la giornata libera, lunedì 3 ottobre, seguendo l’esempio dello sciopero femminile del 24 ottobre 1975 in Islanda, quando le donne si astennero dal lavoro per dimostrare l'importanza del loro contributo alla società. Il Black Monday ha raccolto cortei e manifestazioni in oltre 50 città.

Quale legge è in vigore oggi?

Oggi nel Paese è in vigore una legge ‘di compromesso’ - che è fra le più restrittive d’Europa - che permette l'aborto in caso di stupro (solo entro la 12/ma settimana di gravidanza), di malformazione del feto e quando la gravidanza mette in pericolo la vita della donna. Vi è quindi un diritto all’aborto, ma è vincolato a questi pochi casi. Le donne che vogliono abortire o si rivolgono a cliniche illegali o, se possono permetterselo economicamente, vanno all’estero. Di qui, l’altro simbolo di questa protesta: la ‘gruccia’ appunto, che indica il ricorso all’aborto illegale. L’attuale proposta di legge - che richiederà due passaggi parlamentari prima di entrare in vigore - permetterebbe l’interruzione di gravidanza solo nel caso in cui sia necessaria per salvare la vita della madre: non sarà possibile farlo più per la malformazione del feto o in caso di stupro. Verrebbe poi aumenta da due a cinque anni di carcere la pena per chi procura aborti illegalmente o per chi decide di averli.

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