Faccio male a mettere foto e video in Rete?

30 09 2016 di Flora Casalinuovo
Credits: Olycom

Ottobre è il mese della sicurezza informatica. Ma solo 4 italiani su 10 sono consapevoli delle conseguenze che possono avere i video, le foto e i testi che si postano. Gli esperti spiegano l’uso corretto del web

Internet, social, privacy. Nelle ultime settimane sono argomenti sulla bocca di tutti, spinti da inquietanti casi di cronaca. Prima il suicidio di Tiziana Cantone che si è tolta la vita dopo la diffusione di video hot girati con il fidanzato. Poi le 17enni che filmano l’amica vittima di violenza, e invece di aiutarla postano il video su WhatsApp.  Infine il furto di 500 milioni di account Yahoo (che è avvenuto in realtà nel 2014, ma di cui si è saputo solo pochi giorni fa). Vicende che fanno discutere alla vigilia di un appuntamento da ricordare: ottobre è il mese europeo della sicurezza informatica. Ma ci si può davvero difendere in Rete?

Il web è una risorsa preziosa, però...

Siamo nell’era del feudalesimo digitale. Lo dicono gli esperti dei social media. Le multinazionali del settore tecnologico, da Google a Facebook, hanno un potere incontrastato. «Influiscono sul quotidiano. E sul futuro» spiega Davide Bennato, docente di Sociologia dei media digitali all’università di Catania. «Possiedono i nostri dati: anagrafici, gusti, preferenze che postiamo sul nostro profilo. Li rigirano ad altre aziende (di abbigliamento, cibo, etc), che così sanno tutto di noi e ci propongono sul web pubblicità mirate. Siamo davanti a perfette macchine da marketing che mettono a rischio la privacy. Le big di Silicon Valley usano questi dati anche per elaborare algoritmi informatici. Il più famoso è EdgeRank di Facebook che decide le notizie più importanti che appaiono in bacheca. Così sulla propria pagina Facebook ognuno ha un mondo personalizzato, abitato quasi esclusivamente da chi ha le stesse idee politiche. E questo porta a non accettare più differenze e scambi di opinioni». Non solo. Gli algoritmi serviranno per creare programmi sempre più intelligenti, come il software per l’auto che si guida da sola. Un meccanismo che avrà ricadute anche sull’economia. «È sbagliato però fomentare allarmismi» conclude Davide Bennato. «Il web è una risorsa preziosissima: va solo utilizzata con razionalità, ricordandosi che quando si posta o si compra online stiamo anche  mettendo in piazza i nostri dati».

Prendiamoci tempo per riflettere

Secondo una ricerca di Altroconsumo, solo 4 italiani su 10 sono davvero consapevoli di quello che fanno online. «Il web spinge ad agire, ad accantonare il pensiero» dice Alessandro Curioni, esperto di sicurezza informatica e autore della guida Come pesci nella rete-Guida per non essere le sardine di Internet (Mimesis). «Il settore, poi, corre veloce e sul mercato arrivano software e app che magari presentano della falle perché non sono stati testati per il tempo necessario. Allora diamoci un comandamento: prendere tempo. Per leggere tutto il testo delle mail, comprendere i link, capire i regolamenti dei siti. Soprattutto se parliamo di privacy: cambiamo spesso le password, quelle più critiche ogni 3 mesi. Massima attenzione anche ai social: acconsentire a tutto è follia. Dopo l’acquisizione di WhatsApp da parte di Facebook, per esempio, con l’aggiornamento dell’app viene chiesto di condividere i dati con il nostro profilo Facebook. Tenerli separati è forse meglio».

Attenti alle tracce

Gli ultimi casi di cronaca confermano che il grande tranello 2.0 riguarda soprattutto foto e video. «Crediamo che lo schermo del pc ci nasconda e renda meno gravi le nostre azioni» dice Claudio Telmon, membro del comitato direttivo dell’Associazione italiana per la sicurezza informatica. «Sbagliato: ogni immagine messa in Rete rimane lì quasi per sempre ed esce dal nostro controllo. Se mando uno scatto a un amico con WhatsApp, lui può salvarlo sul cellulare e farne ciò che vuole. Certo, esiste il diritto all’oblio, di chiedere al web di rimuovere il materiale che ci riguarda. Ma i contenuti vengono cancellati sui motori di ricerca, non sui siti dove sono comparsi».

Le alternative ci sono

Allora c’è un modo efficace e non pericoloso per muoversi online? Sul fronte dei motori di ricerca si può provare Duckduckgo (duckduckgo.com) che non traccia la navigazione. I social network da provare sono Snapchat, Telegram e Signal: nei primi 2 casi video e messaggi si autodistruggono dopo poco tempo, mentre la terza app ha un meccanismo a prova di hacker che rende le conversazioni super protette. Ma l’esperto di sicurezza Alessandro Curioni avverte: «In Rete rimane sempre una traccia, anche sottile, dei contenuti».

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