Tania Cagnotto, la regina dei tuffi

29 07 2015 di Alessia Cogliati
KAZAN, RUSSIA - JULY 28:  Tania Cagnotto of Italy competes in the Women's 1m Springboard Diving Final on day four of the 16th FINA World Championships at the Aquatics Palace on July 28, 2015 in Kazan, Russia.  (Photo by Adam Pretty/Getty Images)
KAZAN, RUSSIA - JULY 28: Tania Cagnotto of Italy competes in the Women's 1m Springboard Diving Final on day four of the 16th FINA World Championships at the Aquatics Palace on July 28, 2015 in Kazan, Russia. (Photo by Adam Pretty/Getty Images)

 

KAZAN, RUSSIA - JULY 28:  Tania Cagnotto of Italy competes in the Women's 1m Springboard Diving Final on day four of the 16th FINA World Championships at the Aquatics Palace on July 28, 2015 in Kazan, Russia.  (Photo by Adam Pretty/Getty Images)
KAZAN, RUSSIA - JULY 28: Tania Cagnotto of Italy competes in the Women's 1m Springboard Diving Final on day four of the 16th FINA World Championships at the Aquatics Palace on July 28, 2015 in Kazan, Russia. (Photo by Adam Pretty/Getty Images)



Tania Cagnotto ce l’ha fatta. Con un tuffo bellissimo ha vinto la medaglia d’oro ai Mondiali di Kazan nel trampolino da 1 metro. Un riconoscimento che all’Italia mancava da 40 anni, quando nel 1975 sul podio dei mondiali di Cali, in Colombia, salì Klaus Dibiasi.

Per l’azzurra questo è il primo oro iridato dopo il bronzo nel 2011 a Shangai e l’argento nel 2013 a Barcellona.

«Era uno dei miei sogni nel cassetto» ha detto. «L’altro vedremo a Rio». La 30enne bolzanina, la più grande tuffatrice italiana di sempre, l’unica ad avere in bacheca sette medaglie mondiali, ha finalmente battuto le cinesi. Qualche giorno fa ho letto una sua intervista a Repubblica in cui diceva: «Si allenano 14 ore al giorno da quando hanno 4 anni, non vanno a scuola, vengono rimpiazzate alla prima défaillance e non possono avere una vita privata: è giusto che almeno vincano, no?».

E, invece, no. A vincere questa volta è stata lei, la regina dei tuffi.

Appena ha capito di aver superato la cinese Shi Tingmao per 1,65, Tania si è coperta il viso con le mani ed è scoppiata a piangere. Ha tirato fuori lo stress per la notte insonne, le delusioni passate, la felicità di aver conquistato un oro a fine carriera. Ha già annunciato, infatti, che lascerà il trampolino dopo le Olimpiadi di Rio. Senza ripensamenti.

L’ho intervistata una volta Tania, 11 anni fa, quando lei aveva solo 19 anni e, al telefono, mi era sembrata timida e riservata. Allora mi aveva spiegato come si preparava agli appuntamenti importanti.

«Prima di una gara mi piace stare da sola» mi aveva detto. «Ripasso con la mente i movimenti che dovrò eseguire, mi rilasso, cerco di dosare emozione e adrenalina. Questa disciplina mi ha insegnato a non arrendermi di fronte alle difficoltà, ad affrontare la vita con umiltà. A dicembre ero in un periodo di crisi, lo studio mi pesava e non riuscivo più a conciliare scuola e lavoro. Ma ho tenuto duro. Un grande aiuto è arrivato da mamma e papà che mi hanno sempre detto di fare tutto solo con il sorriso sulle labbra. Per me è un grande sollievo perché mi stimola a prendere le cose un po’ meno sul serio».

Con quel sorriso, ancora un po’ rotto dal pianto, è salita sul podio sotto gli occhi del papà, campione e allenatore. E ha fatto venire i brividi a tutta l’Italia. Brava Tania!

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