Telecamere in nidi e asili: sì o no?

01 08 2016 di Lorenza Pleuteri
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Il nuovo caso di maltrattamenti in un nido di Milano ci fa ancora chiedere: è giusto installare le telecamere nei nidi, negli asili e negli ospizi? Il Garante per l’infanzia e il Garante per la privacy la pensano diversamente: perché? E a che punto siamo con la nuova legge?

L’ennesimo caso di maltrattamenti in un asilo nido (questa volta a Milano), dove sono intervenuti i carabinieri, riporta all’attenzione il tema dell’installazione delle telecamere nei nidi, negli asili e anche negli ospiziTelecamere di sorveglianza sì o no? Proprio in questi giorni sulla piattaforma change.org si sono raccolte 104mila firme a favore dell'installazione. E sulla pagina Facebook creata ad hoc da alcuni genitori si sono già iscritte 50mila persone. Intanto in Parlamento sono in corso le audizioni, in attesa dell'approvazione della legge.

Al via le audizioni in Parlamento

La Garante per l’infanzia e l’adolescenza dà il via libera. Il Garante per la privacy frena, ricorda limiti e paletti e raffredda l’entusiasmo di chi dava tutto già per fatto. Davanti ai deputati delle commissioni Affari costituzionali e Lavoro – chiamati a discutere le proposte di legge sull’installazione di sistemi di videosorveglianza nelle scuole per i più piccoli e nelle strutture per anziani, disabili e under 18 – si incrociano pareri e posizioni di diverso segno.

Il sì della Garante per l’infanzia

Dalla Garante dell’infanzia, Filomena Albano, arriva il sì agli “occhi elettronici”, in particolare nei luoghi dove si ospitano neonati e bimbi, purché le riprese siano accessibili solo alle forze di polizia, su autorizzazione dell’autorità giudiziaria e su segnalazione di soggetti legittimati. “Il fine – ripete – è la tutela dell’interesse supremo dei minori, che è superiore a tutti gli altri, con un bilanciamento tra la loro sicurezza e la loro riservatezza. I bambini – ricorda – sono gli unici testimoni dei maltrattamenti subiti da loro stessi o dai compagni. Ricostruire i fatti richiede accertamenti complicati”. E, ancora: “Non dobbiamo farci troppe illusioni. I mezzi tecnologici si evolvono, ma è difficile controllare tutto. Nelle strutture resterebbero angoli bui e spazi inaccessibili”.

Prevenzione e qualità al prino posto

Certo, allarga il discorso, “prima ancora bisogna agire in prevenzione, con una adeguata formazione degli operatori del settore e con costanti percorsi di aggiornamento professionale, l’innalzamento verso l'alto gli standard di qualità, un adeguato rapporto numerico educatore-bambini e un rafforzamento del patto di fiducia tra famiglie e scuola”..

Il Garante per la privacy: “Le telecamere non risolvono tutto”

Su questi aspetti batte anche il Garante per la privacy, Antonello Soro, che spiega di condividere le preoccupazioni di genitori e parlamentari e riconosce che manca una disciplina specifica. Il Garante precisa di avere “qualche diffidenza per le scorciatoie tecnologiche” quando diventano una “esclusiva risposta ai problemi complessi”. Telecamere e tecnologia, insiste, “non risolvono tutto”, come già ci spiegava qui un altro esperto, il pedagogista Daniele Novara.

Le telecamere falsano il rapporto tra bambini e insegnante

Inoltre, continua, “va presa in considerazione la necessità di salvaguardare il naturale rapporto tra educatori e bambini”: se un insegnante sapesse di essere costantemente sorvegliato, argomenta, la relazione con i piccoli a lui affidati potrebbe diventare “falsata e artificiosa, non spontanea e non libera”. Poi, concorda Soro, le soluzioni vanno cercate: c’è “la necessità di trovare nuovi equilibri. Però nessuna legge, a suo parere, potrà essere sganciata da due cardini del nostro ordinamento, la proporzionalità e la ragionevolezza. “La raccolta indiscriminata, indifferenziata e massiva di immagini, anche se criptate, è eccedente rispetto a questi principi”.

Investire sulla formazione

Le telecamere, sempre a detta del Garante per la privacy, sono “legittimabili in singoli casi concreti, a fronte di rischi specifici”. Sarebbero invece fuori misura ogni volta che la protezione di bimbi e persone vulnerabili si può garantire “con mezzi meno invasivi”. “In questo senso – precisa Soro, qui in sintonia con la collega Albano – sono da condividere le proposte di legge che puntano in primo luogo a investire nei livello di formazione degli operatori, a introdurre meccanismi di controllo più articolati ed efficaci e a ridefinire gli standard organizzativi”.

Numero oscuro di reati sommersi

Le audizioni dei due interlocutori istituzionali rivelano altri aspetti. Nel resto dell’Unione europea non ci sono norme specifiche in materia, come sottolinea Soro. Garanti e deputati – posto che anche un solo abuso su un bambino o su un vecchio sarebbe troppo - non hanno a disposizione statistiche ufficiali sui casi di maltrattamenti, vessazioni e violenze emersi nel corso degli anni in asili, scuole, ospizi, comunità protette. “La raccolta di questi dati – si giustifica la Garante per l’infanzia, in carica da pochi mesi – non è semplice e si limiterebbe agli episodi noti. Farò una verifica – garantisce – e comunicherò i risultati. Sarebbero comunque parziali. Non abbiamo la minima percezione dei reati sommersi”.


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