Nudi, spiati, venduti su qualche sito per poche decine di euro, violati come se qualcuno si fosse messo a guardare le nostre intimità dietro il buco della serratura. L’ultimo caso è a L’Aquila, dove un intero condominio è stato spiato regolarmente. A scoprire una delle micro camere, una delle studentesse che vive in affitto in uno degli appartamenti. La giovane si è accorta di uno strano riflesso nello specchio del bagno che, in realtà, celava una delle microcamere. I magistrati indagano per interferenze illecite nella vita privata e, al momento, procedono contro ignoti. Bisognerà attendere le indagini della polizia per risalire a chi, fisicamente, ha piazzato le microcamere negli appartamenti, riconducibili tutti ad un unico proprietario: un cinquantenne aquilano. Non è escluso però che a installare i dispositivi possa essere stato qualcun altro, visto che l’immobile è stato recentemente oggetto di ristrutturazione. Da stabilire poi anche l’utilizzo che di quelle immagini possa essere stato fatto, se sono state registrate o addirittura diffuse magari in qualche social o sito internet, all’insaputa degli inquilini. Un’indagine complessa che rischierà ora di coinvolgere molte altre persone.
Il caso di Stefano De Martino
Per non parlare di quanto è successo l’estate scorsa a Stefano De Martino. Il conduttore televisivo si è scoperto protagonista di un filmato molto privato, rubato dalle videocamere di sicurezza dell’abitazione della sua compagna Caroline Tronelli e messo online. Quello che ancora non sapevamo, però, è che video simili circolano sul web, e ritraggono il più delle volte persone normali, come noi. Nelle stanze di casa, in una camera d’albergo, in palestra, persino dal dottore.
Telecamere e webcam nascoste
C’è dell’incredibile nel racconto di Sara, la chiameremo così, che ha scoperto di essere osservata da un occhio elettronico nella cabina di una doccia di uno stabilimento balneare, in pieno agosto. Roba che se non lo avesse messo nero su bianco, aggiungendo nome e cognome, in un forum di Federprivacy, stenteremmo a credere a quel che racconta.
«Mi è capitata una cosa inaudita» scrive. «Mentre facevo la doccia nella cabina chiusa ho notato un piccolo oggetto incastrato tra le piastrelle, sopra il soffione. Mi sono avvicinata e il sangue mi si è gelato: era una webcam. Sono rimasta paralizzata per qualche secondo, poi ho fatto delle foto col telefono, l’ho tolta e sono corsa via».
Video privati online, un business in crescita
Non è la sola, purtroppo. Decine di persone si sono riconosciute in video privati che erano online, a settembre, dopo che Yarix, centro di competenza per la cybersecurity di Var Group, una società che si occupa della digitalizzazione delle imprese, ha stanato un sito che pubblicava le riprese delle telecamere private di mezzo mondo: erano 150 quelle provenienti dall’Italia.
Il link al portale circolava su un gruppo Telegram, l’accesso costava da 20 a 575 dollari, e altre piattaforme simili sono venute fuori nei giorni successivi. «I contenuti provenivano da abitazioni, studi medici o centri estetici. Chi atterrava sul sito poteva visionare le preview di ogni webcam, per farsi un’idea di ciò che trasmetteva e, se interessato, poteva acquistare l’accesso diretto alla camera, per guardarla in ogni momento» spiega Diego Marson, Chief Technical Officer di Yarix.
Un vero business e per di più in continua crescita, dove la merce in vendita sono momenti di intimità quotidiana di persone qualunque, rivela l’avvocata esperta di privacy Marisa Marraffino. «Oggi la richiesta di questo tipo di immagini è altissima, fa il paio con il fenomeno Onlyfans, o con quello della vendita di biancheria intima usata sui siti di second hand.
La radice è comune: c’è più gusto a vedere immagini di donne reali che non attrici o pornostar. È un po’ come spiare la vicina di casa dalla finestra, mentre si spoglia in camera sua: è più eccitante. La cosa forse più inquietante» conclude l’avvocata «è che spesso questi materiali non finiscono nel dark web, ma su siti accessibili a tutti, che si possono raggiungere con qualche ricerca».
Telecamere casalinghe e webcam a rischio
La stragrande maggioranza dei circuiti di provenienza dei video pubblicati sulla piattaforma scovata da Yarix proveniva da impianti “casalinghi”, magari comprati online al costo di 20-30 euro. Installati in pochi minuti in un piccolo centro sportivo per prevenire furti negli spogliatoi, o nelle stanze di casa, per controllare il bebè che dorme in cameretta, o il gatto quando si è al lavoro, senza che nessuno prendesse magari in considerazione il fatto che quelle webcam sono come porte spalancate.
Nessun dispositivo collegato alla rete, che sia un pc o uno smartphone è immune da hacker, ripetono gli esperti, ma la leggerezza con cui li attiviamo ci espone a rischi alti.
«Per sentirci blindati dovremmo utilizzare sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso, come quello dei citofoni, che viaggiano su cavi e non su rete wireless, ma questo certo non ci permetterebbe di monitorare la casa dallo smartphone.
Precauzioni per evitare di essere spiati
Possiamo però, almeno simbolicamente, chiudere la finestra, attivando qualche precauzione. E se non vogliamo rivolgerci a un professionista o a un amico che ne sa più di noi, dovremmo ricordarci almeno di usare una password forte, evitando di piazzare le webcam nelle stanze sensibili» spiega il presidente di Federprivacy Nicola Bernardi, che di recente ha scritto il libro Smetti di farti spiare, difendi la tua privacy (Mondadori Università). Resta il nodo dei luoghi altri, dove chiunque può posizionare in pochi minuti una minicamera, e spiare chi gli pare, come è successo a Sara. «Non è un’ipotesi così remota, è la ragione per cui consiglio sempre, quando si entra per esempio in un B&b, di fare una ricerca a luce spenta, puntando la luce dello smartphone in luoghi strategici. Se ci sono occhi elettronici riflettono il fascio» continua l’esperto.
Denunciare chi ruba e diffonde immagini private
A Sara è bastato alzare gli occhi per scoprire l’intrusa. Fortuna o attenzione, ha contattato un avvocato e gli ha raccontato tutto, ha sporto denuncia contro ignoti alla Polizia postale, ma lo schifo e l’inquietudine le restano attaccati addosso, e chissà per quanto tempo. «Ho ancora paura di essere stata filmata, e magari pubblicata su qualche sito web a mia insaputa, ma so che devo agire». Già, denunciare è fondamentale, perché i reati contestati a chi ruba e diffonde immagini private sono puniti con pene severe, ma non sono perseguibili d’ufficio. E comunque, risalire agli autori del reato, partendo da domini che sono registrati dall’altra parte del mondo, non è semplice, anche se non impossibile.
Violare una webcam non è un affare da hacker
Nel frattempo, tuteliamoci sapendo che ogni camera accesa, anche quella del pc, è una finestra aperta sulla nostra vita, da proteggere e chiudere. «Di recente è stato scoperto un virus dal nome Stealerium. Una volta installato sul pc era in grado di monitorare le ricerche sul web e attivare la telecamera se l’utente visitava siti porno, per filmarlo e ricattarlo» dice Bernardi. «E poi, violare un dispositivo o una connessione non è più solo affare per hacker professionisti, anche apprendisti spioni oggi possono trovare in rete le informazioni che servono.
Non mi meraviglierei se domandando a ChatGpt come fare intrusione in un sistema di videosorveglianza domestico o nella camera dello smartphone mi spiegasse, passo dopo passo, come arrivarci».
Come difendersi subito
«L’unico apparato realmente sicuro da intrusioni è quello spento» premette Diego Marson. «Qualche accorgimento però può rendere più sicure le camere di sorveglianza domestiche, e anche gli altri dispositivi»:
- Cambia la password rilasciata dal costruttore, con una “forte”, che non sia 1234.
- Inserisci l’identificazione a due fattori per accedere alla App di controllo. Chi ruba contenuti domestici come quelli comparsi sul sito oscurato, pesca quelli dove è più facile entrare.
- Aggiorna app e sistemi operativi. Anche i produttori di webcam dovrebbero rilasciare aggiornamenti periodici, controlla e installali almeno quattro volte l’anno.
- Fai attenzione a cosa compri: i produttori affidabili hanno un sito ufficiale con una sezione sull’aggiornamento dei prodotti, dove indicano la data di rilascio dell’ultimo up-to-date.
- Controlla gli accessi dalla app della webcam (come dalle altre app): scoprirai se qualcuno è entrato (a meno che non sia così bravo da non aver lasciato tracce).
- Chiama un tecnico se hai dubbi, o se noti qualcosa di strano nel funzionamento: potrà capire se il sistema è stato forzato.