Una coinquilina matta, un ex, un datore di lavoro senza il senso del limite. Ognuno di noi ha una storia che va forte a tutte le cene con sconosciuti, che ormai si racconta da sola e anche dopo anni non smette di far ridere. Da questo nasce l’ultimo trend che spopola sul web, una serie di video in cui ci si prepara per registrare un ipotetico documentario. Il punto di partenza è semplice: se c’è un insegnamento che si può trarre dal successo di Netflix è che non serve una storia unica per creare un documentario infallibile, ma solo saperla raccontare. Anzi, più l’episodio è comune e comprensibile a tutti, più si è portati a catturare l’interesse.

@jules_hdb I will explain this with my @Jacquemus bag in front of the camera when I’ll have it #fyp ♬ On a Mission – Duomo

Prepariamoci al documentario: basta una storia per sentirsi registi

Così, negli ultimi giorni, a partire dalla frase «Preparandomi per il documentario su…», ecco che sempre più persone selezionano gli episodi più chiacchierati delle loro vite. Il sottofondo è lo stesso in ogni video, ovvero la traccia neoclassica On a Mission di Duomo, il compositore della versione Bridgerton di Wildest Dreams (che sui social la musica classica sia amatissima ormai è cosa nota). Un brano che crea suspance grazie al suono incalzante dei vinili, e ricorda le colonne sonore immersive tipiche dei docufilm che ci hanno tenuti incollati allo schermo per ore.

Dall’ascesa di Wanna Marchi al caso Anna Delvey, le serie a cui abbiamo dedicato ore del nostro tempo e di cui ancora parliamo sono nate da storie che potevano essere un reel o una chiacchierata al bar. Finché qualcuno, con ragione, non ci ha visto la possibilità di andare oltre: aggiungendo un’intervista che fa cambiare prospettiva, un dettaglio di cui qualcuno si è ricordato anni dopo che può mettere in dubbio ogni cosa, una ripresa fatta così bene da farci sentire parte del plot.

Diventare famosi grazie a una chiacchiera da bar

A pensarci bene, quel qualcuno potremmo essere noi: non è grazie a una storia apparentemente banale che tantissime persone sono diventate famose online? Penso al video di Valentina Cabassi, in cui tra una riga di eyeliner e una passata di mascara racconta come il brano Superclassico sia il racconto dell’inizio della sua storia col rapper Ernia. O il viralissimo video di Eleonora Arcidiacono, da cui è nata una discussione durata giorni, un racconto di una brutta serata passata a un party per influencer. Basta un racconto veritiero per intrattenerci, ancora meglio se corale: per questo spopolano i podcast fatti da coppie o gruppi di amiche, come Forse Quelle2, Perfette Sconosciute o Amo Ape?. Per questo, a meno di due settimane dal primo video nato con questo format le idee del web si sono moltiplicate.

Che da questi reel e TikTok divertenti possano nascere veri e propri documentari è da escludere. Al massimo, per i più bravi a catturare l’interesse della community con una sola frase, possono nascere video racconti a puntate. Comunque, la risposta di Netflix non si è fatta attendere e il colosso delle docuseries ha ironizzato online chiedendo al pubblico: «E ora, come dovremmo fare a creare tutti questi documentari?».

Una cosa è certa: noi, almeno due o tre di quelli trovati nella home, li guarderemmo di sicuro.