La scuola? La vorremmo così

17 04 2016 di Isabella Fava
Credits: Giovanni Maria Pizzato
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Prendi 350 ragazzi dai 10 ai 15 anni. Mettili insieme per 12 ore. E chiedi loro come cambierebbero aule e lezioni. È ciò che ha fatto a Treviso H-Farm, società che lancia start up. Noi abbiamo raccolto le proposte più sorprendenti

“Don’t disturb: I’m reshaping my future”. Le T-shirt dei 350 ragazzi dai 10 ai 15 anni che si sono riuniti a H-Farm, la Silicon Valley italiana che si trova a Roncade (Tv), parlano chiaro: “Non disturbare. Sto riprogettando il mio futuro”. Sono arrivati dal Veneto, ma anche da Milano, Ferrara, Roma, Trapani con un obiettivo: costruire la loro scuola ideale, la scuola del futuro.

In un hackathon, una gara di idee, che li terrà impegnati tutto il giorno. Materiali a disposizione: matite, fogli, lavagne di plastica, post-it, iPad e pc. Per lavorare meglio, vengono riuniti in gruppi di 7-8 persone, e sono seguiti da un tutor. In mano hanno una scheda con 3 domande: cosa vorrei tenere della mia scuola? Cosa vorrei cambiare? Come posso realizzare la mia idea?

PROF GIOVANI «A me manca la voglia di studiare» dice Emma, 15 anni di Mestre, occhi azzurri e lunghi riccioli castani. «Perché i professori non ci fanno piacere la materia» racconta. «Se, per esempio, nella fisica ci fosse un approccio diverso sarebbe tutto più interessante». Sì, ma come? Interviene Marta, 13 anni, di Dossan (Tv): «Vorremmo lezioni più divertenti, con film, lavori di gruppo, insegnanti madrelingua. I professori invece spesso non interagiscono con noi direttamente. Ci conoscono poco». Sole, 14 anni, di Padova si fa portavoce del suo gruppo: «Noi abbiamo diviso i professori in categorie a seconda dell’età: i più giovani dovrebbero occuparsi di ginnastica, inglese e delle materie tecnologiche; quelli meno giovani di matematica, storia, italiano e scienze; i più anziani di religione».

LABORATORI AL POSTO DELLA GITA AL MUSEO La frase più ricorrente? “Che barba le ore seduti al banco”. I ragazzi vorrebbero che le lezioni di italiano si tenessero in biblioteca, quelle di biologia nelle serre «dove si coltivano i frutti che poi si mangiano anche a merenda». Le gite? Una alla settimana, magari per imparare a fare qualcosa con le mani e non sempre nei musei. E, una volta all’anno, tutti al mare.

LEZIONI TENUTE DAGLI STUDENTI In tanti pensano che i professori abbiano bisogno di studiare. Con l’aiuto degli stessi alunni. «La maggior parte dei prof ha una mentalità antica» spiegano Filippo, 14 anni, di Piove di Sacco (Pd) e Giulia, 15, di Legnano (Mi). «Hanno il registro elettronico e non sanno usarlo». Aggiunge Giaime, 14, di Arese (Mi): «Potremmo insegnare loro come funzionano i social network e un po’ di informatica». E sono tutti d’accordo che servono più tablet e meno libri, più Lim e banchi touch dove fare le verifiche. Qualcuno ipotizza persino una webradio per seguire da casa le lezioni.

MATERIE PERSONALIZZATE C’è chi desidera imparare a parlare in pubblico «perché poi alle interrogazioni davanti alla classe fai brutta figura» continua Sole di Padova. I più visionari, che hanno deciso di chiamarsi “Gli illuminati”, propongono che «ogni ragazzo abbia il proprio avatar, come nei videogiochi. Un personaggio virtuale che si muove in ambienti ricostruiti in 3D: nel palazzo del Re Sole per ripassare storia e tra le cascate del Niagara se si studia geografia». Le lezioni? Personalizzate. Con alcune materie obbligatorie e altre a scelta, per esempio musica e robotica, per sviluppare i propri interessi: lo propone il gruppo “Wait our Wave”. Mentre il modello della band “H-indecisione” è «un quaderno delle idee dove scrivere quello che vorresti imparare, i corsi da frequentare a piacimento e i recuperi».

BOSCHI PER RILASSARSI I tablet e i computer dei ragazzi si animano con costruzioni futuristiche realizzate con Minecraft, una specie di Lego virtuale. Qualcuno usa sketch up, un software che permette di fare modelli in 3D. Come Cosimo, 11 anni, di Milano. Insieme al suo team ha realizzato la pentagono-school, con vetrate e corridoi panoramici e un edificio al centro: «Qui i bambini che vengono da lontano possono dormire». Tutti o quasi sognano più spazi verdi: boschi in cui passeggiare tra una lezione e l’altra e giardini esotici con le palme «così, se la giornata non è proprio delle migliori, puoi sederti a pensare e ritrovare la pace».

UNA “STANZA DELLA RABBIA” «Noi abbiamo immaginato un’aula con il biliardino e tanti pouf, dove rilassarci, ripassare prima di una verifica, e perfino sfogarci dando un calcio al pallone se abbiamo preso un brutto voto e siamo arrabbiati» racconta Olivia, 11 anni, di Ferrara. Niente sabato in classe. E l’inizio posticipato alle 10, suggerisce il gruppo dei “School makers”: «A quell’ora il cervello è più attivo». Pazienza se poi si rimane fino al pomeriggio. Anzi, meglio. «Perché la scuola deve essere concepita come uno spazio di aggregazione e non solo di studio».

TANTO SPORT PER TUTTI Campi da calcio, da basket, da tennis, da cricket e perfino una piscina con la cascata. I “Red Panthers” la palestra la vorrebbero con il pavimento riscaldato, il wifi per giocare a Wii Sport e una parete dove praticare gli “sport estremi”. Insieme alla piscina all’aperto, “Gli avanzati” propongono un recinto con gli animali trovatelli «di cui si occupano ogni mattina gli alunni portando loro da mangiare».

IL BANCO-FRIGO E LA SPA Non mancano le comodità: il progetto dei “Boy Gamer” comprende «sedie in pelle che ti fanno il massaggio, un banco con le cuffie per la musica e un minifrigo per tenere in fresco la merenda». Mentre le “Divergenti”, 7 ragazze dai capelli lunghi dicono: «Oltre a un corso di hairstyling e makeup, abbiamo immaginato una Spa».

<p><b>UN PROGETTO PER IL FUTURO </b></p><p>Perché un hackaton sulla scuola? «Abbiamo deciso di chiedere ai ragazzi di suggeririci come vorrebbero studiare. Perché loro sono i <b>protagonisti</b>» spiega Carlo Carraro, Head of education di H-Farm e del progetto H-Campus. Insieme a Riccardo Donadon, fondatore e amministratore delegato di H-Farm, Carraro sta lavorando a una nuova idea di scuola, un <b>campus innovativo </b>dai 3 anni fino ai master universitari «per far liberare e crescere i talenti» dicono.</p><p>«Con un apprendimento attivo, non passivo, dove non ci sono le classi e i professori sono veri e propri <b>coach</b>» puntualizza Carraro. Lezioni in inglese, tanta tecnologia, ma anche arte e letteratura. Lo scopo non è fornire nozioni, quanto «imparare a saper fare, lavorare in gruppo e avere fiducia in se stessi.<b> Competenze orizzontali </b>applicabili a qualsiasi ambito. Perché questo si richiede nel futuro» conclude Donadon.</p>

UN PROGETTO PER IL FUTURO

Perché un hackaton sulla scuola? «Abbiamo deciso di chiedere ai ragazzi di suggeririci come vorrebbero studiare. Perché loro sono i protagonisti» spiega Carlo Carraro, Head of education di H-Farm e del progetto H-Campus. Insieme a Riccardo Donadon, fondatore e amministratore delegato di H-Farm, Carraro sta lavorando a una nuova idea di scuola, un campus innovativo dai 3 anni fino ai master universitari «per far liberare e crescere i talenti» dicono.

«Con un apprendimento attivo, non passivo, dove non ci sono le classi e i professori sono veri e propri coach» puntualizza Carraro. Lezioni in inglese, tanta tecnologia, ma anche arte e letteratura. Lo scopo non è fornire nozioni, quanto «imparare a saper fare, lavorare in gruppo e avere fiducia in se stessi. Competenze orizzontali applicabili a qualsiasi ambito. Perché questo si richiede nel futuro» conclude Donadon.

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