Pizza-Napoli-pizzaiolo

Tutti vogliono la pizza patrimonio dell’Unesco

Il piatto simbolo del made in Italy è candidato a entrare nella lista dei Patrimoni dell'umanità. Merito del milione di firme raccolto dai napoletani. E pazienza, dice lo scrittore Flavio Pagano, se fa venire la pancia (agli uomini) e la cellulite (alle donne)

La missione dell’Unesco non si esaurisce nella tutela e valorizzazione dell’arte e dei luoghi naturali di tutto il mondo. Nei suoi eletti elenchi figurano anche eccellenze più mistiche, quelle che appartengono cioè al cosiddetto patrimonio immateriale dell’umanità. E, udite udite, sta forse per entrare a farne parte una delle arti più antiche e celebri del made in Italy: quella dei pizzaioli (qui la notizia della candidatura).

Impasto, volteggio, condimento e cottura del disco di acqua e farina più famoso del mondo hanno prevalso nelle "eliminatorie" su concorrenti agguerriti come la Perdonanza celestiniana (festa religiosa istituita nel 1294 da papa Celestino V che si tiene ogni anno all'Aquila) che ha avuto due handicap. Il primo è che nessuno sa cosa sia. Il secondo è che i napoletani – popolo disunito in tutto tranne che a tavola – ha, come si dice oggi, “fatto sistema”, raccogliendo quasi 1 milione di firme di scatenati sostenitori e fan della pizza.

Un plebiscito che farebbe girare la testa a qualunque promotore di referendum... Del resto, quello che andiamo (forse) a premiare col sigillo dell’Unesco è il simbolo del trionfo universale della cucina italiana.

Responsabile spesso di quegli adorabili cuscinetti che adornano il corpo femminile, o che conferiscono maestosità al ventre maschile, la pizza è un pasto completo, ma anche colorato, allegro, e con il dono di sembrare (però non lo è...) pure leggero!

A Napoli inaugurato il Pizza Village



L’eventuale consacrazione – che a Napoli, possiamo immaginare, scatenerà scene di delirio generale – avverrà a Parigi, dove l’Unesco ha la sua sede principale, il che consentirebbe alla pizza di sedere nell’Olimpo delle prelibatezze e delle tradizioni, accanto al leggendario zibibbo di Pantelleria. E a 4 immateriali cariatidi dell’italianità: l'Opera dei pupi, il Canto a tenore, la Liuteria cremonese,  e le Macchine a spalla per la processione.

In chiusura, permettetemi una riflessione (sperando non rovini a nessuno la digestione di questa ghiotta notizia): fummo, millenni fa, quelli che Shakespeare definisce nell’Antonio e Cleopatra i “padroni del mondo”. Diventammo, secoli fa, gli inventori della scienza esatta, della scienza politica,  e – attraverso le mirabilie del Rinascimento – del concetto stesso di modernità così come ancora oggi lo intendiamo. Decenni fa avevamo il primato dell’eleganza, del cinema d’autore e della dolce vita.

Oggi, nel mondo, siamo gli indiscussi... maestri del magna’.

Ma non è che ci siamo persi qualcosa per strada?

 


  • Chi è l’autore Flavio Pagano, napoletano, è editorialista del Corriere del Mezzogiorno e scrittore. Fra i suoi libri Ragazzi Ubriachi (Manifestolibri), Premio Elsa Morante; Perdutamente (Giunti), I tre giorni della famiglia Cardillo (Piemme) che sta per diventare un film per la regia di Alessandro D’Alatri; e Senza Paura (Giunti) Premio Selezione Bancarella Sport.


 

Riproduzione riservata