Daniel Fontana: «Le donne sono più forti degli uomini»

Credits: Garmin Italia
di

Eleonora Lorusso

A dirlo è Daniel Fontana, triatleta e coach della DM Negev Adventure, che spiega come le donne riescano meglio nelle discipline di endurance e abbiano più resilienza. Ecco come il corpo cambia con lo sport

Gli uomini saranno anche più forti fisicamente, ma le donne sono molto più portate agli sport di endurance, ovvero di resistenza, quelli sulle lunghe distanze. Sono più capaci di affrontare la fatica e sopportare il dolore. A dirlo è un uomo: e non uno qualsiasi, ma Daniel Fontana, il più forte triatleta italiano. «Le donne hanno maggiore resilienza» spiega il campione di Iroman, già maglia azzurra alle Olimpiadi di Atene 2004 e Pechino 2008, esperto nel triathlon, la disciplina che unisce il nuoto, la bicicletta e la corsa, su distanze da veri eroi.

Si parte dal triathlon sprint, quello con le distanze più corte a livello agonistico, cioè 750 metri di nuoto, 20 km di bici e 5 km di running. Esistono poi l’olimpico, che ha distanze doppie, e il mezzo Ironman o 70.3 (la somma delle distanze, ovvero a 1.900 metri di nuoto, 90 km di bici e 21 km di corsa, pari a una mezza maratona) e infine l’Ironman vero e proprio.

Perché provare il triathlon?

Si tratta di uno sport completo, ma che a dispetto di quanto si possa credere, non è praticato solo da uomini. Sta diventando molto popolare, ci sono sempre maggiori persone che vi si cimentano e tra queste molte sono donne. Loro – voi – avete più capacità di resilienza. Ci sono molte signore che provano l’endurance: anche quelle con qualche chilo in più riescono spesso a dare filo da torcere a uomini dal fisico molto muscoloso e questo li fa arrabbiare non poco!

Quella per il triathlon è una passione che arriva da lontano

«Ho 42 anni, non sono più una giovane promessa del triathlon, ma ho iniziato presto!», scherza Fontana. Nato in Argentina, a General Loca in Patagonia, è naturalizzato italiano grazie alla mamma. Maglia azzurra alle Olimpiadi, ha rappresentato l’Italia in diverse tra le più importanti gare di triathlon. «Ho iniziato a 6 anni facendo nuoto, che era stato consigliato a una delle mie sorelle perché aveva problemi di crescita. Poi a 15 anni ho provato il triathlon, facendo la prima gara: è stato amore fin da subito, ho un ricordo bellissimo di quella competizione e non ho più smesso. All’epoca si faceva in modo  goliardico, oggi invece è affrontato in modo più serio e strutturato» racconta l'atleta.

Chi fa triathlon oggi?

Il triathlon è uno sport sempre più amato e seguito. Basti pensare che per iscriversi a una gara occorre fare in fretta perché i posti disponibili terminano subito. Per un Ironman bisogna iscriversi persino un anno prima. Rispetto ad altri sport è molto vario e più divertente e, soprattutto, è adatto a tutti.

Non occorre essere dei super eroi per provarci, allora?

Assolutamente no. Mentalmente il triathlon è molto diverso da uno sport di squadra, perché si nuota, si pedala e si corre da soli, anche se circondati da altre persone. Ci vogliono passione e voglia di fare un po’ di fatica, ma non bisogna spaventarsi per le distanze perché il corpo umano è fatto per resistere. L’arrivo, in questo sport, più essere il traguardo, ma anche il percorso stesso.

Come si arriva a percorrere lunghe distanze?

Intanto consiglio di iniziare, senza paura. Magari dal nuoto, se non si è già capaci. Poi si unisce la corsa, partendo da brevi percorsi. È importante ricordare che se oggi si fanno 30 minuti, seguendo metodo e buon senso si può arrivare col tempo ad aumentare le distanze e anche la velocità. È così che si scoprirà come il corpo impara ad adattarsi, a usare i grassi e andare avanti come una macchina, potenzialmente all’infinito. Nel nostro piccolo, noi umani siamo fatti per l’endurance.

E le gare? Quando ci si può cimentare?

«Per gareggiare il mio consiglio è di rivolgersi a una società, in modo da tesserarsi e farsi seguire da allenatori e medici. È utile e bello anche perché ci si confronta con altri atleti amatori e non. Non bisogna poi pensare troppo ai tempi in cui si coprono le distanze, ma solo a percorrerle. È molto bello anche "solo" prepararsi a una competizione. Il triathlon, poi, è uno sport non traumatico, perché nel prepararsi si può decidere di fare più bici e meno corsa, o più nuoto a seconda dei momenti e della stanchezza: ci si allena facendo cross training, dunque incrociando gli sport. È adatto anche ai meno giovani: io alleno una signora di 55 anni, che è arrivata a fare una maratona in 3 ore e 25 minuti» dice il coach, che ha anche scritto Dimagrire di corsa (Mondadori), un manuale adatto ai principianti e a coloro che si accostano allo sport per tornare in forma, con consigli sull’alimentazione e su come superare la pigrizia iniziale.

Che differenza c’è tra una gara come il triathlon e una corsa nel deserto?

A differenze delle competizioni di avventura, come può essere la Dm Negev Adventure, il triathlon è più lungo e faticoso, ma è standardizzato. Si nuota, si pedala e si corre, ma il percorso segue dei criteri standard senza sorprese. In comune hanno il fatto che, ad esempio, se si gareggia in un posto caldo occorre prepararsi per questo, sia con il giusto abbigliamento che con un’alimentazione e un'idratazione adeguata.

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