Perché ci piace il vintage?

27 08 2014 di Isabella Fava
Moda, arredamento, musica... Ora anche Tom Hanks si da al vintage. Con un'app che ci fa tornare ai tempi delle macchine per scrivere. E che a me ricorda quando sognavo di diventare giornalista

A parte qualche vestitino anni ’50, due o tre borsette di mia mamma e le foto in bianco e nero, non ho finora avuto una particolare passione per il vintage.
E a un foulard di Hermes da diva di altri tempi preferisco di gran lunga uno smartphone di ultima generazione capace di dirmi che tempo farà nel pomeriggio o se ho un nuovo follower su Twitter.

Il fascino dell'eleganza antica non mi ripaga dell'efficienza e comodità delle nuove tecnologie, dall'entusiasmo di una invenzione curiosa che sa di modernità.

Lo pensavo fino a ieri. Finché un'app, dall'apparenza innocua, mi ha fatto riflettere su quello che significa davvero vintage.

Arriva dopo Instagram e Retrica, con i loro filtri color seppia, e dopo i programmi che consentono di realizzare filmini con l'iPhone come quelli degli anni '60 di mamma e papà.
Si chiama Hanx writer ed è stata lanciata da Tom Hanks. Trasforma l'iPad in una vecchia macchina per scrivere, dando l'illusione di premere i tasti di una Olivetti di 40 anni fa, con tanto di tic tac, ding del carrello e swish del foglio.

Ci si può immaginare scrittori, alle prese con la pagina bianca, e così recuperare il senso del ritmo della scrittura, il pensiero lento, l'attenzione verso le parole, il segno indelebile del fare e rifare (cose che con la velocità del computer, il t9 del telefonino e l'auto correzione di word abbiamo perduto).
Comporre lettere che sembrano uscite da un vecchio faldone e farle poi viaggiare veloci nel cyberspazio con una email.

L'ho fatto anche io e sono entrata in una dimensione nostalgica, di flashback. Mi sono vista innamorata di una foto di Indro Montanelli con la sua Lettera 22 seduto su uno sgabello a scrivere un articolo. Ansiosa durante il mio esame di giornalista quando, per un segno del destino (per non chiamarla sfiga), è saltato il cappuccio della lettera A dalla mia macchina per scrivere. Sono tornata agli anni del liceo, a provare e riprovare a battere senza errori per consegnare una tesina di storia.

Mi è sembrato di sentire l'odore del foglio, di toccare la carta carbone, di sporcarmi con l'inchiostro del nastro.... Tanto tempo fa.

Allora mi sono chiesta: qual è stata la molla che ha spinto un attore di Hollywood a recuperare un oggetto del passato e a farlo diventare un'app, ovvero una delle trovate più rappresentative di questo secolo?
Forse la voglia di concretezza in un mondo sempre più "liquido", la necessità di fermare il tempo in questa società che non conta più i minuti e le ore ma i millesimi di secondo, dove le invenzioni si rincorrono.

L'esigenza di avere una tradizione.

Hanks ha detto che l'esperienza provata nella sua vita con ogni macchina per scrivere è stata una versione soft del cesellare le parole nella pietra. Dove l'importante era scolpire, fregandosene dei refusi, della sintassi zoppicante o dei caratteri tipografici.
Ritornare all'essenza.
E nel contempo andare avanti.
Sposare le nuove tecnologie con la tradizione.

Anche la Festa della Rete, a Rimini dal 12 al 14 settembre, avrà un panel sul vintage, dove blogger e critici di Internet racconteranno come si può dare un nuovo valore al passato proprio grazie alla tecnologia.
E sempre negli stessi giorni a Padova c'è il Vintage festival dove si parlerà di cultura dell'immagine, di ricerca di stile, di arte e moda in chiave contemporary retrò.

Perché in fondo il punto è uno solo: non riusciamo e non possiamo staccarci dal nostro passato, che è quello che ci da una identità oggi.

Lo è per me, anche se sono circondata da gadget techno e amiche blogger.
Lo è per voi? Non amate anche voi il vintage perché vi riporta a dei ricordi che non volete dimenticare?

Perché ha il sapore della vostra infanzia, della nonna o della mamma? Di un periodo che volete recuperare?

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