Hawaiian shirt hanging between black blazers
Hawaiian shirt hanging between black blazers --- Image by © Monalyn Gracia/Corbis

Attente all’uomo in camicia

Che poi, il poveretto, si è messo pure a piangere. Giocarsi i propri cinque minuti di celebrità per colpa di una camicia di pessimo gusto già appare ridicolo. Finire il giorno dopo su blog e giornali con l'accusa di sessismo rasenta il paradosso.

Ricapitoliamo. Il fisico britannico Matt Taylor, uno dei cervelloni che è riuscito a spedire la sonda Rosetta su un meteorite, pochi giorni fa si presenta in conferenza stampa con una blusa a stampa pin up. Sì, tante belle signorine mezze nude che sorridono mentre lui tenta di spiegare la teoria della fisica protonica. L'occhio, ovviamente, si fissa sulle ragazze, ma al posto di farsi una grassa risata, al posto di pensare che quel poveraccio sovrappeso dimostra come la genialità sia un dono che spesso dà ma ancora più spesso toglie (almeno in termini modaioli) il Guardian il giorno dopo lo sbatte in home page con la solita polemica sul maschilismo imperante e bla bla bla.

Ora. Proviamo a ribaltare per una volta la vicenda. Se si fosse presentata una cervellona con una spiritosa camicetta piena di bei maschi dai pettorali depilati sarebbe forse mai scoppiata una baruffa? Via, al massimo qualcuno poteva giusto pensare che fosse la nuova collezione di Dolce e Gabbana... Questo per dire che forse siamo diventate ipersensibili a qualsiasi piccola provocazione o incuranza, perdendo di vista anche quel po' di leggerezza che davanti a una cosa del genere ci fa solo pensare: ma questo tizio non ha una fidanzata che gli impedisce di uscire di casa così? Ecco, forse non ce l'ha. O forse ne ha una meno sovrastrutturata di noi, una che la mattina del gran giorno gli ha persino consigliato di conciarsi così per essere notato. I geni si accoppiano, si sa.

Insomma, nell'era dei selfie e delle instagrammate dove tutte mostriamo quel che ci pare, dopo decenni di storia televisiva in cui il corpo delle donne è stato usato, abusato, esibito, strumentalizzato, commercializzato, portaaportizzato al punto da passare ormai quasi inosservato, nell'epoca dei movimenti femen in cui la protesta antisessista si fa a seno nudo, fermarsi a episodi del genere mi pare un po' inutile. Forse sarebbe più costruttivo fare un passo oltre e iniziare a smontare il sessismo ignorando le piccole idiozie maschili (e femminili) e alzando il nostro livello di intolleranza per altre cause più toste che ancora ci fanno vivere sbilanciate sul lavoro, tra le pareti domestiche, con i propri compagni. Il 25 novembre è la giornata contro la violenza sulle donne: parliamo, piuttosto, di questo. Occupiamo blog, piazze, dibattiti per spostare l'attenzione "dal dito alla luna".

E poi da che mondo è mondo gli uomini scelgono abbigliamenti feticcio sui quali sarebbe meglio soprassedere. Anni fa un ragazzo mi si presentò con una camicia hawaiana che faceva urlare di dolore ma che ben si accordava con la sua allegria: la prima cosa che ho fatto quando siamo andati a convivere è stato fargli sparire quello stock di orribili camice da tropical pizza. Ora, svoltati i 40, sono dolcemente nelle mani di un ex ragazzo che gira con una felpa da dodicenne con la scritta The best. È ridicola, non ho idea da che parte arrivi, ma gli sta così bene e gli piace così tanto da azzerare a sorpresa i miei istinti censori più sadici. E da farmi pensare che forse sono troppo invecchiata. O, credo, troppo innamorata.

Riproduzione riservata