Juliette Binoche e Meryl Streep a Cannes

Cannes, palma d’oro a Meryl Streep. Ma sul Festival c’è l’ombra del MeToo

Mentre l'attrice tre volte premio Oscar riceve la Palma d'oro alla carriera, l'ombra lunga del MeToo cala sul Festival di Cannes

Cannes ai piedi dell’immensa Meryl Streep, premiata con la Palma d’Oro d’onore per la carriera. Si apre tra lacrime di commozione la 77esima edizione del Festival del Cinema con una cerimonia d’apertura tutta dedicata all’attrice tre volte premio Oscar.

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Palma d’oro a Meryl Streep

Sul palco un’emozionata Juliette Binoche si commuove premiandola: “Ti adoriamo, sei un tesoro internazionale, hai cambiato il modo di raccontare le donne al cinema“.

Maryl Streep non nasconde le lacrime: “L’ultima volta che sono stata qui ero già madre di tre figli – racconta l’attrice -, stavo per compiere 40 anni e pensavo che la mia carriera fosse finita. Non era un’aspettativa irrealistica per le attrici in quel momento. E l’unica ragione per cui sono qui stasera è grazie agli artisti di grande talento con cui ho lavorato, inclusa Madame La President (il riferimento è alla presidente della giuria Greta Gerwig, che l’ha diretta nel 2019 in “Piccole donne”, ndr)”. Il ringraziamento va poi “a voi, i cinefili, che non vi siete stufati di me. Mia madre aveva ragione su tutto – chiude scherzosamente Streep -, mi diceva: ‘Vedrai Meryl, tutto passa così in fretta’ ed è stato così. Tutto passa in fretta tranne i miei discorsi che sono troppo lunghi…”.

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L’ombra lunga del MeToo sul Festival di Cannes

Mentre il Festival del Cinema celebra la regina del cinema internazionale, il MeToo e tutto il tema dei poteri, anche sessuali, nell’industria del cinema è una spina nel fianco di Cannes 77 e diventa protagonista nelle dichiarazioni della giuria e poi negli appelli e nei film.

La tensione è alle stelle sulla Croisette, soprattutto da quando il #MoiAussi, la versione francese del #MeToo, ha comunicato di avere nelle proprie mani una lista di 10 personaggi celebri, tra attori, registi e produttori, accusati di molestie e violenze sessuali, e che la rivista “Mediapart” minaccia di divulgare nei giorni del Festival. Intervistato da Le Figaro in proposito, il presidente del Festival di Cannes, Iris Knobloch, ha dichiarato di essere “in stato di massima allerta”.

Judith Godrèche a Cannes

“Moi Aussi”, a Cannes il corto denuncia di Judith Godrèche

Il Metoo è un fronte caldissimo anche a cominciare dal cortometraggio partecipato “Moi Aussi” ossia MeToo dell’attivista francese Judith Godrèche che ha denunciato la violenza sessuale di Benoit Jacquot e Jacques Doillon quando lei aveva solo 15 anni. Godrèche, inserita all’ultimo nel Festival quando già impazzavano rumors di notizie di scandali di abusi che usciranno nei prossimi giorni, era ieri a Parigi con un centinaio di attiviste a chiedere le dimissioni di Dominique Boutunnat che sarà processato a giugno per aggressioni sessuali, ma intanto è al suo posto di presidente del Cnc, il centro nazionale del cinema.

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Il caso Polanski scuote il MeToo

E il MeToo a Cannes rimbalza nel giorno in cui Roman Polanski, accusato dall’attrice britannica Charlotte Lewis, è stato assolto per averla diffamata chiamandola bugiarda, mentre in Italia Jasmine Trinca (che arriva a Cannes con “L’arte della gioia” diretto da Valeria Golino) affronta il tema dichiarando a Vanity Fair di aver subito “diverse volte, quando ero giovane molestie fisiche e verbali“.

Jasmine Trinca

Jasmine Trinca: “Il 90% donne ha dubito molestie, anch’io”

La denuncia dell’attrice è contro “gli insospettabili: nel cinema i registi, le persone potenti, celebrate, riconosciute, stimate“, ma anche contro un sistema: “Non si tratta di mele marce, non si tratta di maniaci: parliamo di un sistema di potere, del prodotto di una cultura”.

Jasmine Trinca riflette anche sull’esperienza di Dissenso comune, il collettivo di attrici nato sull’onda del Me Too americano, e di cui lei era una delle attiviste più in vista: “È stato un fallimento. E me lo assumo politicamente”.

Trinca non fa i nomi dei molestatori “perché all’epoca dei fatti non ho capito fino in fondo cosa mi accadeva ed è stato solo dopo che ho preso coscienza. Oggi è troppo tardi per fare le denunce. Ma io lo racconto perché altre donne possano riconoscersi e mi interessa farne un discorso politico, denunciare un sistema. Io non ho nessun timore. Venissero da me a dirmi qualcosa: ma non verranno”.

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