Il cinema ha il potere di sfornare icone. Succede con gli attori, ovviamente, ma anche con i luoghi (vedi la campagna intorno a Crema, diventata meta di pellegrinaggio dopo Call me by your name). Per non dire della moda. Certi capi, indossati dal personaggio giusto al momento giusto, escono dallo schermo e finiscono nei nostri armadi. Chi, dopo Basic Instinct, non ha fantasticato di infilarsi l’abito minimal di Sharon Stone – e magari di accavallare le gambe con la stessa studiata nonchalance? E chi non ha copiato lo stile morbido e disinvolto sfoggiato da Meg Ryan in Harry ti presento Sally? Il grande schermo funziona così: prende un dettaglio, una giacca, un paio di occhiali, un taglio di capelli, e lo trasforma in oggetto del desiderio. Dalla felpa di Flashdance ai pantaloni di Sandy in Grease, ecco sette capi iconici nei film che abbiamo indossato (o sognato di indossare).

I guanti extralong di Gli uomini preferiscono le bionde

Marilyn Monroe con i guanti extralong
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Concentrato di carisma e coolness, sui red carpet e ai party più lussuosi i guanti lunghi spiccano da sempre. Soprattutto da quando, nel 1953, nel film Gli uomini preferiscono le bionde, Marilyn Monroe entra in scena con l’abito fucsia che scopre le spalle e loro, i guanti extralong satinati, che risalgono lungo il braccio, ben oltre il gomito. Cantando Diamonds are the girl’s best friends, la diva li elegge protagonisti dell’immaginario fashion (ed erotico-soft), proseguendo l’impresa cominciata qualche anno prima da un’altra superstar di Hollywood, Rita Hayworth. A completare l’opera sponsorizza-guanti, ci pensano Grace Kelly e Audrey Hepburn e, qualche tempo dopo, Madonna nel video di Material girl che riprende, fotogramma dopo fotogramma, il capolavoro di Marilyn. Memore della lezione, la moda li propone spesso, anche in versione “giorno”: avvistati sulle passerelle di Prada, Versace e Simone Rocha, necessitano di un po’ di audacia. Ma per chi li indossa l’effetto meraviglia è garantito (quasi quanto il bonus antifreddo, che non guasta).

Tra i capi iconici nei film, i pantaloni di Grease

Olivia Newton John indossa i pantaloni neri aderenti e John Travolta in Grease
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I cambi di look più riusciti e sorprendenti della storia del cinema? Sul podio spicca senz’altro quello della dolce Sandy nella sequenza conclusiva di Grease (1978). Fino a quel momento la biondina interpretata da Olivia Newton-John portava abiti da brava ragazza anni 50, tra cardigan color pastello e gonne a ruota. Nel finale appare trasformata: capelli cotonati, top scollato, giacca di pelle, sabot rossi e, soprattutto, pantaloni neri, lucidi e aderentissimi. Una trovata del costumista Albert Wolsky per rimarcare la metamorfosi della protagonista – da sottona a pantera – messa in atto per amore di Danny-John Travolta. Quei leggendari pantaloni già vintage all’epoca, così stretti che glieli cucirono addosso, continuano a rappresentare il non plus ultra della sensualità rock. Non tutti avrebbero il coraggio di infilarli, in pochi sognano di non farlo. Gli originali sono stati battuti all’asta, insieme al giubbino, nel 2019 e il ricavato (405.700 dollari) è stato usato per sovvenzionare cure contro il cancro.

Il tubino nero di Colazione da Tiffany: forse il più copiato dei capi iconici nei film

Audrey Hepburn indossa il little black dress
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Colazione veloce davanti alla gioielleria più celebre della Fifth Avenue. Occhiali scuri, croissant in mano, lo sguardo perso nelle vetrine. Così, nel 1961, Audrey Hepburn apre Colazione da Tiffany consegnando alla storia del cinema uno dei suoi look più celebri: il tubino nero, lungo e impeccabile, disegnato da Givenchy. Linea essenziale e spalle scoperte, il little black dress – con l’aggiunta di un tripudio di perle al collo – diventa l’uniforme dell’eleganza moderna, semplice e sofisticata, replicata all’infinito. Trent’anni dopo Hollywood rilancia lo stesso mito in versione più audace. In Proposta indecente del 1993, Demi Moore prova davanti allo specchio di una boutique di Las Vegas un abito di Thierry Mugler, collezione Cowboy primavera/estate 1992: aderente, con tagli cut-out e scollatura geometrica. «Questo vestito è in vendita, io no» dice al miliardario interpretato da Robert Redford. Naturalmente lui finirà per regalarglielo, preludio alla proposta che mette in moto la storia. Il costumista cercava una soluzione-moda capace di lasciare il segno. Fece bingo: l’abito oggi è un cult preziosissimo.

Gli occhiali a goccia di Top Gun

Tom Cruise indossa i Ray-Ban Aviator
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Prima ancora di salire su un caccia, Pete “Maverick” Mitchell si sistema gli occhiali da sole e sorride con aria spavalda. Bastano pochi secondi per capire che quello che ha sul naso non è un accessorio qualsiasi. In Top Gun del 1986 Tom Cruise indossa i Ray-Ban Aviator insieme al bomber pieno di toppe, e quel look diventa immediatamente un manifesto dello stile anni 80. In realtà il modello a goccia era nato cinque decenni prima, progettato per proteggere gli occhi dei piloti dell’aeronautica americana dalla luce in alta quota. Ma è il cinema a trasformarlo in oggetto-feticcio. Dopo l’uscita del film, le vendite dei Ray-Ban Aviator aumentano del 40 per cento, riportando sotto i riflettori uno dei modelli più iconici del marchio (oggi di proprietà dell’italiana Luxottica). Che, da allora, non è più uscito dal radar della moda. Basta infilarlo per sentirsi pronte al decollo.

La cravatta (e il gilet) di Io e Annie

Diane Keaton con cravatta e gilet
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C’è stato un momento preciso in cui la cravatta ha sdoganato un nuovo stile e, al tempo stesso, una nuova idea di femminilità. È successo quando DianeKeaton ha fatto il suo trionfale ingresso in Io e Annie, la commedia romantica di Woody Allen del 1977, che vinse quattro Oscar (tra cui miglior film e miglior sceneggiatura). Il suo personaggio, Annie Hall, gira per New York con un guardaroba irresistibilmente atipico: oltre alle cravatte, porta gilet, cappelli maschili, giacche e pantaloni ampi (alcuni pescati direttamente dall’armadio dell’attrice). Un look androgino e disinvolto che rompe con la femminilità patinata dell’epoca e conquista il pubblico. Il risultato, notò Vogue, sembrava un incontro tra Charlie Chaplin, Katharine Hepburn e Cary Grant. Quello stile influenzò gli stilisti dell’epoca, Ralph Lauren in testa, e fu poi ripreso da altre super firme, da Giorgio Armani a Jonathan Anderson.

Tra i capi iconici nei film, il cappotto di Almost Famous

Kate Hudson con il Penny Lane coat
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Penny Lane è la musa libera e imprevedibile che accompagna la band Stillwater in tournée: in Almost Famous (2000), il film semi-autobiografico di Cameron Crowe ambientato nel mondo del rock degli anni 70, Kate Hudson lascia il segno con addosso un cappottino scamosciato con maxi collo di pelliccia bianca. Disegnato dalla costumista Betsy Heimann, ispirato ai cosiddetti Afghan coat, tanto amati dai musicisti dell’epoca, il capo doveva funzionare quasi come un’armatura: qualcosa che rendesse la fragile Penny forte e luminosa. Nel film l’attrice lo indossa con pantaloni svasati e zatteroni mentre attraversa corridoi d’albergo e backstage fumosi, incarnando alla perfezione lo spirito boho-rock. Ancora oggi quel cappotto (ribattezzato, non a caso, “Penny Lane coat”) continua a tornare nelle collezioni e nei nostri guardaroba, simbolo dello stile hippie-chic che non smette di sedurre nuove generazioni e celeb a mazzi, da Bella Hadid a Taylor Swift.

La felpa con lo scollo ampio di Flashdance

Jennifer Beals insossa la felpa con il collo tagliato
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Alex racconta la sua passione per la danza. Quasi sovrappensiero, infila le mani sotto il tessuto della felpa grigia per levarsi il reggiseno, senza spogliarsi. L’obiettivo è il comfort, l’effetto seduttivo collaterale è potente, e il suo capo-amante resta ammaliato. Siamo nel 1983, sul set di Flashdance, storia della saldatrice ballerina interpretata da Jennifer Beals. Il film vince un Oscar per la miglior canzone (Flashdance… What a feeling, interpretata da Irene Cara) e quella scena, breve ma memorabile, contribuisce a definire una nuova idea di sex appeal, atletico e spontaneo. La felpa con lo scollo ampio che scivola sulle spalle – presente anche nella locandina – è uno dei simboli degli anni 80, imitatissimo, abbinato a fuseaux e scaldamuscoli, ma pure a jeans e abitini da sera. L’attrice aveva raccontato di aver essersi scordata il capo nell’asciugatrice e di aver deciso di tagliare il collo, diventato troppo stretto per farci passare la testa. Perfetto esempio modaiolo di “non tutti i mali vengono per nuocere”.