Palermo Milano – Solo andata torna in tv stasera su Rai 2. Il film di Claudio Fragasso porta sullo schermo Giancarlo Giannini e un giovane Raoul Bova. Intorno a loro, una storia di mafia costruita come un viaggio ad alta tensione attraverso l’Italia. Ma dietro inseguimenti, agguati e tradimenti non c’è proprio una storia vera.

Palermo Milano – Solo andata è tratto da una storia vera?

“Palermo Milano – Solo andata” non è ispirato a un singolo fatto di cronaca. Il soggetto di Rossella Drudi e Claudio Fragasso non vede Turi Leofonte o il suo viaggio verso Milano come la trasposizione di una specifica vicenda giudiziaria realmente accaduta.

Giancarlo Giannini in una scena di “Palermo Milano - Solo andata”

Ciò che invece è evidente è il contesto nel quale la storia è stata immaginata. Palermo Milano – Solo andata arriva pochi anni dopo le stragi del 1992 e racconta un Paese nel quale mafia, collaboratori di giustizia, processi e scorte appartengono alla cronaca quotidiana. Una situazione che (purtroppo) conoscono tutti.

Il film trasforma quel clima in una storia di genere. Lo fa accelerando il ritmo, moltiplicando i pericoli e costruendo personaggi destinati al grande schermo. La cornice storica, però, appartiene profondamente all’Italia di quegli anni.

“Palermo Milano – Solo andata”: quando e dove vederlo stasera in tv

L’appuntamento con Palermo Milano – Solo andata è per stasera, martedì 18 agosto, alle 21.20 su Rai 2. La programmazione può essere seguita anche in diretta streaming su RaiPlay. Lo trovate anche su Tim Vision e Prime Video.

Diretto da Claudio Fragasso, il film risale al 1995. Il soggetto porta la firma dello stesso Fragasso insieme a Rossella Drudi, che ha scritto anche la sceneggiatura.

Sono anni nei quali le ferite provocate dalle stragi mafiose sono ancora vicinissime. Il cinema italiano torna spesso su quella realtà, scegliendo linguaggi e prospettive differenti.

Giancarlo Giannini al centro in una scena di “Palermo Milano - Solo andata”

Fragasso imbocca la strada del poliziesco d’azione. Il suo film vive di sparatorie, inseguimenti e improvvisi cambi di direzione. Sotto il ritmo del thriller, rimangono la paura e la vulnerabilità di chi deve affrontare la criminalità organizzata, un nemico subdolo e difficile da vedere.

Alla Mostra del Cinema di Venezia Palermo Milano – Solo andata partecipò alla sezione Panorama Italiano. L’anno seguente arrivarono anche due David di Donatello. Uno andò alla produzione, l’altro a Giancarlo Laurenzi per il suono in presa diretta.

“Palermo Milano – Solo andata”, la trama e i personaggi principali

Tutto comincia con Turi Arcangelo Leofonte (Giancarlo Giannini), un contabile legato alla mafia che decide di collaborare con la giustizia. La sua testimonianza può essere decisiva. Per renderla, però, deve lasciare Palermo e raggiungere Milano.

A proteggerlo c’è una squadra di poliziotti guidata da Nino Di Venanzio (Raoul Bova).

Con lui partono Remo Matteotti (Ricky Memphis), Saro Ligresti (Francesco Benigno), Tarcisio Proietti (Valerio Mastandrea) e Paola Terenzi (Rosalinda Celentano). Nella storia ha un ruolo importante anche Chiara Leofonte (Romina Mondello).

Quello che dovrebbe essere un trasferimento protetto si trasforma rapidamente in una corsa per sopravvivere. Gli uomini della mafia conoscono gli spostamenti della scorta. Gli agguati si moltiplicano e diventa sempre più difficile capire di chi ci si possa fidare.

La presenza degli uomini della scorta assume un peso particolare in un racconto ambientato nell’Italia di quegli anni, quando Cosa Nostra alzò il tiro mettendo a segno alcuni degli attentati più feroci della storia del nostro Paese, da Capaci e via D’amelio.

Un periodo di terrore e sangue, che il nostro cinema continua ricordare con alcuni film dedicati ai tanti eroi che hanno sacrificato la vita per sconfiggere la mafia. Nel maggio 2025 è arrivato nelle sale anche Francesca e Giovanni, diretto da Simona Izzo e Ricky Tognazzi. Il film racconta la vita e l’amore di Giovanni Falcone e Francesca Morvillo, uccisi nella strage di Capaci insieme agli agenti Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani.

Dal film degli anni Novanta alla mafia che cambia linguaggio

Rivedere oggi Palermo Milano – Solo andata significa anche misurare quanto sia cambiato il modo in cui la criminalità organizzata costruisce e diffonde la propria immagine. Nel film la mafia incombe soprattutto attraverso uomini armati, silenzi, minacce e una rete capace di arrivare ovunque.

Trent’anni dopo, alcuni di quei codici hanno trovato anche nuovi spazi digitali. Sui social, e in particolare su TikTok, la cosiddetta “mafiosfera” può passare attraverso emoji, musica trap, automobili costose e lusso ostentato. Contenuti costruiti secondo le logiche della viralità rischiano così di trasformare l’immaginario mafioso in qualcosa da imitare, rendendone meno visibile la violenza reale.

Cambiano gli strumenti, ma alcuni meccanismi culturali meritano la stessa attenzione. Paura, omertà, controllo e possesso sono parole che attraversano la riflessione sul rapporto fra mafia e patriarcato. Nel saggio Mai più cosa vostra, l’avvocata Ilaria Ramoni e il magistrato Fabio Roia mettono a confronto proprio alcuni schemi di potere presenti nei due sistemi. Linguaggi e dinamiche che possono avere punti di contatto: il controllo sull’altro, l’imposizione del silenzio, la forza trasformata in autorità.

A oltre trent’anni dalla sua realizzazione, Palermo Milano – Solo andata conservi una tensione particolare. Dietro la corsa verso Milano restano il coraggio, la paura e la responsabilità di scegliere. E soprattutto resta una domanda che non appartiene soltanto al cinema: quanto possono cambiare i linguaggi e la cultura mafiosa del dominio sull’altro senza che cambi la necessità di riconoscere queste dinamiche per sconfiggerle definitivamente?