Una serata per ricordare Gino Paoli, l’artista punto di riferimento per la musica, la cultura e la società italiana. Brani storici, ricordi e testimonianze celebrano uno dei protagonisti assoluti della canzone d’autore italiana. E’ questo Per sempre Gino, in onda lunedì 17 agosto su Rai 2. Un omaggio a un cantautore che ci ha lasciato capolavori come La gatta, Sapore di sale e Che cosa c’è.

Per raccontare Gino Paoli non bastano le canzoni. C’è un episodio che attraversa la sua biografia come una cicatrice invisibile. È la pallottola che l’11 luglio 1963 si sparò al petto e che rimase nel suo corpo per tutta la vita. Un frammento di quella notte e, forse, il simbolo più potente delle contraddizioni di un uomo capace di raccontare l’amore con una sensibilità rara.

Gino Paoli e la pallottola rimasta vicino al cuore

Era l’11 luglio 1963 e Gino Paoli si trovava all’apice del successo. Si puntò una pistola al cuore e premette il grilletto con l’intenzione di morire. Ma il proiettile non raggiunse il cuore.

Dopo la corsa in ospedale, i medici decisero di non operarlo. Togliere la pallottola avrebbe comportato rischi maggiori rispetto a lasciarla dov’era. Così rimase nel petto del cantautore per il resto della sua vita.

Paoli avrebbe ricordato anni dopo le raccomandazioni ricevute dai medici. Gli dissero che, se il proiettile si fosse mosso, avrebbe potuto morire in pochi minuti. Avrebbe dovuto evitare alcol e sigarette e muoversi con grande prudenza.

La sua risposta, almeno nel racconto che ne fece in seguito, restituisce bene il carattere con cui amava affrontare anche i ricordi più drammatici: «Ho fatto sesso la notte stessa, in ospedale». E non rinunciò mai al suo amato whisky e al tabacco.

Negli anni riuscì persino a scherzare sulla pallottola. «Prima in aeroporto suonava, ora non fa più rumore: si deve essere incapsulata meglio», raccontava quando gli chiedevano di quel proiettile.

Dietro l’ironia, però, restava un gesto sul quale Paoli non volle mai offrire una spiegazione definitiva.

Perché Gino Paoli tentò il suicidio

Il motivo di quella scelta rimase avvolto nel mistero. Paoli non volle spiegare fino in fondo che cosa fosse accaduto dentro di lui in quelle ore. Anni dopo definì il tentato suicidio “una cosa idiota”.

Era un momento turbolento della sua vita, nonostante il grande successo professionale. Ma attribuire oggi a una singola causa quel gesto significherebbe spingersi oltre ciò che Paoli volle raccontare.

Quattro anni dopo arrivò un altro trauma. Nel 1967 Luigi Tenco, suo collega e soprattutto amico, si tolse la vita durante il Festival di Sanremo. La sua morte colpì profondamente Paoli.

Il parallelo tra le due vicende è inevitabile, ma resta tale. Non sappiamo quanto la morte dell’amico abbia cambiato il modo in cui Paoli guardava al proprio gesto del 1963.

Quello che rimase fu quella pallottola. Presente fisicamente nel suo corpo, ma anche dentro una biografia segnata da grandi passioni, inquietudini e legami sentimentali.

Ornella Vanoni e quella visita di nascosto in ospedale

E proprio quella notte compare una delle donne più importanti della vita di Gino Paoli: Ornella Vanoni.

Tra loro c’era stato un amore intenso. Vanoni era stata musa e amante del cantautore, dentro una relazione destinata a lasciare un segno che avrebbe resistito anche alla fine della storia sentimentale.

Quando seppe che Paoli era ricoverato, andò a trovarlo. Ma lo fece di notte, cercando di sottrarsi agli obiettivi dei fotografi.

ornella vanoni

Fu lei stessa a raccontarlo: «Andai a trovarlo di notte, per non farmi fotografare ed evitare il pettegolezzo: per chi si è sparato?».

Gino Paoli, Ornella Vanoni e le donne

Le donne occupano uno spazio importante nella vita e nell’universo artistico di Paoli. La sua biografia sentimentale comprende Anna Fabbri, Stefania Sandrelli, Ornella Vanoni e Paola Penzo. Ma ridurre questi rapporti a una successione di amori significherebbe perdere qualcosa del personaggio.

La relazione extraconiugale con Stefania Sandrelli, dalla quale nacque Amanda, il 31 ottobre 1964 a Losanna, in Svizzera, fu un vero e proprio terremoto, che scosse l’opinione pubblica e la morale di quell’epoca. Gino Paoli era infatti sposato con Anna Fabbri, che lo rese padre di Giovanni proprio lo stesso anno.

Nelle sue canzoni l’amore non è quasi mai un sentimento ordinato. È desiderio, mancanza, attesa, felicità improvvisa. A volte basta una stanza, una strada, un sapore per trasformarlo in racconto.

Ed è forse qui che vita privata e scrittura finiscono per sfiorarsi. Non perché ogni canzone possa essere letta come una pagina autobiografica. Ma perché Paoli ha saputo dare parole semplici a sentimenti che semplici non sono.

Anche il rapporto con Ornella Vanoni, cantante, attrice nel cinema e in teatro, scomparsa il 21 novembre 2025, appartiene a questa storia. Un amore vissuto e poi trasformato in un legame capace di sopravvivere al tempo, almeno nella memoria pubblica dei due artisti..

Quella pallottola, per tutta la vita

Gino Paoli continuò a vivere con quella pallottola nel petto. Non la fece rimuovere e, con il passare degli anni, imparò anche a scherzarci sopra.

Quella pallottola rimase dov’era, vicino al cuore. Un oggetto minuscolo e ingombrante che Paoli portò con sé fino alla morte, avvenuta il 24 marzo 2026, a 91 anni. Forse è anche per questo che, riascoltandolo, certe parole sembrano ancora così vicine. Paoli sapeva raccontare sentimenti enormi senza alzare la voce.