Il 10 agosto 2023 moriva Michela Murgia. Tre anni dopo, i suoi libri restano forse il modo più diretto per tornare alla sua voce. Oltre il personaggio pubblico e le discussioni che l’hanno accompagnata, ci sono pagine che continuano a porre domande. Sulla famiglia, sul lavoro, sulle parole rivolte alle donne, sulla libertà di scegliere chi essere.

E anche su quei momenti di crisi che dividono improvvisamente la vita in un prima e un dopo. Abbiamo scelto cinque libri di Michela Murgia, molto diversi tra loro, per riscoprirne oggi la scrittura e il pensiero.ù

Michela Murgia, una voce che continua attraverso i libri

Scrittrice, intellettuale e protagonista del dibattito pubblico italiano, Michela Murgia ha attraversato generi molto diversi. Ha scritto romanzi, saggi e pamphlet, portando spesso nella letteratura questioni che appartenevano anche alla sua esperienza personale.

La Sardegna, il femminismo, il lavoro precario, la religione e le famiglie sono alcuni dei temi che ritornano nella sua produzione. Ma sarebbe difficile rinchiudere Murgia dentro una sola definizione. Anche perché la sua scrittura cambia forma insieme all’argomento che vuole affrontare.

A volte sceglie il romanzo e lascia che siano i personaggi a sollevare le domande. Altre volte entra direttamente nella discussione, usando il saggio e un linguaggio più esplicito. In altri casi ancora ricorre all’ironia per smontare espressioni, abitudini e convinzioni considerate normali.

A tre anni dalla sua morte, rileggerla significa anche osservare quanto quelle domande siano ancora presenti nel dibattito contemporaneo. Per cominciare, o per tornare alle sue pagine, questi cinque titoli raccontano altrettante sfumature della sua opera.

“Accabadora”, il romanzo che l’ha fatta conoscere al grande pubblico

Pubblicato nel 2009, Accabadora è il libro che ha portato Michela Murgia all’attenzione del grande pubblico. Nel 2010 ha vinto il Premio Campiello, oltre ad altri riconoscimenti.

La storia è ambientata nella Sardegna degli anni Cinquanta. Al centro ci sono Maria Listru e Tzia Bonaria, una sarta che accoglie la bambina nella propria casa. Il loro rapporto conduce il romanzo verso domande molto più grandi della vicenda individuale.

Tzia Bonaria è, infatti, legata alla figura dell’accabadora. Nella tradizione sarda è la donna associata all’accompagnamento verso la morte delle persone gravemente sofferenti. Attraverso questa figura, Murgia affronta il confine tra cura, pietà, vita e morte senza trasformarlo in una risposta semplice.

Ma Accabadora parla anche di famiglia. Quella biologica non è l’unico legame possibile e Maria scopre una forma diversa di appartenenza. È un tema che tornerà molte volte nel pensiero della scrittrice.

Per questo il romanzo rimane uno dei punti di partenza più interessanti per avvicinarsi ai libri di Michela Murgia. Dentro una storia profondamente legata alla Sardegna si intravedono già molte delle questioni che accompagneranno il resto della sua produzione.

“Stai zitta”, quando le parole raccontano il sessismo

Ci sono frasi talmente comuni che quasi smettiamo di sentirle. È proprio da quelle espressioni che parte Stai zitta e altre nove frasi che non vogliamo sentire più, pubblicato nel 2021.

Murgia mette al centro il linguaggio usato nei confronti delle donne. Parole apparentemente innocue possono raccontare aspettative, gerarchie e stereotipi molto più profondi. Il libro osserva quindi il sessismo partendo da qualcosa che accompagna ogni giornata: il modo in cui parliamo.

Il punto non è soltanto individuare le espressioni sbagliate. Murgia riflette sul rapporto tra linguaggio e potere, interrogandosi su chi possa prendere la parola e su come venga percepita una donna quando lo fa.

Anche termini professionali, modi di rivolgersi alle persone e commenti apparentemente scherzosi diventano materiale da osservare. La lingua, in questa prospettiva, non è uno sfondo neutro. Può rispecchiare il modo in cui una società attribuisce ruoli e autorevolezza. Non a caso Stai zitta compare anche tra i libri da leggere per capire le radici culturali della violenza sulle donne.

“Il mondo deve sapere”, il lavoro precario diventa letteratura

Prima del successo di Accabadora c’è una Michela Murgia che lavora in un call center. Da quell’esperienza nasce Il mondo deve sapere. Romanzo tragicomico di una telefonista precaria.

Il libro racconta dall’interno un ambiente lavorativo fatto di vendite telefoniche, pressioni e tecniche motivazionali. Murgia trasforma l’esperienza quotidiana in un racconto nel quale l’ironia convive con una realtà molto meno divertente: quella della precarietà.

È proprio questo contrasto a dare forza al testo. Si sorride davanti ad alcune situazioni, ma dietro l’assurdità emerge un sistema nel quale il lavoro può diventare fragile, instabile e invasivo.

Il libro appartiene agli anni in cui in Italia cresceva l’attenzione verso il precariato e la condizione dei giovani lavoratori. Dal testo Paolo Virzì ha tratto ispirazione per il film Tutta la vita davanti.

Rileggerlo oggi significa incontrare una Murgia diversa da quella dei saggi femministi più conosciuti. C’è già, però, uno dei tratti che accompagneranno la sua scrittura: osservare un meccanismo di potere partendo dalle persone che lo vivono ogni giorno.

“Tre ciotole”, attraversare il momento in cui tutto cambia

Tre ciotole. Rituali per un anno di crisi esce nel 2023 ed è l’ultimo libro pubblicato mentre Michela Murgia è ancora in vita.

Non è un romanzo tradizionale con una sola storia. Il volume intreccia le vicende di più personaggi, alle prese con perdite, separazioni e cambiamenti capaci di incrinare una normalità che sembrava stabile.

Il filo che attraversa queste storie è la crisi. Non necessariamente intesa soltanto come catastrofe, ma come momento nel quale ciò che funzionava prima non funziona più. Bisogna allora trovare nuovi gesti, nuove abitudini e, appunto, nuovi rituali.

Il libro acquista inevitabilmente un significato particolare se letto alla luce degli ultimi mesi della vita dell’autrice. Murgia aveva raccontato pubblicamente la propria malattia e il volume nasce in quella fase della sua esistenza.

Ma ridurre Tre ciotole alla malattia significherebbe perdere una parte importante del libro. Le crisi raccontate sono diverse e appartengono a personaggi differenti. Ciò che le unisce è piuttosto la domanda su come si possa abitare una vita quando la forma che conoscevamo non esiste più. Una storia arrivata anche al cinema: il film tratto da Tre ciotole è diretto da Isabel Coixet e ha per protagonisti Alba Rohrwacher ed Elio Germano.

“Dare la vita”, l’ultimo libro e le famiglie che si scelgono

Per chiudere questa selezione bisogna andare oltre la morte di Michela Murgia. Dare la vita viene pubblicato postumo nel 2024 e raccoglie una delle riflessioni che più hanno caratterizzato gli ultimi anni della scrittrice.

Al centro ci sono la maternità, i legami affettivi e l’idea di famiglia. Murgia riflette su rapporti che non dipendono necessariamente dalla biologia e sulla possibilità di riconoscere pieno valore alle famiglie d’elezione. Un modo di costruire gli affetti che oggi riguarda anche persone lontane dall’esperienza della scrittrice: la famiglia per scelta può diventare una vera rete di sostegno, costruita attraverso amicizie e relazioni che assumono un ruolo familiare.

Il libro affronta anche questioni complesse e divisive, dall’aborto alla gestazione per altri. Lo fa intrecciando la riflessione sui legami con quella sulla libertà e sulla responsabilità.

C’è inoltre una circostanza che rende questo titolo particolarmente significativo nel terzo anniversario della morte. Secondo la ricostruzione pubblicata da Treccani, Murgia terminò il testo la sera del 9 agosto 2023. Morì il giorno successivo.

È difficile immaginare una chiusura più coerente per un percorso attraverso cinque suoi libri. Dare la vita porta fino agli ultimi giorni una domanda che attraversava già Accabadora: che cosa rende una famiglia tale? Tra i due libri passano molti anni, ma il filo dei legami scelti continua a riemergere.

Non esiste naturalmente un unico percorso per leggere Michela Murgia. Si può partire dalla Sardegna di Accabadora, dalle parole di Stai zitta oppure dall’ironia amara de Il mondo deve sapere. Si può incontrarla nelle fragilità di Tre ciotole o nelle riflessioni di Dare la vita.

A tre anni dalla sua morte, questi cinque titoli restituiscono soprattutto la varietà della sua scrittura. E ricordano che il modo più semplice per tornare a una scrittrice, dopo tutto, resta aprire uno dei suoi libri.