Per molti è “solo” il papà di Don Camillo e Peppone, il prete e il sindaco comunista che si sfidano nell’Italia del dopoguerra. Ma dietro quei due personaggi che appartengono alla memoria di tutti noi, c’è la storia, umana e professionale, tutt’altro che ordinaria di Giovannino Guareschi.

Scrittore, giornalista, umorista e caricaturista, attraversò in prima persona alcuni degli anni più difficili del Novecento. Dopo l’8 settembre 1943 rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e conobbe l’internamento nei campi tedeschi e polacchi.

Una storia che torna oggi sotto i riflettori grazie al film tv Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano, in onda domenica 20 settembre su Rai 1. Guareschi avrà il volto di Giuseppe Zeno, attore che abbiamo già apprezzato accanto a Serena Rossi nella serie tv Mina Settembre.

Giovannino Guareschi, la vita e gli inizi

Giovanni Guareschi, per tutti Giovannino, nasce il primo maggio 1908 a Fontanelle, frazione di Roccabianca, in provincia di Parma. La Bassa emiliana non sarà soltanto il luogo delle sue origini. Diventerà il paesaggio dell’anima di molte delle sue storie e, più tardi, del celebre Mondo piccolo.

La famiglia attraversa difficoltà economiche e il giovane Guareschi abbandona gli studi universitari. Intanto comincia a scrivere e disegnare, scoprendo presto le due forme espressive che lo accompagneranno per tutta la vita: il giornalismo e l’umorismo.

Nel 1936 si trasferisce a Milano ed entra nella redazione del Bertoldo, il settimanale umoristico pubblicato da Rizzoli. Vi lavora fino al 1943 con articoli, vignette e caricature e diventa presto redattore capo. È già riconoscibile il suo modo di guardare il mondo: ironico, concreto, capace di trasformare la vita quotidiana in racconto. Poi, di colpo, cambia tutto.

La guerra e l’internamento

Il 9 settembre 1943 Guareschi viene fatto prigioniero dalle truppe tedesche nella caserma di Alessandria. Era stato richiamato alle armi e prestava servizio come ufficiale.

Rifiuta di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e viene internato. Passa attraverso diversi campi in Germania e Polonia e tornerà in Italia soltanto nel 1945.

Anche lì continua a scrivere. Nei campi organizza iniziative per gli altri internati, tiene incontri e dà vita persino a un Bertoldo parlato, che porta di baracca in baracca. Da quell’esperienza nasceranno anche pagine raccolte nel Diario clandestino, pubblicato nel 1947.

A quei mesi risale anche il paradosso diventato una sorta di dichiarazione di resistenza personale: «Non muoio neanche se mi ammazzano». Una frase scelta oggi come titolo del film tv dedicato alla sua vita.

Giovannino Guareschi, il giornalismo e la satira

Quando torna dalla prigionia, Guareschi ricomincia a lavorare. Nel dicembre 1945 fonda con Giovanni Mosca Candido, il settimanale che diventerà uno dei luoghi più riconoscibili della satira politica italiana del dopoguerra.

È un’Italia attraversata da divisioni profonde. Guareschi non resta alla finestra. Scrive, disegna, polemizza e prende posizione, spesso con toni durissimi.

Un momento centrale arriva con le elezioni politiche del 18 aprile 1948. Dalle pagine di Candido conduce una campagna molto forte contro il Fronte Democratico Popolare e a sostegno della Democrazia Cristiana. Le sue vignette e i suoi slogan acquistano una grande popolarità e contribuiscono alla battaglia politica di quelle settimane.

Ma sarebbe riduttivo fermarsi al Guareschi polemista. Il suo talento emerge forse quando riesce a trasformare quella stessa Italia divisa in un piccolo universo narrativo. Un luogo dove comunisti e cattolici si affrontano continuamente, ma continuano anche a conoscersi, aiutarsi e riconoscersi. È il Mondo piccolo.

Don Camillo e Peppone, i personaggi più famosi di Guareschi

Da una parte c’è Don Camillo, parroco impetuoso che dialoga con il Cristo dell’altare. Dall’altra Peppone, sindaco comunista, altrettanto sanguigno e ostinato. Si provocano, si sfidano e sembrano fatti apposta per non essere mai d’accordo.

Guareschi ambienta le loro vicende in un paese della Bassa padana, sulle rive del Po. Le storie di Mondo piccolo, pubblicate a partire dal dopoguerra, trasformano così le grandi divisioni politiche dell’Italia in rapporti tra persone in carne e ossa.

una scena di uno dei film con Peppone e Don camillo

Don Camillo e Peppone stanno su fronti opposti, ma nessuno dei due coincide interamente con la propria bandiera. Dietro il prete e il sindaco riaffiorano continuamente due uomini che appartengono alla stessa comunità.

È qui che Guareschi supera la semplice satira politica. I suoi protagonisti possono litigare furiosamente e un momento dopo ritrovarsi dalla stessa parte davanti a un problema che riguarda il paese. La politica li divide, una certa idea dell’umanità continua a unirli.

Gino Cervi e Fernandel, i volti di Peppone e Don Camillo

Il cinema rende quell’universo ancora più popolare. Gino Cervi diventa Peppone, mentre l’attore francese Fernandel presta il suo volto inconfondibile a Don Camillo.

La coppia interpreta cinque film della storica e indimenticabile saga, trasformando i due personaggi letterari in figure conosciute ben oltre i confini italiani. Cervi costruisce un Peppone irruente, sindaco di Brescello, e insieme profondamente umano. Fernandel dà a Don Camillo l’energia, l’ironia e quella mimica che resteranno legate per sempre al personaggio.

Il loro successo è tale che ancora oggi risulta difficile separare i personaggi dai due attori. Si dice Don Camillo e appare Fernandel; si dice Peppone e il pensiero corre a Gino Cervi, attore altrettanto famoso per la sua interpretazione di Jules Maigret, il commissario nato dalla penna di Georges Simenon.

Ma all’origine di tutto rimane la penna di Giovannino Guareschi. Un autore che seppe prendere una delle stagioni più conflittuali della storia italiana e farla entrare in un piccolo paese sulle rive del Po. Lì, tra il campanile e la Casa del popolo, due avversari potevano combattere ogni giorno senza smettere di essere “amici”.