È mattina presto e Francesca Cavallo, scrittrice e attivista, ci accoglie con un sorriso che sembra illuminare lo schermo. La camicia a quadri e i capelli un po’ arruffati tradiscono la sua spontaneità e la rendono ancora più vicina, come se fossimo lì con lei a casa sua, a condividere un momento speciale. Con gli occhi che le brillano e un’energia che travolge dice: «Sono al settimo cielo, proprio ieri sera ho scoperto di aver passato la selezione della Rockefeller Foundation come Bellagio Resident per il 2026!». Le mani gesticolano dolcemente mentre racconta, il tono della voce si fa più rapido, più vivo, e in quell’energia esplode tutta la gioia di chi sa di avere davanti un’occasione straordinaria. Tra gli ospiti che hanno cambiato il mondo ci sono stati la giurista Ruth Bader Ginsburg, la poetessa Maya Angelou, la politica Mary Robinson… E ora c’è lei, pronta a scrivere il prossimo capitolo. Ci parla del progetto su cui lavorerà in quella cornice unica che vanta 60 anni di storia: costruire il prossimo pezzo di Maschi del futuro, immaginando nuovi modi di essere uomini, con coraggio e sensibilità, senza paura di mostrare la propria autenticità.

Il nuovo progetto con Fondazione Libellula

Con quell’entusiasmo ancora negli occhi, torniamo al presente, dove Francesca Cavallo sta portando avanti, con Fondazione Libellula, un progetto «che spacca», come lo definisce lei, trascinando le parole con quel magnifico accento romano che le appartiene e che rende tutto immediatamente più umano.

Francesca Cavallo e Francesca Panigutto sul palco del Blue Note

Da Bambine ribelli a Maschi del futuro: come è nato tutto

Quando le chiediamo perché abbia deciso di sposare Storie spaziali per maschi del futuro – Scuola edition, si concede un attimo di silenzio, come per tornare a quel momento preciso in cui tutto è iniziato. «Alle presentazioni del mio primo libro Storie della buonanotte per bambine ribelli i genitori mi chiedevano: “E per i maschi?”. Quella domanda, devo ammetterlo, mi dava quasi fastidio». Sorride, riconoscendo la propria resistenza iniziale. «Poi è nato il mio nipotino e all’improvviso quella stessa domanda ha assunto un altro significato. Ho capito che c’era un bisogno enorme, urgente, di lavorare sul maschile». Da lì è nato Storie spaziali per maschi del futuro, un libro che Francesca ha scritto in 3 anni, scavando nel profondo, mettendo in discussione i modelli assorbiti da sempre. «Ho capito che dovevo liberare da certi pregiudizi innanzitutto me stessa: solo così potevo provare a liberare anche gli altri».

L’incontro che ha cambiato tutto

È stato proprio quel libro, così pensato, lento e necessario, ad accendere la scintilla del nuovo progetto. Tutto è partito da una conversazione sincera e lucidissima con Francesca Panigutto, Head of Communication & Fundraising di Fondazione Libellula. «Non è stata quella solita danza per vedere chi è più grande» dice Francesca Cavallo, ridendo. È stato, piuttosto, l’incontro di due visioni che volevano la stessa cosa: aprire un varco nuovo, reale, per ripensare il maschile a partire dai bambini.

Come funziona Storie spaziali nelle scuole

Da quella convergenza limpida di intenti prende forma Storie spaziali per maschi del futuro – Scuola edition, che nasce dall’urgenza di intervenire prima che i ruoli di genere si irrigidiscano, prima che gli stereotipi diventino regole non scritte. Rivolto alle scuole primarie, dai 6 agli 11 anni, punta a prevenire la violenza di genere fin dall’infanzia attraverso l’educazione all’equità, al rispetto e all’ascolto. Un’alleanza tra Fondazione Libellula, Francesca Cavallo e ScuolAttiva, che si occuperà dei rapporti con gli istituti e i docenti coinvolti nel progetto, che parte proprio dalle storie: perché è lì che bambini e bambine imparano, spesso senza accorgersene, a leggere il mondo. Sei racconti tratti da Storie spaziali per maschi del futuro diventano così sei percorsi didattici completi, accompagnati da attività pratiche, esercizi creativi, momenti di riflessione e strumenti interdisciplinari pensati per entrare nella vita delle classi.

I numeri del progetto: 250 scuole in tutta Italia

Il progetto sarà presentato il 20 gennaio a Roma, in Parlamento, e prenderà forma nei prossimi mesi con una fase pilota che coinvolgerà 250 scuole primarie in tutta Italia, con un’attenzione particolare ai contesti più vulnerabili: 12.500 alunni, 5.000 docenti e oltre 50.000 persone appartenenti alla comunità educante. Perché il cambiamento non può restare confinato tra i banchi.

La formazione per gli insegnanti

Accanto al lavoro in classe, infatti, è previsto un corso di formazione online gratuito e accreditato dal ministero dell’Istruzione, articolato in quattro moduli e guidato da esperti di educazione affettiva, equità e inclusione, con un primo incontro affidato proprio a Francesca Cavallo. Un modo per dare agli adulti consapevolezze e strumenti nuovi, capaci di sostenere i bambini nel loro percorso di crescita.

Anche le famiglie sono protagoniste

E poi ci sono le famiglie, chiamate a essere parte attiva di questo processo. Ogni storia sarà accompagnata da una scheda “Dialogo a casa”, con domande e spunti per continuare il confronto anche fuori dalla classe. In ciascuna delle 250 scuole coinvolte, inoltre, saranno organizzati incontri aperti ai genitori, in presenza oppure online, per costruire un’alleanza educativa solida e condivisa.

Perché è importante iniziare dall’infanzia

Perché è proprio nei primi anni di vita che si formano le idee su cosa significa essere maschi o femmine, su quali emozioni sono lecite, su quali comportamenti vengono normalizzati. Intervenire nella scuola primaria significa seminare oggi le possibilità del domani: offrire immaginari più liberi, relazioni più sane, modelli che non imprigionano ma aprono. Come dice Francesca Panigutto, Head of Communication & Fundraising di Fondazione Libellula, «il rispetto non nasce da solo: si costruisce insieme, ogni giorno».

«Ai maschi chiediamo di essere pionieri»

È proprio nello spazio tra ciò che seminiamo oggi e ciò che potrà crescere domani che Francesca Cavallo colloca il senso più profondo di questo progetto davvero innovativo. «Per la prima volta» dice «ai maschi viene chiesto di essere pionieri: non di aderire a un modello, ma di immaginarne uno nuovo. Un modo di stare nella maschilità che non abbia paura della gentilezza, della vulnerabilità, dell’ascolto». Ma sarebbe riduttivo pensare che questo percorso riguardi solo loro. «Riscrivere il copione del maschile significa riscrivere anche quello del femminile. Significa cambiare lo sguardo che rivolgiamo ai maschi, le aspettative che proiettiamo su di loro». È qui che l’educazione diventa possibilità concreta di trasformazione: nelle storie che raccontiamo, nelle parole che scegliamo, nelle domande che lasciamo aperte. «Se vogliamo un futuro davvero diverso» conclude Cavallo «dobbiamo avere il coraggio di cominciare adesso».