«Ciascuno di noi dovrebbe essere incoraggiato ad assumere la propria diversità, a concepire la propria identità come la somma delle sue diverse appartenenze». Questa riflessione dell’autore franco-libanese Amin Maalouf sposa l’obiettivo del nostro progetto Libere e Uguali nella sua declinazione divulgativa rivolta ai giovanissimi. È importante che i ragazzi siano i primi a riconoscersi come “somme delle loro diversità”, piuttosto che dividersi nelle categorie fittizie e illusorie di “normali” e ”diversi”. Così, insieme a MyEdu (casa editrice specializzata nella realizzazione di strumenti digitali per la didattica) e Fondazione Libellula (network di aziende, persone e comunità unite dalla volontà di prevenire e contrastare la violenza di genere), partner scientifici di Libere e Uguali, abbiamo dato vita a un torneo di debate che per quasi un mese ha coinvolto i 130 ragazzi di tutte le 7 classi quarte del Liceo Scientifico Piero Bottoni di Milano.

La forza del dibattito per imparare a riflettere (e ascoltare)

Gli studenti, divisi in gruppi, si sono sfidati su quesiti tutt’altro che semplici, volti a indagare tutte le prospettive della diversità. Dal background migratorio ai giochi stereotipati, passando per dilemmi etici che mettono in difficoltà persino gli adulti, come le prerogative dei “maschi veri” e i ruoli di genere in famiglia. «Il dibattito è un luogo fisico e pedagogico che costringe a pensare» sostiene Barbara Urdanch, pedagogista, professoressa all’Università di Torino, formatrice AID e membro del Comitato scientifico di MyEdu. «Una vera e propria palestra del pensiero, che insegna a documentarsi, a costruire un di- scorso logico e anche a saper ascoltare le ragioni dell’altro».

La forza di questo metodo è ben nota da anni, come sa Giovanna Mezzatesta, preside del Liceo Bottoni, che l’ha sempre utilizzato, prima in classe come insegnante, poi come progetto diffuso una volta diventata preside: «Rispetto alle discussioni tradizionali, il dibattito costringe a difendere anche opinioni non proprie. Nel tentativo di argomentare una scelta con cui non si è d’accordo, si allena non solo il pensiero, ma anche le capacità oratorie, persuasive e argomentative». Competenze che i ragazzi, forti di anni di dibattiti promossi dalla loro scuola, ormai padroneggiano.

Cosa ne pensano i ragazzi? A parole loro

«Il nostro gruppo doveva sostenere la necessità di ruoli di genere in famiglia, ma nessuno di noi era d’accordo» racconta Francesca Valnegri, 4a G. «Non è stato per niente facile, però siamo soddisfatti anche se abbiamo perso: siamo stati battuti solo per mezzo punto!». Nel loro caso, la tesi da difendere era (parole loro) «un po’ estrema», ma «non è raro che, nel corso del dibattito, si cambi opinione durante la ricerca di informazioni o convinti dalle argomentazioni dei compagni» osserva Rida Al Nahyan, 4a H . Oltre alla dialettica chiara e sicura, i ragazzi hanno dovuto allenare anche il pensiero veloce, come racconta Karen Zhou, sempre 4a H: «Per quanto ci si possa preparare, non si può mai prevedere la reazione degli avversari: rispondere ad antitesi e provocazioni nel minor tempo possibile aiuta ad apparire più sicuri, ma non è facile!».

Claudio Lapenta condivide l’entusiasmo dei compagni, anche se la sconfitta un po’ gli brucia. Quando ci incontriamo per discutere del progetto, incalza: «Non avete scelto molto bene, qui siamo tutti perdenti!». Ma, indipendentemente dal risultato finale, le discussioni sono state arricchenti. Persino lui, che credeva di avere le idee chiare, ha portato i dubbi nati in classe a casa con sé: «Con i miei genitori mi è venuto naturale mettere in dubbio certe abitudini e ci siamo ritrovati a rendere pranzi e cene dei dibattiti».

Una palestra di pensiero anche per gli insegnanti

Anche gli insegnanti si sono interrogati sui temi discussi dagli alunni. Lo conferma Lorenzo Mazzi, professore di Storia e Filosofia della 4a H, che insieme ai colleghi Chiara Tonetti, Adriana Musajo e Valentina Vanadia ha guidato i ragazzi. «Quelli che si dibattono sono temi che ci riguardano tutti e tutte: la nostra scuola li affronta da sempre con grande attenzione, convinta dell’importanza di promuovere scambi consapevoli tra gli studenti. Aiutare i ragazzi in questo percorso ci ha costretto a chiarire le nostre riflessioni. A questo proposito, un momento significativo è stato l’incontro con Fondazione Libellula, che ci ha offerto spunti interessanti su cui confrontarci».

La Fondazione, nell’ottica di preparare ragazzi e insegnanti al progetto ha promosso una serie di incontri. «Era importante chiarire che, perché il dibattito fosse davvero utile, l’obiettivo non era arrivare a una conclusione univoca, ma creare uno spazio di dialogo autentico e rispettoso» afferma Marzia Scuderi, responsabile dei progetti di cura di Fondazione Libellula.

«Noi abbiamo portato all’interno della metodologia del progetto i temi legati al genere e all’equità, ma anche l’importanza di utilizzare un linguaggio ampio, capace di includere esperienze e punti di vista diversi. Abbiamo accompagnato insegnanti e studenti in un percorso di ascolto e confronto reciproco, dove l’esercizio non consisteva nel vincere un dibattito, ma nel mettersi nei panni dell’altra parte, argomentare in modo costruttivo e trovare punti di contatto anche nelle differenze. Il valore più grande è stato questo: imparare che il rispetto nasce dal dialogo e dalla capacità di riconoscere la complessità delle posizioni in gioco».