Con una charity night al Blue note di Milano, abbiamo salutato la seconda edizione del nostro progetto Libere e Uguali. Per una nuova idea di parità. Organizzata da Fondazione Libellula, con Donna Moderna media partner, ha visto tanti ospiti sul paco di questo storico locale milanese, che per una sera davvero speciale ci ha visto tutti riuniti in un gesto di grande speranza e fiducia in un cambiamento che, insieme, sarà possibile. La serata infatti era dedicata alle “voci che generano cambiamento”.

La charity night di Fondazione Libellula

Ad aprire la serata, con Florencia Di Stefano-Abichain, speaker e podcaster, sul palco Francesca Panigutto, Creative director for gender equality & social transformation di Fondazione Libellula, che presenta la campagna realizzata dalla Fondazione per il 25 novembre, Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

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Francesca Panigutto, Creative director for gender equality & social transformation di Fondazione Libellula

La campagna, affissa ovunque nelle nostre città, si fonda su un aspetto poco raccontato ma che parla alla pancia delle persone: il costo sociale legato alla violenza. E così, spesa su spesa, si costruisce uno scontrino lunghissimo. «La violenza di genere, atteggiamento dopo atteggiamento, definisce una spesa totale che non possiamo più accettare: il 5% del PIL» dice Panigutto. «Le 200 aziende del nostro network hanno sposato la campagna perché riconoscono che la violenza vive non solo nei media, ma nel tessuto connettivo della società, che sono le imprese».

La campagna di Fondazione Libellula
La campagna di Fondazione Libellula

La responsabilità delle imprese

Imprese che hanno quindi una grande responsabilità, come sottolinea Debora Moretti, co-Ceo di Zeta Service (azienda fondata dalla madre) e fondatrice e presidente di Fondazione Libellula. Intervistata dalla nostra direttrice Maria Elena Viola, ripercorre la storia della Fondazione da lei creata. «Lavoravo in Zeta Service a un progetto di responsabilità sociale con i detenuti e uno di loro mi raccontò di aver ucciso la moglie. Da lì capii l’importanza di poter lavorare anche nelle aziende nel contrasto alla violenza di genere perché tutti noi, nel nostro piccolo, possiamo cambiare le cose. E così nel 2017 nasce Progetto Libellula e nel 2020 la Fondazione, che rappresenta ora la rete di aziende più estesa in Europa impegnata nel contrasto alla violenza di genere».

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Debora Moretti, fondatrice e presidente di Fondazione Libellula, con la direttrice Maria Elena Viola

Il primo libro di Fondazione Libellula presentato alla charity night

Perché le imprese sono fatte dalle persone e ognuna di esse può cambiare le cose «Attraverso l’educazione dei bambini e dei genitori, la cultura del consenso e del rispetto» esorta Debora Moretti. «Per questo nel 2025 abbiamo stampato il nostro primo libro: Non è normale che sia normale. Uno strumento utile per riconoscere i segnali della violenza, ma soprattutto abbiamo avviato un nuovo progetto nelle scuole primarie».

Il progetto nelle scuole primarie con Francesca Cavallo

Un progetto ambizioso che vede la collaborazione di Francesca Cavallo, attivista e autrice bestseller della dilogia Storie delle buonanotte per bambine ribelli, che racconta la gestazione del suo ultimo libro: Storie spaziali per maschi del futuro. Di questo libro, 8 storie sono state utilizzate per il progetto didattico nelle scuole primarie di Fondazione Libellula, appena partito. «Per scrivere il primo libro ci ho messo 4 mesi, per il secondo 3 anni» racconta l’autrice. «Mentre per il primo libro aveva senso raccontare delle storie di donne vere perché quelle storie erano state cancellate dalla storia, non aveva senso fare un’operazione uguale per i bambini perché l’eccezionalità maschile è uno degli assi intorno a cui nasce l’identità del maschio. Non era l’esplorazione del mondo a cui andavano invitati i bambini ma l’esplorazione del sé» racconta l’autrice.

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Francesca Cavallo, attivita e autrice, con Francesca Panigutto

Mi sono convinta nel tempo che siamo noi a creare la cultura della sopraffazione, siamo noi a pensare che i maschi non siano empatici, siamo noi a educarli all’idea che devono avere una principessa da salvare e che devono salvare il mondo, ma così li condanniamo a non salvare se stessi». L’autrice spiega che dobbiamo lavorare su tutti perché «anche le aspettative sulle persone contribuiscono a farle essere ciò che sono». E lancia un messaggio potente: «Sul dibattito di genere l’Italia è un Paese molto avanti e il progetto di Fondazione Libellula è il più avanzato del mondo».

Le parole contro le discriminazioni della cantante Anna Castiglia

Una delle domande che Fondazione Libellula ha posto nell’ideazione del progetto per le scuole primarie, è quanto il genere abbia influito sulla scelta del percorso lavorativo. E a questo si aggancia la cantante Anna Castiglia nella sua performance alla chitarra, raccontando come il genere influisca sulla carriera di una cantautrice, piena di compromessi, e come anche la musica debba e possa fare la sua parte nella decostruzione degli stereotipi.

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La cantante Anna Castiglia

Giuseppe Delmonte: «Dobbiamo essere sentinelle l’uno dell’altro»

È proprio la decostruzione del linguaggio e del pensiero che ci può aiutare a intercettare la violenza in modo precoce. Shata Diallo, Head of social impact strategy, programs and research per Fondazione Libellula, intervista Giuseppe Delmonte, orfano di femminicidio, presidente dell’associazione Olga – Educare contro ogni forma di violenza. Delmonte, raccontando la sua storia, a cui abbiamo dedicato una puntata della nuova serie podcast Vite spezzate. Le vittime invisibili di femminicidio, sottolinea come tutti noi possiamo fare la differenza non voltandoci dall’altra parte. «Nella mia vicenda, tutti sapevano, e nessuno fece qualcosa per salvare la mia mamma. Questo non deve più accadere. Dobbiamo tutti essere sentinelle l’uno dell’altro».

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Shata Diallo, Head of social impact strategy, programs and research per Fondazione Libellula, e Giuseppe Delmonte, orfano di femminicidio e presidente dell’associazione Olga – Educare contro ogni forma di violenza

Pilar Fogliati, attrice: «Anche il cinema può e deve fare la sua parte»

Anche il cinema può fare la sua parte, come testimonia l’attrice Pilar Fogliati, che sale sul palco del Blue Note intervistata dalla nostra direttrice per commentare l’ultimo film Breve storia d’amore, che parla di tradimento: quanto siamo pronti a indagare questo tema al di fuori dello stereotipo del buono e del cattivo, del giusto e dello sbagliato? «Occorre uscire dalla retorica della morale per raccontare anche il brutto dei sentimenti e delle emozioni» dice l’attrice. E sui maschi che si definiscono “spaventati da noi donne”, dice che sono solo pigri: «Non vogliono fare uno sforzo naturale nel ridefinire i confini. Ma va fatto».

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Il progetto Libere e Uguali. Per una nuova idea di parità è realizzato con la collaborazione scientifica di Università degli Studi di Milano, Fondazione Libellula, H-FARM, MyEdu, Valore D
Partner: Banca Mediolanum, Generali, Jeep, Mundys, WindTre

Tutte le foto sono di Fondazione Libellula