«A Lula, che cresca senza paura». È la dedica che Chiara Tagliaferri affida a sua figlia nel memoir Arkansas. Storia di mia figlia (Mondadori). Una frase che racchiude il cuore del romanzo: il lungo percorso che l’ha portata a diventare madre attraverso la gestazione per altri. Ma partiamo dal principio. Fino al 2016 Chiara si è tenuta a distanza dalla maternità. Poi, a 40 anni, una diagnosi di menopausa precoce e un amore capace di farle immaginare il futuro la portano a ricorrere alla fecondazione eterologa. Inizia un periodo doloroso, fatto di esami, terapie sfiancanti, speranze tradite.

Quando tutto finisce in niente, lei e il marito Nicola intraprendono un viaggio lungo la “ferrovia sotterranea” della Gpa. È un’odissea di 7 anni, tra l’individuazione di un Paese in cui la pratica sia legale, un’agenzia affidabile, la scelta di una donatrice e di una gestante. Tutto attraversato dall’incubo della pandemia.
In Italia la Gpa è reato universale dal 2024
Finché in Arkansas la coppia incontra Daisy, che porterà in grembo la piccola Lula. Ma, poco dopo la sua nascita, la legge n. 824 del 2024 rende la Gpa “reato universale”, punibile in Italia anche se commesso in un Paese in cui la pratica è legale. Il racconto intimo diventa inevitabilmente politico, perché parla del corpo delle donne, del desiderio di maternità e del significato stesso della parola famiglia come unione fondata sull’amore e non necessariamente sul legame di sangue.
Quando il desiderio di maternità arriva tardi
Chiara, lei scrive: «Ci sono arrivata tardi perché dovevo ripararmi dall’incanto e dallo spavento di essere figlia».
«Ci ho messo molto tempo a capire che desiderare di diventare madre non era un tradimento della mia storia di figlia. Sono cresciuta in una famiglia di donne. Mia madre ripeteva a me e a mia sorella di non sposarci e non fare figli, perché sperava per noi una vita diversa dalla sua. È una donna intelligentissima, ma ha dovuto rinunciare al sogno di fare la hostess e girare il mondo. Da ragazza pensavo che mettere al mondo un figlio significasse esporsi alla possibilità di perderlo. Solo incontrando Nicola ho iniziato a credere che qualcuno potesse restare e che anch’io potessi prendermi cura di qualcun altro».
Un percorso lungo e doloroso per diventare madre
Prima della Gpa avete affrontato tre fecondazioni eterologhe.
«Dopo la diagnosi di menopausa, era l’unica possibilità. Nicola era fiducioso, ma tutto andava sempre male. A un certo punto ho iniziato a odiare il mio corpo. Io che prima lo amavo – mi piaceva giocare con la mia immagine, con i vestiti – adesso volevo punire quel corpo che sentivo infertile. Mentre smettevo di mangiare, perdendo peso, i medici continuavano a ricordarmi il peso dell’età biologica».
Avete pensato all’adozione?
«Ci siamo informati. Ci è stato spiegato che i tempi sono lunghissimi e che le coppie giovani hanno maggiori possibilità. Abbiamo capito che non eravamo abbastanza forti per affrontare un percorso estenuante dagli esiti incerti».
La Gpa negli Stati Uniti: regole e tutele
Come siete arrivati negli Usa?
«Lì abbiamo trovato il sistema più regolamentato. Le donne coinvolte sono tutelate da studi legali, contratti, controlli e assicurazioni. Dopo anni di burocrazie, speranze, dubbi, abbiamo conosciuto la gestante, Daisy, e sua figlia Rosalyn. È stata intesa a prima vista, un riconoscersi, un camminare insieme».
Le famiglie d’anima
Sono percorsi in cui soprattutto la donna si sente sola.
«Sì, in quel periodo Michela Murgia è stata fondamentale. Mi accudiva, è stata lei a parlarmi della Gpa: credeva nelle famiglie “d’anima”, persone che si scelgono in nome dell’amore. Mi disse che, se avesse potuto, lo avrebbe fatto lei per noi. Con lei ho imparato a interrogarmi sulle molte forme che può assumere la famiglia. E sulla necessità di testimoniare.
Questo libro nasce come un diario, ma poi è diventato anche una riflessione su temi di cui non si parla abbastanza: l’infertilità femminile e i tanti modi in cui si può esprimere la maternità».

Quanto è stato importante avere un compagno che condivideva la sua scelta?
«Essenziale. Sono stati anni durissimi. Per un periodo con Nicola ci evitavamo, incapaci di gestire il dolore dell’altro. Ma siamo rimasti uno al fianco dell’altra, e questo ci ha salvati».
L’emozione di prendere in braccio la figlia Lula
Ci racconta la magia più grande vissuta con Lula?
«Quando l’ho presa in braccio la prima volta: ero terrorizzata all’idea che potesse cadermi e rompersi in mille pezzi. Quella notte sono rimasta sveglia a cantarle canzoni, io che sono stonatissima. Ho capito che eravamo diventati tre e ho sentito una felicità enorme, che ancora oggi mi spaventa».
La Gpa andrebbe regolamentata non vietata
In Italia la Gpa divide politica e attivismo femminista. Che appello farebbe?
«Senza dubbio ci sono Paesi in cui il corpo della donna è mercificato, la Gpa si fa per bisogno economico, le donne rischiano la vita perché la sanità non è sicura. Ma, come è successo con l’aborto, quando manca una normativa, aumentano rischi e disuguaglianze. Nei Paesi in cui non esiste trasparenza si verificano situazioni terribili: per questo penso che servano regole, non divieti».
La Gpa è reato in Italia dal 2004 e dal 2024 è “reato universale”. Lula è nata a febbraio, 8 mesi prima della nuova legge.
«Siamo stati fortunati. Ma molte famiglie, soprattutto omogenitoriali, vivono nella paura. Anche per questo mi sembrava importante dare voce alle persone cui rimane solo questa possibilità. Tanti mi scrivono dicendo che hanno letto il libro e si sentono meno soli».
I costi della Gpa
Diventare genitori con la Gpa è un privilegio economico?
«Sì, lo è. La Gpa negli Usa, in Russia e in Ucraina ha costi elevati. In Canada e in alcuni Paesi europei è ammessa quella “altruistica” (che prevede un rimborso spese per la gestante, ndr). Io e Nicola abbiamo diviso le spese: i soldi che mio padre mi ha lasciato erano per fare qualcosa di straordinario, e forse l’ho fatto. I desideri non sono diritti, ma meritano di essere ascoltati. E credo che ciò che conta davvero sia che un bambino venga tutelato al di là della modalità in cui viene al mondo».
Il diritto di scegliere se diventare madre oppure no
Cambia il rapporto tra femminismo e maternità: prima rinunciarci era un’affermazione di libertà, oggi si rivendica quasi come un diritto.
«Vero, prima mi sentivo dare dell’egoista perché non volevo figli, oggi mi sento dare dell’egoista perché l’ho voluto troppo. Ma, considerando che molti crescono in famiglie dove abusi e violenze sono la quotidianità, è ancora più importante fare una riflessione su come sia bello essere voluti e amati, al di là dei legami di sangue».
Arkansas. Storia di mia figlia è anche un libro d’avventura
Nel libro ci sono molti riferimenti pop: Twin Peaks, Sailor Moon, Elvis. È (anche) un libro d’avventura.
«Perché sono cresciuta nelle storie. A casa mia, papà si occupava di cucinare e mamma ci donava le storie. Mi sono imbevuta di quell’immaginario, film e libri sono i miei compagni di viaggio. Quando ho deciso che questo sarebbe diventato un romanzo, ho fatto leggere le prime pagine a Nicola e lui ha detto: “Mi piace perché, anche se siamo noi, è come leggere un romanzo d’avventura! Sono curioso di vedere come va a finire”».
Arkansas è un memoir che celebra la vita
Scrive: «A 49 anni, Lula mi ha restituito la voce». Che bambina è Lula? E che madre è Chiara?
«Lula è spregiudicata, non ha ancora conosciuto la paura. Crede che si possa mangiare una nuvola, parlare con la luna e, quando ha in mano un libro, bussa sulla copertina “per far aprire la storia”. Per lei i libri sono porte, come per me. Io credo di essere una madre che ha imparato la pazienza, a non vergognarsi di tutto, a non considerarsi il centro del mondo. Non mi concedo più lo spazio per lo struggimento, adesso è lei al centro del mondo. E voglio stare bene, per poter accompagnare il più possibile la sua crescita. A un certo punto andrà nel mondo ma, ogni volta che tornerà, saprà che noi ci siamo per lei».
In una stagione letteraria piena di memoir sulla morte e la perdita, lei celebra la vita.
«Sì, volevo scrivere un inno alla vita».
Chi è Chiara Tagliaferri
Chiara Tagliaferri, 49 anni, è nata a Piacenza e vive a Roma. Il suo romanzo Strega comanda colore è uscito nel 2022 per Mondadori. Sempre per Mondadori con Michela Murgia ha pubblicato Morgana. Storie di ragazze che tua madre non approverebbe, Morgana. L’uomo ricco sono io e Morgana. Il corpo della madre, ispirati all’omonimo podcast di Storielibere.fm. Dal 2021 conduce gli incontri di Orizzonti Extra alla Mostra del Cinema di Venezia e dal 2025 la sezione Doppio Testo del Bari International Film Festival.