Il suo sorriso emana un entusiasmo contagioso e lei lo sfoggia anche fuori dal campo. Incontriamo Jasmine Paolini all’inizio degli Internazionali di tennis di Roma – che ha vinto nel 2025 sia nel singolare sia nel doppio insieme a Sara Errani, ma da cui quest’anno è stata eliminata al terzo turno nel singolare e costretta a ritirarsi dal doppio per un problema fisico – e scopriamo una 30enne che lavora su se stessa e sa farsi aiutare. Dalla tecnologia, come l’Active 3 Premium di Amazfit che indossa per monitorare il rendimento in allenamento, la qualità del sonno, il bioritmo. Ma soprattutto dalle persone: gli amici, i familiari, il team e una psicologa da cui sta andando per «capire meglio me stessa».

Jasmine Paolini al Foro Italico, 7 maggio 2026. Foto: IPA

Jasmine, è riuscita a fare della sua passione il suo lavoro.

«Sì, e ne sono grata: a volte mi chiedo come sia arrivata fin qui. Il bello dello sport è che ognuno ha la chance di farcela, occorre crederci».

Il segreto per vincere?

«A saperlo! Entrare in campo con l’atteggiamento giusto fa la differenza: è la testa che comanda, il corpo le va dietro. Se prima di una gara pensassi: “Non riesco, sono stanca”, sarebbe dura».

E quando è stanca veramente?

«Capita, l’importante è sforzarmi anche a “ingannare” la mente, a volte. Mi ripeto: “Ora tiro fuori l’energia, tranquilla”». Quando la vediamo urlare di gioia a cosa pensa? «È un momento felice, non penso a nulla» (ride, ndr).

Anche nello sport una donna deve dimostrare sempre il doppio?

«Non siamo messe così male, c’è da fare ancora tanto lavoro, ma il tennis femminile è molto seguito. Anni fa la campionessa statunitense Billie Jean King ha lottato per noi, ci ha insegnato che bisogna alzare la voce e combattere per i nostri diritti anche se costa fatica».

Chi sono i suoi alleati nella vita?

«Il mio team, la mia famiglia e gli amici più stretti: mi conoscono e mi supportano. Poi uso la tecnologia per controllare come mi sto allenando. Monitoro la qualità del sonno, l’attivita cardiaca e il biocharge: quando è basso, capisco che devo ricaricarmi. Ammetto che penso: “Meno male che non ho la partita!”».

E se ce l’avesse?

«Pazienza, scendo in campo carica lo stesso. Mi sono capitate gare in cui non mi sentivo al top, e allora mi sono detta: “Non sarò freschissima, però sono qui”. Abbiamo il potere di auto-convincerci, ripeterci cose negative non porta a niente».

Jasmine Paolini firma autografi ai fan all’ultimo evento Amazfit, di cui è ambassador. La tennista toscana è ora 13esima nel ranking WTA, dopo essere stata per 101 settimane nella top ten del tennis mondiale femminile.

Cosa fa per allenarsi?

«Palestra, corsa, esercizi… Giocare a tennis è la parte più divertente».

È anche uno sport duro.

«Vero, fino all’ultimo non è finita, io me lo ripeto per restare “attaccata” alla partita. Non si smette mai di imparare, tutte le volte è una sfida, io cerco di migliorarmi in ogni occasione».

Da chi si fa aiutare?

«Sto lavorando con una psicologa per conoscermi meglio e fronteggiare le varie situazioni che possono capitare. Tra le colleghe, con Sara Errani ci confrontiamo molto, certe cose magari le ha vissute prima di me, sa darmi il suo parere. Siamo un grande team e condividiamo tanto, anche con i ragazzi».

A competizione com’è messa?

«Sono tranquilla, la competizione c’è sempre, c’è chi la prende meglio e chi peggio. Il tennis è uno sport che si evolve a velocità elevate, io cerco di stare al passo. Djokovic, Nadal e Federer ci hanno insegnato che non si può stare fermi, bisogna sempre aggiungere qualcosa al proprio gioco, altrimenti si torna indietro o si resta sul posto».

Quando ha bisogno di staccare cosa fa?

«Non l’ho ancora scoperto, fatico a rilassarmi, devo sempre fare cose. Mi piace andare in giro per le città in cui disputiamo i tornei, a volte arrivo in hotel stanca e vorrei buttarmi sul letto, ma so che serve uscire. Anche solo per andare al ristorante».

Cosa le piace mangiare?

«Di tutto. Il mio debole è la pizza margherita, la mangio in ogni parte del mondo, ormai si trova buona anche all’estero».

Come inizia la sua giornata?

«Con una bella colazione: stamattina omelette, avocado, un pezzo di pane, frutta, caffè. È tutta una corsa: arrivo al circolo, prendo un caffè, poi palestra, riscaldamento, partita, doccia, massaggio o trattamento, e via in hotel. Il giorno dopo la partita mi alleno sempre almeno un’ora, anche se vinco».

E la sera?

«Dormo! A volte gioco a carte o a biliardo con il team, ma sono scarsissima!».

Con il jet lag come se la cava?

«Ormai sono abituata e mi adatto con facilità. Allenarmi mi aiuta, perché mi stanco e la sera prendo sonno più rapidamente. Ho imparato a evitare il riposino pomeridiano: pericolosissimo!».

Cosa pensa di Jannik Sinner?

«Sta facendo cose che non sono normali. Sta scrivendo la storia del nostro sport, se lo merita, vive un momento incredibile. È di grande ispirazione vederlo sempre concentrato e motivato, ed è bello averlo qui in Italia, nella nostra federazione e nel nostro gruppo».

Il tennis le ha regalato momenti speciali, è stata anche dal Presidente Mattarella al Quirinale.

«Che onore andare lì a celebrare il nostro sport! Ma sono stata felice anche di incontrare Bebe Vio ai Laureus Awards di quest’anno a Madrid e di sapere che Marco Mengoni è venuto alle Olimpiadi di Parigi» (dove lei ha vinto l’oro, ndr).

Jasmine Paolini durante l’incontro con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, lo scorso anno. Foto: IPA

Ha 30 anni, come vive il tempo che passa?

«Bene, onestamente. Quando parlo della mia età, mi guardano come a dire: “Così tanti?”, ci rimangono male. Io cerco di non pensarci, vivo alla giornata, senza farmi influenzare troppo dalle aspettative degli altri».

Sempre con il suo sorriso.

«Dipende dai momenti, ma in genere scendo in campo serena, senza pensare se vincerò o perderò. Punto a rimanere concentrata, tutta l’energia va alla partita, devo sentire che ci sono al 100%, gli altri pensieri non contano».

Medita?

«Sinceramente, no. La mia disciplina è richiamarmi a stare nel presente, in partita esiste solo il qui e ora».

Riesce mai a dirsi “Brava”?

«Sì. Ma a volte sono troppo severa con me stessa, forse perché questo sport lo richiede: c’è subito un’altra partita, un altro torneo. Devo essere competitiva, sempre sul pezzo, il tennis è una macchina che corre e devo starle dietro. Ma è anche giusto fermarmi un attimo e dire: «Vabbè, tutto sommato non ho fatto così male».

Oro alle Olimpiadi di Parigi. Due Billie Jean King Cup vinte con la Nazionale. Se dovesse perdere il suo scettro?

«Per ora cerco di vivere emozioni positive e tenere a mente i momenti belli: ho ricordi speciali delle mie vittorie e quelli non me li porterà via nessuno. Il mio obiettivo resta riuscire a esprimere sempre un buon livello di tennis e godermi le partite mentre le gioco».