La Nazionale femminile di calcio sta scrivendo la storia degli Europei con l’incredibile successo del 16 luglio, cioè la vittoria 2-0 delle azzurre sulla Norvegia a Ginevra, grazie al gol decisivo al 90esimo della veterana Cristiana Girelli. L’impresa è stata leggendaria perché dopo 28 anni le Azzurre si ritrovano tra le prime quattro squadre d’Europa. Ora se la vedranno in semifinale martedì 22 luglio, sempre a Ginevra (da guardare su Rai1 alle 21:00 e in streaming su RaiPlay), contro la squadra vincente della sfida tra Inghilterra e Svezia.

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Alti e bassi del calcio femminile italiano

Sfida, questa, che anima oggi le homepage dei principali siti inglesi e svedesi. Da noi, attenzione doverosa sui siti sportivi ma, per il resto, poche righe: niente homepage, niente prime pagine. Perché? Eppure la vittoria sulla Norvegia è storica, il segno di un cambiamento di cui si è fatto promotore il CT Andrea Soncin, che allena la Nazionale femminile dal 2023. Soncin ha raccolto un’eredità preziosa da quando nel 2019, a sorpresa, l’Italia femminile arrivò ai quarti di finale nei Mondiali di Francia. Raggiungere quel risultato in un torneo competitivo come i Mondiali – in un periodo in cui in Italia le calciatrici non erano nemmeno considerate professioniste (lo sono diventate dalla stagione 2022/2023) – aveva influenzato in positivo la percezione della Nazionale, anche perché fino a quel momento l’attenzione verso il movimento femminile era stata quasi nulla. Poi però le prestazioni più recenti dell’Italia nelle competizioni internazionali sono state deludenti, e così le grandi aspettative sono rimaste disattese. Di conseguenza si è ricominciato a parlarne poco.

Perché bisogna parlare di più del calcio femminile

Oggi invece dovremmo tutti riparlarne, e non solo per la vittoria contro la Norvegia. Parlare di più del calcio femminile vorrebbe dire promuovere la parità di genere non solo nello sport, ma anche nella società. Vorrebbe dire normalizzarlo nell’immaginario collettivo, ovvero portare tutti a pensare che le bambine e le ragazze possano praticare qualsiasi sport, ed essere riconosciute – e guadagnare – per i loro successi. Esattamente come accade per gli uomini. Dare più visibilità a questo sport farebbe sì che le calciatrici di successo possano diventare role model per bambine e ragazze, ispirare cioè le giovani e spingerle a inseguire i propri sogni. Sogni che avrebbero un peso economico importante, non solo per le atlete: dalla collaborazione con le società sportive, le federazioni e le istituzioni, potrebbero crearsi nuove figure professionali tra tecnici, preparatori, giornalisti. Un volano, insomma, di opportunità.

Una nuova era per il calcio

Ma il CT della Nazionale tutte queste cose le sa. Commentando la vittoria contro la Norvegia, ha detto: «È qualcosa di bellissimo, il regalo più bello che potessimo fare a tutte le bambine che ci guardano. Merito alle ragazze che hanno fatto qualcosa di eccezionale, ma merito anche a chi c’è stato prima, ora noi raccogliamo i frutti». Andrea Soncin del resto si sta facendo promotore di un cambiamento linguistico e culturale. Nel dicembre 2023, dopo la vittoria della Nazionale femminile sulla Svizzera nella UEFA Women’s Nations League, aveva detto: «Non è calcio femminile, è calcio». Con questa affermazione, si cerca di ridefinire il modo in cui il calcio giocato dalle donne viene percepito, in Italia e non solo. A febbraio 2025, il CT getta le basi per una nuova era di questo sport, basata sull’essenza del gioco più che sul genere. «Mi ritengo l’allenatore della Nazionale femminile di calcio, non della Nazionale di calcio femminile: cambia tanto».

Siamo di fronte a una vera svolta? Parrebbe di sì. Sempre il CT, ha portato nella squadra un approccio inclusivo, con l’obiettivo, cioè, di dare le stesse opportunità a tutte, aprendo il reclutamento anche alle serie minori. «Il sogno si conquista sul campo» ha dichiarato. Un sogno che si costruisce pezzo su pezzo ma che, per esistere, deve essere raccontato.