Quando il suo primo romanzo, dopo anni di tentativi, fu accettato da un editore, la sua agente lo incoraggiò a usare uno pseudonimo. Lui le chiese perché e lei rispose: «Perché in futuro potresti voler scrivere libri migliori». Ken Follett scelse di usare il suo nome vero e quella decisione gli ha portato decisamente fortuna.

La svolta del 1989 e il successo mondiale

Con 38 romanzi pubblicati e oltre 198 milioni di copie vendute, lo scrittore britannico è uno dei più letti al mondo, tradotto in 80 Paesi e in 40 lingue. Ne ha fatta di strada il piccolo Ken, che passava ore in biblioteca a leggere. La scoperta di James Bond («Rimangono i migliori thriller») e di Shakespeare («Lo leggevo per gli omicidi»), poi il giornalismo, l’attivismo politico e, a 26 anni, il primo romanzo, La cruna dell’ago, una spy story ambientata durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1989, la svolta. Pubblica I pilastri della terra, romanzo storico sulla costruzione di una cattedrale del XII secolo, che diventa una serie tv prodotta da Ridley Scott. I sequel, Mondo senza fine e La colonna di fuoco, e il prequel, Fu sera e fu mattina, hanno consacrato un autore che vive un successo tra i più longevi di tutti i tempi.

Il ritorno in libreria (e a Stonehenge)

Da qualche settimana è tornato in libreria con Il cerchio dei giorni (Mondadori), 688 pagine di adrenalina pura incentrate sulla costruzione di Stonehenge. La storia parte nel 2500 a.C.: Seft, giovane cavatore di selce, è innamorato di Neen e desidera cambiare vita. Troverà il suo scopo realizzando il progetto di Joia, sacerdotessa che sogna un monumento maestoso, un cerchio eretto con le pietre più grandi del mondo, che unisca le tribù della pianura.

Il cerchio dei giorni (Mondadori), il nuovo romanzo di Ken Follet

In questa nuova epopea racconta la storia umana e ingegneristica dietro la costruzione di Stonehenge. Come nasce l’idea?

«Mi sono ispirato al libro di archeologia Come costruire Stonehenge di Mike Pitts. Ci ho trovato quesiti intriganti e novità interessanti e ho pensato che avrei potuto scriverci una storia emozionante».

Come si è preparato per questa sfida su un’epoca priva di fonti scritte?
«L’immaginazione è un dono che ho sempre avuto, fin da bambino. È stata alimentata dal mio amore per i libri: leggevo di tutto, con una curiosità inesauribile. In questo romanzo ne ho dovuta usare parecchia, il resto è basato su studi e su reperti archeologici: in quel luogo sono state trovate migliaia di punte di freccia e di scheletri di persone trucidate. Segno che ci fu una guerra tra le tribù che abitavano i boschi e la pianura».

Nei suoi libri c’è un filo conduttore: persone comuni che compiono azioni straordinarie. Da dove arriva questa fascinazione?
«Credo che lo sforzo che i popoli fanno quando costruiscono qualcosa sia una cosa davvero emozionante. L’atto fisico è unito alla parte emotiva dell’impresa. Molti scrittori si limitano a dire: “Venne costruita una cattedrale”. A me piace descrivere come fu costruita, con quali materiali, in che modo è stato possibile».

Il protagonista Seft si dedica anima e corpo a risolvere il puzzle ingegneristico di come spostare e innalzare le pietre.
«Nell’età della pietra non esisteva la ruota e ancora non si pensava che gli animali potessero aiutare per il trasporto. Quindi, come sono state erette pietre che pesavano 25 tonnellate l’una? Come sono riusciti a trascinarle per 30 chilometri? L’unica spiegazione è che siano state legate con enormi funi ma, facendo un calcolo, per ogni pietra ci volevano 250 persone. E come si poteva radunare così tanta gente? Ho immaginato che la leader fosse una donna, una giovane sacerdotessa con il sogno di unire i popoli della pianura».

Oscar Wilde diceva: «Un sognatore è quello che vede l’alba prima del resto del mondo». Sarebbe stato possibile il progresso dell’umanità senza visionari come Seft e Joia?
«No, il progresso dell’umanità avviene attraverso persone che sanno guardare avanti, che sono capaci di essere guide verso il cambiamento. Joia ha coraggio, ambizione, capacità di leadership. Sogna un monumento che sia simbolo di ordine cosmico e di unità per le comunità di pastori, agricoltori e cacciatori. Lotta per persuadere le tribù e vincere l’ostilità di chi vede nel progetto una minaccia al proprio potere o alle tradizioni. Possiede la conoscenza: padroneggia i numeri, quindi diventa un riferimento per tutti. Ma anche Seft è un visionario: un ragazzo abusato dai familiari che trova nell’amore di Neen e nel progetto di Joia la sua guarigione».

Troon, l’antagonista, incarna le forze della divisione e della violenza. I cambiamenti storici nascono dai conflitti?
«Sì, guardiamo le guerre mondiali o quelle più recenti: sono momenti cruciali, in cui riusciamo a vedere con chiarezza i grandi cambiamenti della storia».

Nei suoi romanzi ci sono spesso donne forti.
«Parlo di donne volitive che non si sottomettono alle regole. E sono incredulo quando qualcuno dice che le donne hanno fatto la Storia in misura minore rispetto agli uomini. Pensiamo alle Suffragette, che con la loro battaglia hanno aperto la strada al diritto di voto per le donne. O alle regine inglesi come Elisabetta I: una donna intelligente e determinata, una stratega politica».

Stonehenge ha qualcosa di sacro, come le cattedrali. Lei che rapporto ha con il soprannaturale?
«Non credo che esista, ma credo nella spiritualità. Le esperienze spirituali sono reali, sono emozioni personali che si provano in determinate circostanze. Quando ho visitato il sito di Stonehenge, ho avvertito una presenza impercettibile: c’è un’aura strana, ti senti come nelle cattedrali».

Ha detto che fin da piccolo voleva diventare una star.
«Sì. Quando facevo il giornalista, ero un semplice reporter che si occupava di cronaca ed ero invidiosissimo dei giornalisti più noti. È una cosa che fa parte del mio carattere. In ogni caso, ho capito che nel successo contano il sogno e la determinazione, ma ci vuole anche tanta fortuna».

Il romanzo è anche una parabola sul bisogno di unione tra popoli. Perché oggi non si riesce a capire che la pace si può avere solo collaborando?
«Non conosco la risposta. Però, se la conoscessi, sarei così felice che andrei subito sui tetti a urlarla».

Ha spaziato dai thriller ai romanzi storici, fino alle biotecnologie. Quali temi le piacerebbe esplorare in futuro?
«Tengo la mente aperta, qualsiasi cosa può stimolarmi un’idea. Per ora non ho temi che voglio approfondire, il mio è più uno sguardo letterario: scriverò qualcosa che penso possa emozionare i lettori».