Dimentica gli occhi azzurri inquieti e addolorati dei personaggi che porta sullo schermo. Lontano dal set Paul Mescal è un ragazzo sorridente, simpatico e loquace. Lo immaginavamo, ne abbiamo avuto conferma alla presentazione di The History of Sound – Sulle note di un amore, il film con cui è adesso al cinema. E ci spezza ancora il cuore. Dallo studente “perso” della serie Normal People in cui ha esordito al misterioso vicino di Casa di Estranei, dal fiero Lucius di Il Gladiatore II al William Shakespeare in lutto di Hamnet Nel nome del figlio, nei ruoli tormentati il 30enne attore irlandese si sente a casa.

Paul Mescal in The History of Sound. Sulle note di un amore

Paul Mescal in The History of Sound. Sulle note di un amore
Paul Mescal e Josh O’Connor in “The History Of Sound – Sulle note di un amore”, ora al cinema, tratto dal libro di Ben Shattuck, in Italia edito da Neri Pozza. Photo Neon and Focus Features

Il film diretto da Oliver Hermanus racconta di Lionel (Mescal) e David (Josh O’Connor), due giovani appassionati di musica che si innamorano mentre girano per le campagne del New England a caccia di canzoni tradizionali subito dopo la Prima guerra mondiale. È il suo ultimo ruolo prima di una lunga pausa. O meglio, del silenzio prima di un’esplosione. Paul reciterà infatti nel monumentale biopic di Sam Mendes sui Beatles, in cui vestirà i panni di Paul McCartney, e nell’ambizioso progetto di Richard Linklater, Merrilly We Roll Along, che girerà nei prossimi 20 anni. «Recitare è la mia vita, amo farlo ogni singola ora di ogni singolo giorno, ma adesso non mi farò vedere per un po’…» scherza.

BEN SHATTUCK THE HISTORY OF SOUND SULLE NOTE DI UN AMORE
Paul Mescal nella foto di copertina del libro di Ben Shattuck “The History Of Sound – Sulle note di un amore” edito da Neri Pozza

Intervista a Paul Mescal: sui passi di Paul McCartney

C’è grande curiosità per il film in quattro capitoli sui Beatles, atteso non prima di un paio d’anni. La rende nervoso interpretare Paul McCartney?

«Come non esserlo… Calarsi nei panni di una persona che ho sempre ammirato è un’emozione unica. McCartney ha cambiato la musica : è una bella responsabilità, ma sono pronto a prendermela».

Si starà preparando anche dal punto di vista musicale…

«Quella è la parte complicata! (sorride, ndr). Il piano lo so suonare, ma sono destro, mentre McCartney è mancino… Spero che imparare a suonare con la mano che non è dominante mi faccia bene al cervello!».

Sta studiando la discografia dei Beatles?

«Ovvio: al momento sono ossessionato da Michelle».

Dietro la cinepresa, e fuori dal set

Con The History of Sound esordisce come produttore. Un’esperienza che ripeterà?

«Sì, ho già alcuni progetti per il futuro. Ma ora voglio concentrarmi sulla recitazione: è già abbastanza difficile… E io ho avuto un grande privilegio a farne il mio lavoro».

Si aspettava tutto questo successo?

«Mai e poi mai. Avevo, come tutti gli attori, l’ambizione di recitare con i migliori, ma non avrei mai immaginato che sarebbe andata davvero così. Quando studiavo teatro (si è laureato al Trinity College di Dublino nel 2017, ndr), gli insegnanti ci dicevano che, secondo le statistiche, solo il 18% di noi avrebbe lavorato con una certa regolarità. Per questo, quando ho ottenuto il mio primo ruolo, ero contentissimo al solo pensiero che qualcuno si fidasse di me… E oggi, dopo appena 6 anni, ho la possibilità di farlo con registi e colleghi che ho sempre ammirato: è la mia più grande fortuna. I miei migliori amici sono anche i migliori attori del mondo».

Qual è il ruolo a cui si è sentito più vicino?

«Sicuramente Stanley in Un tram chiamato Desiderio (che ha interpretato a teatro a Londra nel 2022, ndr). Avevo amato anche il film con Marlon Brando al cinema: Stanley è il tipo di personaggio che vorrei interpretare più spesso. Mi piacciono la sua energia, la sua ansia, la sua rabbia… Persino la sua paura, che a volte spaventa anche me».

L’importanza dello studio, i criteri per scegliere un ruolo

La formazione teatrale l’ha aiutata per i ruoli sul grande schermo?

«Assolutamente sì: il teatro mi ha insegnato a fidarmi del mio istinto».

Come ha ottenuto il ruolo in Hamnet?

«Ho incontrato Chloé Zhao a un festival. Io la conoscevo bene, lei non sapeva chi fossi, ma è stata lo stesso molto gentile. Dopo un paio d’ore ci siamo scambiati i contatti e mi ha detto: “Hai mai pensato di interpretare William Shakespeare?”. Io non capivo a cosa si riferisse, ero incredulo, poi dopo un paio di mesi mi ha chiamato per il suo film! (candidato a 8 Oscar, ndr)».

Come capisce se un ruolo fa per lei?

«Quando mi interessa una parte faccio di tutto per ottenerla, perché so che se venisse data a qualcun altro ci starei malissimo. In base a quanto penso che starei male per un no, capisco quanto la voglio davvero».

Come si prepara?

«Cerco di memorizzare le battute il più in fretta possibile, così al momento del ciak non mi devo preoccupare di dimenticare qualche pezzo per strada e posso concentrarmi sull’interpretazione del personaggio. Ma, in realtà, ogni film è una storia a sé: per quelli in costume, per esempio, devo studiare anche l’epoca in cui sono ambientati… Questa preparazione meticolosa mi aiuta a non farmi prendere dall’ansia».

C’è un aspetto del suo mestiere che vorrebbe evitare?

«I red carpet. Non mi piace mai come vengo in foto! Faccio delle facce strane, si vede che sono in imbarazzo. E dire che passo la maggior parte del mio tempo davanti alla cinepresa…».

Le lezioni imparate nel corso della carriera

Quale consiglio darebbe oggi al Paul di inizio carriera?

«Non fare lo stronzo! Penso che sia fondamentale sempre, ma ancora di più in questo settore dove si incontrano personalità forti. Non conta quanto talento tu abbia: è importante ascoltare tutti quelli con cui lavori ed esprimere le proprie opinioni senza ferire gli altri. Se non sei una persona gentile, nessuno vorrà dividere il set con te».

I suoi personaggi cinematografici preferiti?

«Me ne vengono in mente tanti: Marlon Brando in Fronte del porto, Al Pacino in Il Padrino, Joaquin Phoenix in The Master…E Ryan Gosling e Michelle Williams in Blue Valentine, da sempre il mio film preferito».

Un ruolo che le piacerebbe interpretare?

«Il maggiordomo Stevens di Quel che resta del giorno (Anthony Hopkins nel film del 1993, ndr)».

Come procede Merrily We Roll Along, in cui sarà impegnato per i prossimi 20 anni nel ruolo di un compositore di Broadway che molla tutto carriera e amici per Hollywood?

«Canterò e ballerò… Ci troveremo qualche giorno ogni due anni per girare: alla fine delle riprese sarò un vecchietto!».