Che voce, Serena Rossi. Musicale anche al telefono, piena della sua energia da eterna entusiasta. «E sì che oggi sono stanchissima, mi sono alzata alle 5 per andare sul set e già penso al 3 febbraio, quando a Mantova inizierò la tournée invernale del mio spettacolo. Se non accavallo gli impegni non sono contenta!» ride lei. «La verità è che mi piace lavorare: oltre alla fatica c’è il divertimento, anche se non è semplice tenere tutto in equilibrio». L’attrice e cantante napoletana è emersa da teenager nella soap Un posto al sole, dove ha anche conosciuto il marito Davide Devenuto, dal quale 8 anni fa ha avuto il figlio Diego. Oggi, a 40 anni, si divide tra serie tv di successo come Mina Settembre, dai romanzi di Maurizio De Giovanni, e film d’autore come Ammore e malavita e Diabolik dei Manetti Bros. o Il treno dei bambini di Cristina Comencini.

SereNata a Napoli e La famiglia Panini: i progetti di Serena Rossi

A teatro porta la sua SereNata a Napoli, interpretando le canzoni tradizionali che ha ascoltato da bambina e riscoperto di recente. Il 30 gennaio esce anche l’album omonimo – il primo di Serena – che ne raccoglie 14 riarrangiate ad hoc: tra le più popolari, Era de maggio, Tammurriata nera, Dicitencello vuje. E chissà se sarà ospite del prossimo Festival di Sanremo, dove nel 2019 ha cantato Almeno tu nell’universo per l’uscita di Io sono Mia, il film su Mia Martini di cui era protagonista.

Serena Rossi un aklbum di canzoni napoletanbe
SereNata a Napoli, il primo disco di Serena Rossi.

Di sicuro, tra qualche mese la vedremo su Rai 1 in La famiglia Panini, serie tv diretta da Letizia Lamartire sulla famiglia modenese delle celebri figurine: lei è Olga, vedova con otto figli che deve reinventarsi vita e lavoro. «Una di quelle storie italiane che a me piacciono moltissimo, di gente semplice che esce da periodi difficili grazie alla voglia di rischiare e sognare: rileva un’edicola e con l’idea delle bustine e delle collezioni, insieme ai figli, fa divertire generazioni di bambini al grido di “Ce l’ho” e “Mi manca”. Abbiamo incontrato i nipoti: sono orgogliosissimi della loro nonna, che io interpreto».

Ha dovuto imparare la cadenza emiliana?

«Sì, ho studiato moltissimo insieme a una coach. Ma, appena esco di scena, il napoletano torna più forte di prima» (ride, ndr).

La sua famiglia ha un legame con l’Emilia e Il treno dei bambini. Il film è ispirato a fatti veri del Dopoguerra, quando 70.000 piccoli furono strappati alla miseria del Sud e mandati in adozione temporanea presso famiglie del Nord, prevalentemente in Emilia-Romagna. Sua nonna era una di loro, giusto?

«Sì, perché la bisnonna faceva parte dell’Unione Donne Italiane e riuscì a mandarla a Modena. Dopo aver girato il film, ho rintracciato uno dei figli e nonna Titti l’ha incontrato dopo più di 70 anni. Ha pure sfilato sul red carpet con me all’anteprima. Posso dire che è una figa spaziale? Bionda e curatissima, ancora oggi che ha più di 80 anni. Ha avuto 8 figli, ma è sempre stata così: la femmina napoletana per eccellenza, perfettamente truccata e profumata».

Anche lei e sua madre siete così?

«Io sono molto “low profile”. Se devo vestirmi per il tappeto rosso o altre occasioni professionali, mi diverto; ma scelgo qualcosa che mi faccia sentire a mio agio, non amo essere appariscente. Nella vita quotidiana tolgo i tacchi per stare comoda. Mia madre, pure lei sempre vestita e truccata con cura, mi rimprovera: “Devi farlo per te, mica per gli altri”. Pensi che, dopo aver fatto la speaker in radio e la maestra elementare, si è rimessa in gioco prendendo il diploma di truccatrice. Qualche volta me la ritrovo pure sul set di Mina Settembre».

Come ricorda il momento in cui ha deciso che avrebbe fatto l’attrice?

«Non l’ho deciso, mi è successo. Non ho mai avuto un’ambizione smaniosa. Qualcuno, vedendomi a un matrimonio, mi ha segnalato al regista del musical teatrale C’era una volta… Scugnizzi e, dopo di quello, sono arrivate altre proposte».

Serena Rossi a teatro in SereNata a Napoli (date su ticketone.it). Foto: Anna Camerlingo

Le canzoni del suo spettacolo sono legate a ricordi d’infanzia?

«A dire la verità, fino ai 13 o 14 anni rifiutavo quel repertorio, mi sembrava da vecchi, io preferivo la musica pop. Poi ho iniziato a cantarle ai matrimoni, per necessità, e solo più avanti, ascoltandone i testi, me ne sono innamorata: ho capito di averle sotto la pelle. Se oggi torno a teatro è proprio per far riscoprire al pubblico, con nuovi arrangiamenti, brani che ci emozionano anche da 200 anni. La musica è sofisticata e i testi sono poetici, sono come fotografie della vita di Napoli. E c’è un legame con la mia famiglia: mio nonno, Giuseppe Palumbo, negli anni ’70 scriveva brani per Mario Merola e altri cantanti».

Anche il suo pubblico è legato a Napoli?

«Molti sì. C’è gente che canta con me, urla, piange, sventola la bandiera della squadra…».

Adesso che vive a Roma, che effetto fa tornare nella sua città? Riesce a camminare senza essere fermata per strada?

«Ci torno spesso per lavoro ed è l’occasione per stare con i miei e mia sorella. E per vivere la napoletanità. A volte ho proprio voglia di andare in giro e sentire l’affetto della gente: Roma è una città abituata agli attori e i romani, anche se mi riconoscono, si avvicinano con discrezione. I napoletani mi dicono cose talmente commoventi… Mi fa felice che succeda ogni tanto».

Serena Rossi il primo album dove canta Napoli
Foto: Andrea Gandini

Suo figlio si chiama Diego, impossibile non pensare a Maradona.

«E invece la scelta è dovuta ad altro. Le iniziali di mio marito sono D.D. e, quando è nato lui, volevamo un nome con la stessa iniziale del cognome. Ne abbiamo pensati molti, ma alla fine Diego era il più simpatico. Fra l’altro è juventino come il padre… A Napoli, dove il tifo calcistico è vissuto in maniera esagerata, si sentono dire: “Potete sempre guarire”».

Com’è invece la sua vita a Roma?

«Ci sto da 15 anni e, anche se già abitavo con Davide, all’inizio non è stato facile: ero abituata a una realtà più piccola dove avevo ogni cosa sotto controllo, la famiglia, gli amici, mentre a Roma tutto è più grande. Ora è la città che ho scelto, dove ho preso casa e fatto nascere mio figlio».

Diego è geloso di una mamma così popolare?

«Un po’ sì, va a periodi. Quando era molto piccolo non potevo cantare in pubblico, mi fermava e si tappava le orecchie. Una volta, vedendo dei fan che chiedevano di fare un selfie con me, mi ha detto: “Ti piace così tanto essere ammirata?”. Lui è timido, non ama essere al centro dell’attenzione, anzi: fa di tutto per non farsi notare».

Una reazione al fatto di avere due genitori attori?

«Non direi, anche perché nella vita quotidiana siamo molto tranquilli. Se ceniamo con gli amici, non siamo di quelli che tengono banco con aneddoti e gag».

Tra poco inizierà Sanremo, dove lei è stata ospite nel 2019 e nel 2021. Con che spirito lo segue?

«Il Festival fa parte del mio calendario emotivo, lo amo da quando sono bambina! A casa abbiamo un rito: lo guardiamo tutti insieme sul divano e decretiamo la nostra classifica».

Serena Rossi primo album
Foto: Andrea Gandini

Foto Andrea Gandini. Stylist Flavia Liberatori. Hair Domenica Ricciardi using Cotril Spa. Make up Giovanni Pirri per Simone Belli Agency. Manicure Francesca Napolano.