«Stavolta sono una “madre elicottero”. Una di quelle dominate da un’ansia sconfinata che proteggono i figli in un modo così ossessivo da non farli vivere». Davanti a un caffè Carolina Crescentini racconta, con la schiettezza che la contraddistingue, il suo nuovo personaggio. Dopo la serie Mrs Playmen – in cui era Adelina Tattilo, editrice della celebre rivista erotica italiana – dal 29 gennaio è al cinema con il nuovo film di Gabriele Muccino, Le cose non dette : storia di due coppie (lei e Claudio Santamaria, Miriam Leone e Stefano Accorsi), alle prese con segreti, bugie e dinamiche irrisolte.
Un’occasione per esplorare l’ennesima vita non sua, in una carriera ventennale che procede spedita senza nulla togliere alla vita privata. Si dichiara – ed è – «felicemente sposata» con il cantautore Francesco Motta, è una zia affettuosa, è circondata dagli amici di sempre e da un quartiere che la ama. «A Carolì, t’ho visto, sempre in gamba!» le grida l’ennesimo trasteverino; lei ringrazia e risponde ridendo: «Pure te, però!». Nella 45enne attrice romana non c’è traccia di capriccioso divismo, solo la curiosità di un’assidua praticante di gentilezza.

Carolina Crescentini è Anna ne Le cose non dette di Gabriele Muccino
Muccino come le ha presentato il suo personaggio, Anna?
«Ho sostenuto dei provini, come al solito me li combatto i ruoli. Quando Gabriele mi ha parlato di Anna, mi ha aperto un mondo, quello dei “genitori elicottero”, dove anche un’opinione diversa è vista come deviazione dal progetto educativo. Anna è una donna che vive perennemente in ansia, quindi male. Forse anche perché il marito Paolo ha come unica ragione di vita il lavoro».
Anna è in vacanza in Marocco con gli amici di suo marito.
«Ma non riesce a relazionarsi bene con loro, perché è concentrata sulla figlia adolescente che le sta sfuggendo di mano. Conosco diverse persone vittime di ansia e mania di controllo».

Carolina Crescentini: Medito per gestire l’ansia, ma sono aperta ai colpi di scena
Lei come gestisce l’ansia?
«Faccio meditazione e sport, mi aiuta tantissimo».
E la mania di controllo?
«La sfogo sul lavoro. Sul set sono una perfezionista, mi appunto tutto, sarei brava come segretaria di edizione… Per il resto, sarà anche per la vita che mi sono scelta, sono aperta ai colpi di scena».
Il segreto delle relazioni: libertà, fiducia e zero gelosia
Nelle relazioni è mai stata ansiosa e controllante?
«Mai. Non volendo essere controllata, perché amo troppo la mia libertà, non potrei mai controllare gli altri. Non sono neanche gelosa».
No?
«È chiaro che se me la fai sotto il naso farò un casino, perché mi hai mancato di rispetto. Altrimenti, no: se scelgo un uomo mi fido del tutto, in bilico non ci starei mai. Poi, certo, ogni relazione per definizione è un terno al Lotto».

Anche la sua con Francesco Motta?
«Lo scopriremo, se ci arriviamo, alle nozze d’oro. Intanto lui sta ancora qua, da 8 anni».
L’amore come lo vive?
«A valanga. Sento la necessità di stare in una squadra. Ogni giorno prendiamo schiaffi da tutte le parti, perciò chi ho accanto deve essere un alleato. E io la sua alleata».
Voi due alleati lo siete naturalmente o ci avete lavorato?
«Lo siamo, ma una relazione si costruisce. All’inizio c’è l’infatuazione, poi ti conosci e devi tararti, è un lavoro contonuo. Non andrà sempre tutto bene, però puoi affrontare un conflitto, risolverlo e ripartire».
Vi è mai capitato di litigare “alla Muccino”?
«Con quegli urli là? Soltanto se mi fa “partire la vena”. Sono calma, ma sono anche Ariete: posso esplodere».
Tradimento e amore: la posizione netta di Carolina Crescentini
Con il tradimento, uno dei temi del film Le cose non dette, che rapporto ha?
«Se lo scopro, me ne vado. C’è gente che lo tollera, io a oggi non sono in grado. E quando chiudo, chiudo davvero. Sono fatta così. Conto. Fino a 10 sono bravissima, a 11 basta».
Le hanno mai dato della pazza, come capita ad Anna?
«La madre di un ragazzo che frequentavo tanti anni fa gli diceva: “Le attrici sono matte”. Il tipico cliché. Nessuna di noi si metterebbe a urlare o smocciolare di fronte a cento persone nella realtà. Sì, abbiamo un contatto con una certa follia, ma è la nostra vena creativa. Anche io, in questa società, mi sento percepita come bizzarra nella mia personale “normalità”, però ne faccio un valore».

Tra cinema e verità emotiva
Oltre a smocciolare, qual è la cosa più imbarazzante che ha fatto su un set?
«Tante. Dalla masturbazione in Henry di Alessandro Piva a tutte le volte che mi mostro distrutta e chiedo di non ritoccarmi: il mio lavoro mi permette di fare anche schifo. Mi consente di tirare fuori tutto, essere tutto, fare tutto».
Elisa, interpretata da Miriam Leone, dice che per essere felici non c’è bisogno di avere figli. Concorda?
«Io non ho figli. Ho una fantastica nipotina di 12 anni, figlia di mia sorella, che amo follemente. L’altra volta mi fa: “Zia, ma se ti chiedessero di rasarti i capelli per un film?”. Le ho risposto che se ne valesse la pena lo farei. E lei: “No, zia, non farlo, ti prego”.
Questo per dire che conosco l’amore per i bambini. Allo stesso tempo, anche grazie alla vita che faccio, il peso di non averne non è così opprimente, alle etichette non ci penso. Ma è un problema sociale, diciamolo. Noi donne siamo costantemente assillate di domande che agli uomini non verrebbero mai fatte. Io non rivendico una scelta “child-free”, non sento di dover dare lezioni a nessuno. Vivo la mia vita, figli o non figli. Non voglio neanche farne un atto politico, ma è pesante che me lo si chieda sempre. Finora sorrido, arriverà il giorno che manderò qualcuno a quel paese».
Educazione affettiva e consenso: l’impegno dell’attrice
Quello che fa in 2 cuori e 2 capanne di Massimiliano Bruno, da poco al cinema, è quasi un comizio, invece: a scuola parla apertamente con i ragazzi dell’importanza del consenso e dell’educazione affettiva.
«Due anni fa ho insegnato a un master, è stato bellissimo lo scambio con i giovani attori. L’unico modo per essere utili ai ragazzi è dire la verità. Io sono piuttosto “dritta”, non uso giri di parole.
La nostra società è messa malissimo e sono preoccupata, avendo una nipote preadolescente. L’educazione al consenso e alla gestione del rifiuto è necessaria.
Io mi ritengo una ex ragazzina molto fortunata perché mi è andata bene, ma poteva andare male. La mia educazione sessuale è stata affidata a Cioè, la rivista per teenager. Vorrei che alla generazione di mia nipote fossero gli esperti a spiegare certe cose. Ma siamo in un Paese pieno di resistenze, ci sono genitori che picchiano i professori e altri timorosi, come la mia Anna, che l’educazione affettiva possa infangare il loro “sistema”».
Tra rabbia e felicità e i sogni per il futuro
Cosa la fa arrabbiare?
«Mi fa incazzare che stiamo tornando indietro, che tanti diritti sono a rischio. Non sopporto che pago le tasse e non so neanche se avrò una pensione. E non tollero le ingiustizie, neanche per strada: una volta un tassista minacciava due vecchietti, sono scesa dal motorino e gli ho detto di tutto».
Cosa la rende felice, invece?
«Sentire che quello che faccio è utile. Dopo Mrs Playmen mi hanno ringraziato tante donne, si sono sentite rappresentate. Ho amato molto Adelina, ha lottato per mantenere salda la sua indipendenza».
Alla regia ci pensa?
«Sì, ci vuole una bella storia. Intanto mi hanno chiesto di pubblicare i miei racconti, ma alcuni sono molto privati e non so se dare in pasto una certa fragilità. Non perché non sia in grado di condividere, ma perché non tutti hanno gli strumenti per accoglierla e non mi piace l’idea di essere smangiucchiata».