«In ogni luogo del mondo, ogni giorno, una ragazzina si mette di traverso. Dice no alla guerra, al matrimonio, al velo, al padre, alla madre, alla violenza, al maestro, a dio. Arrischia la sua vita per questo. In ogni posto, una ragazzina decide dove andare e ci va. Che si sappia o meno, che la si veda o meno, lei va». Valeria Parrella, giornalista, scrittrice e drammaturga, torna in libreria con La ragazzina (Feltrinelli), un romanzo civile potente, dedicato a una figura che da secoli divide e ispira: Giovanna d’Arco.

La trama di La ragazzina di Valeria Parrella

Ne hanno dette tante su di lei: vergine, puttana, santa, strega… Fino alla condanna a morte sul rogo per eresia, nel 1431. Valeria Parrella ripercorre la sua storia dall’infanzia, quando sente le voci che le preannunciano una missione molto più grande di lei: riconquistare i territori che durante la Guerra dei cent’anni gli inglesi hanno sottratto ai francesi.

A 16 anni galoppa già in testa a un esercito per rimettere Carlo VII sul trono di Francia, ma fa la guerra in modo diverso da tutti: senza permettere devastazioni e violenze sui civili, cercando solo una pace giusta. Valeria Parrella prende una delle figure storiche più fiabesche di sempre e scrive un romanzo che parla con la voce di una ragazzina ma rivela verità profetiche e senza tempo.

Valeria Parrella: Giovanna d’Arco è un simbolo di libertà femminile

La ragazzina sembra un titolo sminuente, invece restituisce tutta la potenza all’umano che precede l’eroe.

«È quasi la traduzione italiana di pucelle: infatti Giovanna era soprannominata la pulzella d’Orléans. Il significato è “giovane vergine”, quindi ragazzina. Però, quando ho letto le risposte che ha dato in tribunale agli inquisitori durante il processo, mi è sembrata una giovane donna totalmente consapevole di quello che diceva. E mi è risuonata dentro l’epoca – tra i 14 e i 18 anni – in cui molte ragazze si sentono già consapevoli di ciò che pensano e dicono, capaci di insegnare agli adulti “come va il mondo”».

Giovanna, santa e guerriera, è una figura di grande libertà femminile.

«La cosa bella della sua libertà è che non è contro gli uomini, ma oltre loro. In guerra non uccide e impedisce ai suoi soldati di stuprare e devastare. Quando Carlo VII non la convoca a corte, entra senza chiedere il permesso e prende la parola. È incredibile che nel 1400 una ragazzina potesse avere tanta libertà: rifiutare il matrimonio e i figli, guidare un esercito, tagliarsi i capelli e vestirsi da maschio, fregarsene dei giudizi altrui. Giovanna rivendica la sua diversità e la sua libertà. Era indomita, incontrollabile, irriducibile».

Quanto c’è di storico nel libro e quanto di romanzato?

«Nella parte finale cito i libri che ho studiato su Giovanna d’Arco. Le storie su di lei partono dalla Guerra dei cent’anni o dalla sua condanna a morte. La verità storica dice che affermava di parlare direttamente con Dio e con alcuni santi, che fu accusata di eresia, stregoneria e magia; accusata di vestirsi da uomo, di avere problemi mentali, di essere una poco di buono. Ma lei sfida tutti fino alla fine e, quando le chiedono di pentirsi e firmare un’abiura, va dritta verso la morte, a soli 19 anni. La parte romanzata è quella di Giovanna da piccola. Probabilmente era una bambina alfabetizzata, che amava le sorelle e i fratelli ma era diversa dagli altri, perché sentiva le “voci” che la spingevano a una missione: liberare il suo popolo oppresso».

La copertina del romanzo di Valeria Parrella "La ragazzina"
La ragazzina, il nuovo libro di Valeria Parrella per Feltrinelli

Non esistono guerre giuste

Scrive: «Ogni guerra è la stessa guerra», dialogando con il nostro inquietante presente.

«Giovanna cerca di far cessare un conflitto che durava da 78 anni. Per lei era una guerra “santa”, anche se non uccise mai nessuno con la sua spada. Porta solo il vessillo e ogni sera con i suoi soldati fa dire una messa e prega per i nemici uccisi. Questo perché non esistono guerre giuste. Oggi i governanti sovranisti come Putin, Trump e Netanyahu stanno vanificando tutti gli sforzi che abbiamo fatto per liberarci dalle guerre e dai fascismi».

In Giovanna c’è una spiritualità nel gesto umano, prima che nella religione.

«Io non sono credente, ma trovo che la fede di Giovanna sia molto femminile, nel senso che noi donne abbiamo un potere relazionale che gli uomini non possiedono. Siamo capaci di fare rete, la comunità per noi è un luogo di privilegio. Si dice “l’uomo forte al potere” perché il potere per l’uomo corrisponde a comandare. Per le donne, invece, è dire: “Parliamone insieme”».

La fatica (e la forza) della ragazze di oggi

Nel finale è struggente la paura di Giovanna: si fa la pipì addosso, trema, è totalmente umana. Eppure non si pente. Lei scrive: «Ogni ragazzina, quando si mette di traverso, cambia qualcosa». Crede nelle ragazze di oggi?

«Oggi le ragazze fanno fatica su tutto: devono proteggersi dalle aggressioni sessuali e sessiste e dalla società che le vorrebbe omologate; trovare se stesse; difendere il Pianeta che sta morendo. Ma in giro ne vedo di tostissime: dall’attivista per l’ambiente Greta Thunberg a Elena Cecchettin, la sorella di Giulia, vittima di femminicidio, fino a Mahsa Amini, la giovane iraniana uccisa nel 2022 perché portava il velo in modo “sbagliato”. Non è vero che oggi le ragazze pensano solo al look o alla beauty routine, ci sono grandi attiviste in tutto il mondo. E poi vedo i giovani, in generale, che tornano a manifestare nelle piazze: ho fiducia in loro».

Giovanna parla da ragazzina e da profetessa, la sua voce vibra tra due estremi. La lingua del romanzo mi ha ricordato Italo Calvino.

«Grazie per aver citato Calvino, che è uno dei miei più grandi maestri. Mi sono ispirata soprattutto al suo Cavaliere inesistente. Ho scelto un linguaggio contemporaneo, mi sono divertita in particolar modo nei dialoghi, cercando di far parlare i protagonisti come persone del nostro tempo. Volevo anche un libro breve, quindi ho lavorato molto sulla densità».

Lei ha spaziato tra drammaturgia, romanzi, giornalismo. Resta qualche sogno nel cassetto?

«Vorrei scrivere la sceneggiatura di un fumetto. Ma prima devo mettermi a studiare, sono una persona che non fa mai il passo più lungo della gamba».