Le coreografie elaborate, i testi profondi, i gruppi con così tante persone (e personaggi) da rendere impossibile non identificarsi in almeno uno di loro. Sono tante le caratteristiche del pop coreano, o K-pop, che lo rendono un fenomeno che colpisce dritto al cuore. Eppure, alla domanda che ho posto a tutti i cantanti con cui ho parlato su cosa lo rendesse così popolare, hanno risposto tutti allo stesso modo. Citando un sentimento che ormai abbiamo smesso da tempo di associare alla musica, distratti da classifiche, scenografie e tour: l’amore.

L’occasione che mi ha portato ad indagare il mondo K-pop è arrivata nel weekend del 13 e 14 giugno, quando si è tenuto il Gardaland K-Pop Festival. Una vera e propria celebrazione della musica coreana, la prima in Italia, che prevedeva incontri con alcuni amatissimi protagonisti, masterclass di ballo, aree food ed esperienze a tema. Ad arrivare in Piazza Jumanji per incontrare i fan ed esibirsi c’erano nomi come Park Min-Kyu (star del k-drama Single’s Inferno, oltre 628mila follower su Instagram) e Mun Ji-hu (cantante e modello da 986mila follower). Ma anche il dj Yeong Dee, Kisu e Rocky, ex K-pop idol oggi solisti, e la k-pop band Lightsum. Gli ultimi tre hanno risposto alle mie domande sul loro percorso, i retroscena del K-pop e quello che sperano di trovare in Italia, e mi hanno insegnato molto più di quello che si aspettano.

Kisu e Rocky, da idol a solista «è una sfida costante»

Tutti di poche parole, ma scelte, in queste brevi interviste mi hanno fatto capire che interfacciarsi con una cultura così lontana è una boccata d’aria fresca. I due ospiti con il percorso più simile erano Kisu e Rocky: entrambi hanno esordito come idol (cantanti delle band numerosissime tipiche del K-pop) e oggi sono solisti, entrambi abituati a cambiare genere e sperimentare mille avventure.

Kisu, la musica come connessione tra culture

Kisu (nato Choi Ki-su), ha iniziato la sua carriera nella band 24K, poi ha iniziato a recitare nel K-drama Love at the tip of the Tongue e oggi è in tour come cantante solista. «Mi piace molto sia cantare che recitare, ma sono due cose molto diverse», racconta. «Recitando, riesco a raccontare storie di qualcun altro, mentre la musica mi dà l’opportunità di raccontare la mia. Cinque anni fa ho pensato davvero di recitare e basta, ma oggi mi sento molto più felice sul palco: è così che posso incontrare davvero i fan e connettermi con loro. È uno scambio che reputo importantissimo».

Un ritratto di Kisu

Mi stupisce la sua sincerità, quando – ripercorrendo i temi della band e gli inizi da solista – non teme di mettere a fuoco le difficoltà. «I miei giorni nei 24K sono stati tra le esperienze più importanti della mia vita, mi hanno reso chi sono. Così ho imparato la responsabilità, il lavoro di squadra, come comunicare con i fan dal palco… Cominciare a fare il solista non è stato facile: improvvisamente, ero io a dover prendere ogni decisione, e mi sono sentito spesso solo».

L’esibizione di Kisu al Gardaland K-pop Festival

È il rapporto con i fan a motivare Kisu, ed è con l’obiettivo di connettersi con loro che riesce a creare brani e suoni così intensi ed emotivi. «Voglio creare brani che le persone possano cantare insieme ai concerti, creare sentimenti che vadano oltre linguaggi e barriere: negli ultimi anni sono stato in più di 30 paesi, e ho imparato che ogni cultura è diversa ma la musica ha il potere di unire i cuori».

Se dovessi descrivere il K-pop in una frase, direi: «Musica che canta l’amore, oltre ogni confine»

Rocky, la musica come evoluzione costante

Rocky era membro della band ASTRO ed era il più bravo a ballare. Insieme al gruppo ha conquistato il mondo, con hit da oltre 100 milioni di stream, e oggi è al suo primo tour europeo da solista. Dei suoi giorni negli ASTRO, parla con un senso di gratitudine eterno: «Ho imparato a comunicare, dal palco, la mia energia. E quanto è vitale respirar e lavorare insieme come gruppo, quanta forza si può ricevere dai fan».

Rocky al Gardaland K-pop Festival

Come artista solista, è riuscito a spaziare dal pop con cui ha debuttato a generi diversissimi, come dance e R&B. «Quando lavoro alla mia musica, cerco di visualizzare il palco: per questo gravito intorno a generi che non sono solo piacevoli da ascoltare, ma si traducono naturalmente in performance. Non voglio confinarmi a un solo genere, voglio continuare a mischiare tutti i miei colori: non vedo l’ora di sperimentare ancora di più, sia sul palco che in studio!».

L’esibizione di Rocky al Gardaland K-pop Festival

L’unica costante è la danza, che è ancora «la sua più essenziale forma di espressione». E anche lui, come Kisu, non teme di mettersi a nudo parlando delle luci e delle ombre di cambiare carriera così drasticamente. «La sfida più difficile è stata dover avere la responsabilità di tutto. Era inevitabile sentire a pressione, ma allo stesso tempo sapevo che solo così potevo davvero creare la musica e le performance che mi rappresentavano al meglio».

Il mio percorso è ancora fatto di sfide e momenti di crescita. Anche ora, non credo di avere risposte e sicurezze, mi sento ancora uno che impara, sperimento e cerco di definire al meglio il mio vero colore.

Lightsum, come nasce una girlband

Se si pensa al K-pop, alla mente arrivano le immagini di band con decine di membri, coreografie difficilissime e costumi multi-color. Sono le idol band il cuore del pop coreano, per questo quelle delle Lightsum – un girl group di sei membri, tutte diversissime – erano le risposte che attendevo di più.

Le Lightsum sul palco del Gardaland K-pop Festival

Come molti gruppi, anche loro sono state “create” dalla Cube Entertainment, con l’obiettivo di intersecare al meglio «il loro fascino, aspetto e talento». Le ragazze sono giovanissime (hanno dai 19 ai 23 anni), e si ispirano ai grandi che le hanno precedute. «Guardando le performance degli idol più famosi, abbiamo cercato di capire come fare, anche noi, a diffondere felicità». I loro preferiti, comprensibilmente, sono i BTS: «Hanno un’influenza così positiva nel mondo, parlano a così tante persone. Solo a guardarli ci infondono energia e ci ispiriamo a loro in tantissimi modi: la loro passione per la musica, la sincerità con cui si esprimono sul palco, il loro duro e costante lavoro».

Come i BTS e le BlackPink, anche loro sono in tantissime. E non dev’essere facile ragionare insieme, e supportarsi sempre, in così tante. Questo si impara durante i cosiddetti trainee days, i giorni passati a “diventare una band”, assistiti da trainer, vocalist e ballerini – un processo che affrontano tutti gli idol, prima di debuttare ufficialmente (solitamente tramite precisi programmi televisivi, sorte di reality show ad hoc). «Abbiamo vissuto insieme in un dormitorio durante i trainee days, cosa che naturalmente ci ha insegnato a fare compromessi ed essere pazienti le une con le altre. Quando ci sono problemi, ci riuniamo e cerchiamo di parlarne insieme, e chiarire ogni malinteso prima che diventi irrisolvibile. È così che, anche in sei, riusciamo ad andare d’accordo da così tanto tempo!».

Il rapporto con i fans

Un’altra delle cose che mi colpisce di queste interviste è il rapporto che ognuno di questi artisti ha con i fan, persino quelli così lontani come gli italiani. È per incontrarli che girano il mondo, è a loro che pensano quando scrivono, cantano e suonano. «Non potrei fare musica senza di loro», racconta Kisu, «e non vorrei mai essere solo un artista che suona su un palco: voglio condividere il mio percorso con le persone. Per questo cerco di connettermi con i fan anche sui social, dopo i concerti».

Rocky durante l’incontro con i fan al Gardaland K-pop Festival

Anche le Lightsum, che a Gardaland hanno persino festeggiato il compleanno di una delle ragazze, non vedevano l’ora di poter abbracciare i fan italiani. «Per favore, dateci tanto amore e supporto!», chiedevano, prima di quella che era a tutti gli effetti una delle loro prime esibizioni in Europa.

Da Seul a Milano, nel nome dell’amore

È un grande abbraccio quello che si sente leggendo le loro parole, e le giornate passate insieme al Festival sono state altrettanto tenere. Kisu, che ha scelto Gardaland come unica tappa italiana del suo Tour Mondiale, si è divertito tantissimo tra i giochi, e Rocky ha conquistato tutti con il suo debutto europeo. Molti di loro non si sono fermati al parco e hanno visitato l’Italia per completare l’esperienza: le Lightsum sognano di tornare a Milano per la Fashion Week, mentre Mun Ji-hu ha fatto una vera immersione tra i musei della città.

E c’è una cosa del nostro Belpaese che nessuno voleva perdersi, oltre ai calorosissimi fan: il cibo. Su quello, nonostante i loro Tteokkbokki e Kimbap siano buonissimi, abbiamo sempre molto da insegnare. E mentre noi prendiamo appunti sulla loro sincerità e dolcezza, che troppo spesso ci mancano, speriamo che loro facciano il pieno di lasagne, pizza e tiramisù: il nostro modo di dire, senza bisogno di farlo a piena voce, che siamo anche qui pieni d’amore.