In Emilia-Romagna prende il via una sperimentazione che potrebbe cambiare il rapporto tra scuola, estate e conciliazione familiare. Per due settimane, prima dell’avvio ufficiale delle lezioni, alcune scuole resteranno aperte con attività sportive, culturali e musicali dedicate ai bambini delle primarie.
Una misura pensata soprattutto per sostenere i genitori che lavorano e che, ogni anno, si trovano a gestire il periodo più complicato tra la fine dei centri estivi e il ritorno sui banchi.
Scuole aperte in Emilia-Romagna: quando parte la sperimentazione
Dal 31 agosto al 14 settembre, in 42 Comuni dell’Emilia-Romagna, le scuole primarie resteranno aperte con attività dedicate ai bambini tra i sei e gli undici anni. La sperimentazione coinvolgerà le settimane immediatamente precedenti all’inizio delle lezioni, considerate da molte famiglie le più difficili da gestire.
Il progetto nasce da un investimento regionale di 3 milioni di euro e punta a offrire un sostegno concreto ai genitori che lavorano. In quel periodo, infatti, molti centri estivi sono già chiusi e settembre diventa un mese complicato dal punto di vista organizzativo ed economico.
La Regione ha spiegato di avere scelto questa soluzione invece di modificare il calendario scolastico. Secondo il presidente Michele De Pascale, il problema delle settimane prima del rientro in classe richiedeva una risposta nuova, capace di aiutare le famiglie senza cambiare l’equilibrio dell’anno scolastico.
Come funzioneranno le attività prima dell’inizio delle lezioni
Le attività saranno organizzate direttamente nelle scuole e comprenderanno laboratori culturali, sportivi e musicali, oltre a momenti di gioco e socializzazione. Ogni Comune potrà adattare il progetto alle proprie esigenze e alle possibilità offerte dal territorio.
Non si tratterà di lezioni tradizionali. L’idea è trasformare gli istituti scolastici in spazi aperti alla comunità, dove i bambini possano trascorrere giornate stimolanti prima dell’inizio ufficiale dell’anno scolastico. Le attività saranno gestite da educatori esterni e professionisti del terzo settore.
La Regione ha anche chiarito che i Comuni non dovranno seguire programmi rigidi o identici per tutti. Ogni realtà locale potrà costruire il percorso più adatto in base agli spazi disponibili e alle collaborazioni presenti sul territorio.
Perché la Regione punta sulle scuole aperte per le famiglie
Secondo l’assessora Isabella Conti, il tema del calendario scolastico è molto sentito da genitori e insegnanti. Dopo avere ascoltato le diverse parti coinvolte, la Regione ha scelto di non intervenire direttamente sui giorni di vacanza, ma di offrire un servizio nelle due settimane considerate più critiche per chi lavora.
L’obiettivo dichiarato è aiutare le famiglie a conciliare impegni professionali e gestione dei figli. A settembre, infatti, molte attività estive sono terminate e non tutte ripartono prima dell’avvio delle lezioni. Per molte madri e molti padri questo significa dover trovare soluzioni temporanee, spesso costose o difficili da organizzare.
La misura è stata presentata anche come un possibile sostegno alla natalità. L’idea della Regione è quella di rendere più semplice la vita quotidiana delle famiglie attraverso servizi educativi e spazi di aggregazione per i bambini.
Il progetto potrebbe diventare stabile dal 2027
Per ora si tratta di una sperimentazione limitata a 42 Comuni, ma la Regione prevede di estendere il progetto a tutto il territorio tra il 2027 e il 2028. La misura dovrebbe entrare nella futura legge regionale sulla natalità, con un investimento stimato attorno ai 10 milioni di euro all’anno.
Sul progetto sono arrivate anche valutazioni positive da parte dell’opposizione. Elena Ugolini, consigliera di Rete Civica, ha sottolineato l’importanza di costruire una proposta educativa di qualità per il tempo libero dei bambini e di coinvolgere scuole, famiglie e associazioni del territorio.
La sperimentazione dell’Emilia-Romagna apre così un confronto più ampio sul ruolo della scuola durante l’estate e sulle difficoltà organizzative vissute da molte famiglie. Se il progetto funzionerà, potrebbe diventare un modello anche per altre Regioni.