Il congedo di paternità 

Anche lui ha diritto a stare a casa con il bambino e potete scegliere periodi di presenza contemporanea: ecco quali sono le agevolazioni previste e i regolamenti da rispettare

di Laura D'Orsi  - 05 Giugno 2008

Una volta il padre poteva utilizzare il congedo solo nel caso in cui la madre fosse una lavoratrice subordinata che vi rinunciasse. Con la legge sulla paternità dell'8 marzo 2000 il padre ha un proprio diritto al congedo, a prescindere dalla situazione della mamma.

La durata massima del congedo è di 7 mesi e la sua utilizzazione va coordinata con il congedo della mamma lavoratrice, dato che la coppia può sommare al massimo 10 mesi di assenza, da usufruire anche contemporaneamente.

Il periodo cumulativo diventa di 11 mesi se il congedo per la cura del bambino è utilizzato dal padre lavoratore subordinato per almeno 3 mesi (ad esempio: 5 mesi per il padre e 6 per la madre, 7 per il padre e 4 per la madre).

Si può scegliere di utilizzare questo congedo anche mentre l'altro genitore usufruisce di un altro. Perciò il papà può iniziare a rimanere a casa fin dalla nascita del bambino in contemporanea con l'astensione obbligatoria della madre.

Il congedo può essere utilizzato per intero o per frazioni di tempo. Non è stabilita una durata minima, ma è necessaria l'alternanza tra periodi di assenza e di lavoro.

Finora questa opportunità doveva essere utilizzata entro il primo  anno di vita del bambino, ora la durata è molto più lunga: fino agli 8 anni. Per quanto riguarda la retribuzione, questa corrisponde al 30 per cento dello stipendio. I periodi di congedo danno comunque diritto a copertura previdenziale e a una quasi completa computabilità nell'anzianità di servizio.

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