Banksy, la sua arte in mostra a Roma

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Francesco Bonami

Il graffitaro inglese Banksy, nonostante la fama planetaria, continua a mantenere l’anonimato. Fino al 4 settembre sarà in mostra a Roma a Palazzo Cipolla. Il parere del critico Francesco Bonami

War, capitalism and liberty
dal 24 Maggio 2016 al 04 Settembre 2016
Fondazione Roma Museo

È il graffitaro più famoso non del mondo, bensì dell’universo, ma nessuno sa veramente chi sia. Anche se recentemente qualcuno dà per scontato che la primula rossa della bomboletta spray si chiami Robin Gunningham, ex allievo di una scuola pubblica di Bristol. Come si è arrivati a questa conclusione? Con la geolocalizzazione: dove appariva un graffito di Banksy quasi sempre nelle vicinanze c’era pure il signor Gunningham. In realtà chi se ne frega, verrebbe da dire.


Ha successo perché è imprendibile

Banksy è misterioso più della sua arte, se di arte si deve proprio parlare. Non sono così convinto che questo Zorro di Bristol sia proprio un artista. Sicuramente è un grande comunicatore. Il suo stile, più che quello di un grande artista, è quello di un bravo grafico pubblicitario. Ma Banksy è anche un ottimo regista. Il documentario da lui diretto, Exit through the gift shop del 2010, è stato nominato agli Oscar. Se avesse vinto il premio, tutti si sarebbero domandati chi l’avrebbe ritirato. La storia raccontata nel documentario è quella di un francese, Thierry Guetta, ossessionato dalla street art, che va alla ricerca dello stesso Banksy e lo trova. I due diventano amici e Guetta si trasforma pure lui in un artista o in qualcosa del genere.


Crea opere che si capiscono subito

Un personaggio come Banksy è popolare perché il suo stile è semplice, anzi comune a tanti altri graffitari: quello dello “stencil”, ovvero delle mascherine che disegnano un’immagine una volta spruzzate di vernice. Un elemento molto efficace nella sua strategia sono i soggetti che sceglie. Comuni, riconoscibili, popolari: il poliziotto inglese , la regina d’Inghilterra, i bambini, il cuore rosso, il palloncino, il soldato con il mitra. Tutti si identificano nelle immagini che propone. Un po’ come succedeva con gli artisti pop negli anni ’60, anche se loro dipingevano sulla tela e, diciamocelo, in maniera più originale e geniale di Banksy. Paragonate alle lattine delle zuppe Campbell di Warhol o alle sue sedie elettriche, altrettanto politiche, scioccanti e rivoluzionarie, le icone di Banksy appaiono come illustrazioni di un libro di storia contemporanea per i ragazzi delle scuole medie. La cosa che fa di Banksy un caso a parte è il comportamento da guerrigliero. I suoi graffiti compaiono all’improvviso nei posti più impensati: in Irlanda del Nord, dove ancora gli echi delle guerra civile non si sono spenti, nei Territori occupati in Palestina, a Calais, dove sbarcano e muoiono i diseredetati del mondo alla disperata ricerca di un futuro, e in tanti altri luoghi “caldi” del Pianeta.


È troppo noto per essere criticato

Nel 2013 a New York, in un negozio pop up, i turisti potevano comprare un’opera di questo Zorro dell’arte per soli 60 dollari. Oggi alle aste le creazioni di Banksy vengono vendute per centinaia di migliaia di dollari, cifre delle quali non è chiaro quanto il provocatorio artista benefici. L’ex sindaco della Grande Mela Michael Bloomberg ha definito Banksy un vandalo al pari di tutti quelli che imbrattano i muri di proprietà private e pubbliche. Molti la pensano come lui anche se Banksy, in modo simile all’altro street artist Shepard Fairey e all’artista dissidente cinese Ai Weiwei, gode in alcuni Paesi europei dell’immunità popolare, essendo troppo famoso per essere criticato.


Sa provocare con prudenza

L’esposizione di Roma svela principalmente “il Banksy da passeggio”, ovvero opere che possono essere mostrate sulle pareti di una galleria o di un museo. Ci sono il topo con il pennello in mano, che potrebbe essere visto come un autoritratto; le tre scimmie con il cartello che minacciano di sostituire il genere umano; il palloncino a forma di cuore che sfugge dalle mani della bambina; i giovani neri che innalzano la bandiera americana come la famosa foto dei marines in Giappone nella seconda guerra mondiale (ma loro lo fanno sul tetto di un’auto chiaramente vandalizzata); il “bobby” inglese, il vigile, che mostra il dito medio allo spettatore, un gesto da rivoluzionario da salotto. Visitando l’esposizione War, Capitalism & Liberty, capirai che come molti altri artisti Banksy provoca e anche con efficacia, ma mantenendo sempre una certa prudente distanza. I temi che affronta sono seri, gravi e reali. Il modo in cui li svolge, invece, a volte un po’ banale. Come scriveva il professore a matita rossa in fondo ai nostri compiti in classe: «Ti sei impegnato, ma potresti fare di più».


Guarda la photogallery con alcune opere di Banksy:

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    Flags

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    Laugh Now

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    Credits: Ansa

    Love Rat

  • 4 6
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    Napalm

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    Child Bomb

  • 6 6
    Credits: Ansa

    Trolley Hunter 

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