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I cimeli di Mike Bongiorno vanno all’asta

di Aldo Nove
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Vanno all'asta alcuni oggetti appartenuti al presentatore più celebre della nostra tv: uno showman inimitabile che, con le sue battute, teneva tutti incollati al video e andava dritto al cuore. Come lo ricorda lo scrittore Aldo Nove

Vanno all'asta alcuni oggetti appartenuti al presentatore più celebre della nostra tv: uno showman inimitabile che, con le sue battute, teneva tutti incollati al video e andava dritto al cuore. Come lo ricorda lo scrittore Aldo Nove

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Oggi (20 ottobre) a Milano vengono battuti all’asta i cimeli di Mike Bongiorno, dalle tute da sci alle più buffe statue che lo riproducono (il ricavato sarà devoluto a un’iniziativa benefica promossa dalla Fondazione a lui dedicata).

L’occasione è ghiotta perché quei memorabilia appartengono probabilmente al più grande personaggio che la tv italiana abbia mai avuto. Uno che, proprio per le sue qualità, vanta “innumerevoli tentativi di imitazione” di cui il più recente a opera di Fabio Fazio, che dal gennaio 2016 condurrà su Rai3 una nuova edizione del Rischiatutto.

Non a caso, per tanti di noi, e per parecchi anni, la sua trasmissione ha rappresentato l’evento della settimana.

A tavola quasi non si parlava. Si attendeva quel momento. La magia televisiva allo stato puro. Si sparecchiava frettolosamente, con altrettanta fretta si lavavano i piatti e incominciava il rito. Il centro del culto era il televisore. I ritmi degli apparecchi negli anni Settanta erano tali da fare desistere chiunque oggi abbia a che fare con gli schermi di ultima generazione, tablet e affini. Premuto il pulsante di accensione, dopo qualche secondo appariva al centro dello schermo nero un puntino, che lentamente s’irradiava fino a rivelare, in tutto il suo splendore, il programma tanto atteso, ma in particolare il suo conduttore, l’adorato Mike.

Lui incarnava, lasciatemi passare l’ossimoro, “la perfezione dell’imperfezione” (che è quanto, più o meno, Umberto Eco, redattore della trasmissione, avrebbe poi scritto nel suo Fenomenologia di Mike Bongiorno). Il suo celeberrimo invito, “Allegria”, compendiava in un solo termine il boom economico e l’idea che chiunque avesse talento, memoria e prontezza ce l’avrebbe fatta. Mike era basico. Nulla più dell’essenziale, appena corroborato da improbabili quanto memorabili battute tali da apparire strafalcioni casuali, alcuni a sfondo delicatamente sessuale, adatti all’animo puritano dell’Italia di quegli anni.

Mike Bongiorno annullava le distanze tra sé e il pubblico.

Era, come dire, “uno di noi”. Ma con delle differenze. Il suo essere americano lo rendeva esoticamente attraente e forse anche migliore (ricordate, Un americano a Roma di Sordi?). Il suo italiano, a volte stentato (e chissà, forse volutamente), era la delizia di chiunque si sentisse pronto a partecipare a un mondo cui tutti, finalmente, potevano avere accesso. Perché Mike era proprio quello. Un Caronte al contrario che ti traghettava nel magico mondo della televisione, quando ancora essa era più vera del vero. Una frase stereotipata di quegli anni era: «Lo ha detto la tv». Ancora prima, ai tempi di Lascia o raddoppia, i cinema interrompevano la proiezione per lasciare spazio al Mike nazionale.

Se c’è stato un momento in cui la tv è stata espressione di unità nazionale, tutto questo è avvenuto grazie a lui.

Un “non personaggio” rassicurante, al contempo serissimo (famosa è la scena in cui si accorse che una concorrente leggeva su un foglietto le risposte alle domande) e gioioso (nell’espressione, questa sì di matrice americana, che “tutto è un gioco”). I gusti di Mike erano i gusti di tutti. Non capiva la musica contemporanea: celeberrima, per quanto se ne sia persa la registrazione video, la sua perplessità di fronte alle note del grande compositore John Cage, presentatosi come esperto di funghi e vincitore di ben 5 milioni di lire.

Al Mike conservatore (ma conservatore aperto al nuovo) si affiancavano  poi le vallette. Tra tutte, la “ribelle” Sabina Ciuffini (nella foto), rappresentante  dei giovani che Mike non capiva, ma in fondo amava. Mike arrivava  dritto al cuore perché i suoi discorsi erano semplici, diretti,  essenziali. Il suo passaggio all’allora Fininvest coincise con una  parabola calante in cui La ruota della fortuna (cui partecipò anche un  giovanissimo Matteo Renzi) fu forse l’ultimo vero successo.

Al di là dell’amicizia personale, il mondo di Berlusconi e quello di Mike erano diversi.

Mike lo sportivo, l’alpinista, il testimonial di una famosa grappa e di un altrettanto celebre slogan («Sempre più in alto!»), l’ex staffetta partigiana che, in diversi carceri (fu rinchiuso anche due settimane a Mauthausen), rischiò di essere ucciso, poco aveva da condividere con il rampante imprenditore. Il mondo era cambiato. In una delle sue ultime trasmissioni, Genius, il Mike nazionale pareva un pensionato.

Fu il fiuto di Fiorello a coglierne le potenzialità e a riportarlo in auge. Così “il viale del tramonto” diventa in realtà una fase di rinascita. Il “nuovo” Mike Bongiorno, un po’ rimbambito (forzatamente), in un profluvio di parolacce (tenerissime, a modo loro, quasi a ribadire l’impossibilità di adattarsi a un nuovo modo di fare televisione) torna, prepotentemente, alla ribalta. Dove, per noi, SuperMike rimarrà per sempre.

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