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Federica Sciarelli, “Nostra Signora degli Scomparsi”

di Mariella Boerci
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Chi l’ha visto? ha risolto un altro giallo, quello di una madre e una figlia sparite nel 2004. «Assorbo il dolore come una spugna» confessa la conduttrice, da 9 anni alla guida del programma. «Ma ne vale la pena: siamo la speranza che non molla»

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Chi l’ha visto? ha risolto un altro giallo, quello di una madre e una figlia sparite nel 2004. «Assorbo il dolore come una spugna» confessa la conduttrice, da 9 anni alla guida del programma. «Ma ne vale la pena: siamo la speranza che non molla»

Alla fine, con quel suo sorriso dolente e caparbio, Federica Sciarelli ha battuto anche gli imbattibili Ris. Televisivamente parlando, s’intende: 17,32 per cento di share e 4.650.000 telespettatori con il caso Belmonte, andato in onda su Rai 3 il 14 novembre. Ma la bionda giornalista e conduttrice di Chi l’ha visto? ha dato dei punti agli investigatori anche nella realtà, continuando a ripetere per settimane, come un mantra mediatico, il suo invito a perquisire la villetta di Domenico Belmonte, marito e padre delle due donne scomparse otto anni fa a Castelvolturno: «Perché non entrano dentro casa?». Un’esortazione che, alla fine, ha sortito il suo effetto: gli agenti sono entrati nella villetta e, celati in un’intercapedine, hanno trovato gli scheletri di Elisabetta Grande e Maria Belmonte. Caso risolto, dunque. Grazie all’insistenza (e al fiuto) di Federica Sciarelli, già soprannominata “Nostra Signora degli Scomparsi”. Guai però a parlare di scoop! «Io e la mia squadra abbiamo lavorato su una vicenda di cui nessuno, nemmeno la stampa locale, si era voluto occupare», puntualizza con voce rapida e un po’ di cadenza romana.
Se non l’avesse fatto, le due donne sarebbero ancora un fascicolo dimenticato.
«È questo che mi lascia senza parole. Quando ho cominciato a studiare le carte di questo caso, ho pensato che quelle donne non potevano stare che dentro casa. Per una questione di buonsenso: la macchina parcheggiata fuori, l’assenza di movimenti sul conto corrente, la mancanza di avvistamenti da parte dei vicini sia a Castelvolturno sia a Napoli. E poi quel particolare inquietante: un uomo – che è il marito e il padre – che non denuncia la scomparsa della figlia e della moglie».
Come si spiega che gli investigatori non ci siano arrivati?
«Non me lo spiego. Anche perché Lorenzo Grande, fratello di Elisabetta, li ha sollecitati più volte. Finché, stremato, ha deciso di rivolgersi a noi. Purtroppo, il primo ostacolo che i familiari si trovano ad affrontare spesso è l’atteggiamento delle forze dell’ordine, che tendono a sottovalutare la scomparsa accreditando, piuttosto, l’allontanamento volontario».
Le persone si fidano di lei...
«In effetti sempre più spesso la gente mi ferma per strada, mi incita, mi dice “brava”. Però il merito non è tanto mio, è la squadra che è importantissima».
Con le forze dell’ordine che rapporti ha?
«Ottimi e di collaborazione, anche se, come nel caso Belmonte, noi di Chi l’ha visto? a volte facciamo un po’ i “pierini”. Spesso sono i carabinieri e i poliziotti a consigliare ai familiari di rivolgersi a noi. Loro non possono mandare migliaia di volanti a cercare gli scomparsi. Mentre, con i nostri ascolti, è come se noi disponessimo di 4 milioni di occhi puntati come telecamere su tutta l’Italia».
Anche la polizia francese si era rivolta a Chi l’ha visto? per il cadavere di una donna ripescato a Saint-Tropez.
«Quel cadavere stava in obitorio da mesi e nessuno, neppure l’Interpol, era riuscito a dargli un nome. Quando ci hanno inviato la foto, un controllo nei nostri archivi ci ha permesso di identificarlo dalle scarpe: era Elisabetta Puppo, una donna di Genova di cui ci eravamo occupati. Abbiamo un archivio incredibile, con un dossier per ogni persona scomparsa. E una redazione fantastica, capace di stare settimane sulle carte di un’inchiesta».
Ci sono casi che l’hanno coinvolta di più di altri?
«Le dico la verità, per me non ci sono casi di serie A e serie B: mi lascio coinvolgere e mi faccio un mazzo così per tutti. Poi è anche vero che trovare nel sottotetto di una chiesa, mummificata, una ragazza di 16 anni scomparsa da 17 (Elisa Claps, ndr), è una cosa che scuote particolarmente».
Sono nove anni che racconta di persone svanite nel nulla: molte le ritrova, altre no. E nella maggior parte si tratta di omicidi. Quanto è faticoso?
«Tanto, tantissimo. La sera torno a casa e continuo a pensarci, sono una che assorbe tutto, una spugna. D’altra parte, come si fa a calarsi in certi dolori e, poi, girarsi dall’altra parte? Io non posso. E se lo facessi la trasmissione non sarebbe quella che è».
È vero che con alcuni familiari è nato un rapporto che va oltre la trasmissione?
«Il tempo e il dolore creano un rapporto, molti oramai sono amici: Pietro Orlandi, i Claps, Rossella Maiorana, Grazia Collu, Piera Maggio... Piera è venuta a casa mia a mangiare e ha stretto una bella amicizia anche con Giovanni, mio figlio. Per i familiari che aspettano qualcuno senza sapere se tornerà o no, questa trasmissione rappresenta la speranza che non si arrende. Penso a Mario Grosso, che ha ottant’anni. Mi telefona da Pescara e ogni volta mi dice che, prima di morire, vorrebbe sapere che fine ha fatto sua figlia Donatella, scomparsa 16 anni fa... Lei non vorrebbe bene a uno così? Non farebbe qualsiasi cosa?».
Se potesse risolvere un caso...
«Uno? Vorrei risolverli tutti! I casi, per me sono tutti uguali».

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