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Francesca Michielin all’Eurovision gareggia per l’Italia

di Silvia Gianatti

Quando andava a scuola non sopportava di prendere brutti voti. Oggi Francesca mette quella stessa scrupolosità nella musica. «Perché» confida «io sono ciò che suono»

Quando andava a scuola non sopportava di prendere brutti voti. Oggi Francesca mette quella stessa scrupolosità nella musica. «Perché» confida «io sono ciò che suono»

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«Forse ho un po’ di febbre» esordisce Francesca Michielin. La incontriamo nella hall di un albergo di Milano pochi giorni prima dalla partenza per Stoccolma, dove il 14 maggio rappresenterà l’Italia alla finale dell’Eurovision Song Contest 2016. La cantante, 21 anni, ha il viso un po’ stanco, del resto dopo il secondo posto al Festival di Sanremo non si è mai fermata, ma non per questo è meno sorridente.

Quasi non servirebbe farle domande: è un fiume di parole, sempre accompagnate da qualche citazione, da Jovanotti a Platone. Da quando a 16 anni ha vinto X Factor, Francesca Michielin ha finito le superiori, si è iscritta all’università, facoltà di Beni culturali, e al Conservatorio.

A quanti anni ti sei avvicinata alla musica? «A 9. I miei nonni avevano regalato a mio fratello un pianoforte. Lui l’ha suonato per un po’, ma si è annoiato in fretta. Non potevo lasciarlo lì, chiuso a chiave. In realtà volevo imparare il violoncello, ma mia madre mi ha consigliato di partire da uno strumento più completo».

Che bambina eri? «Un po’ cicciottella, alle elementari ero tagliata fuori dal gruppo. Ma non lo ricordo come un periodo triste, anzi: divoravo libri, scrivevo le mie prime canzoni. Ero iperattiva: quando finiva la scuola, compilavo tabelle distribuendo i compiti per ogni giorno di vacanza. Mi sedevo sotto al ciliegio del giardino e fingevo di registrare la mia trasmissione radiofonica. Mia mamma mi diceva di rilassarmi. Io avevo paura della noia».

E adesso? «Tendo a fare la stessa cosa, non sopporto di essere pigra. A volte so anche fermarmi e dormire, ma poco. La musica mi sta aiutando a migliorare parti del mio carattere, a superare i limiti che mi spaventano. E quando non ci riesco, ci riprovo».

È vero che dovevi chiamarti Costanza? «Sì, i miei genitori avevano conosciuto in una locanda, ad Asiago, una donna incinta che avrebbe partorito la sua bimba Costanza nello stesso periodo in cui dovevo nascere io. Mio papà si era innamorato di quel nome. Solo che, quando aspettava mio fratello maggiore, mia mamma aveva preparato due cuori di carta, uno blu per il maschio, Filippo, uno rosa per la femmina, Francesca. Aveva ancora quel cuore rosa per casa, non voleva sprecarlo. Ogni tanto penso che dovrei andare all’anagrafe a cambiarmi nome, anche se sto scoprendo che il mio piace un sacco agli stranieri».

Avevi 16 anni quando hai vinto X Factor: è stato difficile arrivare fin qui? «È stato impegnativo anche perché dovevo finire le superiori e, precisina come sono, non avevo nessuna intenzione di prendere voti bassi. Ho dovuto rinunciare a tante ore di sonno, dire no a proposte di lavoro che non potevo accettare subito. Ho fatto fatica a far vedere chi ero davvero. Credo di esserci riuscita, ora: io sono quello che suono».

Anche oggi continui a fare rinunce? «Sto trascurando tanto la vita personale. Se penso a quanto poco vedo mia nonna sto male, del cuore non ne parliamo. Credo però che queste occasioni capitino una volta sola nella vita e chi mi vuole bene davvero lo sta capendo con me».

In che modo ti sei preparata per l’Eurovision? «Negli ultimi anni per me è stato un appuntamento fisso in tv: lo guardavo sul divano con mamma. Oggi lo considero un bellissimo viaggio: come persona, non solo come artista. Ho scoperto che noi cantanti ci spostiamo sullo stesso pullman e mangiamo tutti insieme. Non è una cosa che succede, di solito. Anche per questo ho deciso di cantare No degree of separation, la versione inglese di Nessun grado di separazione che ho portato a Sanremo. Mi sembra un sogno partecipare».

E «senza i sogni non si va da nessuna parte» hai scritto su Facebook. Ne hai ancora da realizzare? «Sì, e ci sto lavorando. Sono innamorata dell’arte, in tutte le sue forme. Spero ovviamente di continuare con questo lavoro, ma sto anche scrivendo un romanzo. Sogno di comporre colonne sonore, fare cinema, radio e, perché no, mi piacerebbe un sacco, un giorno, condurre un varietà».

Come Laura Pausini? «Ho fatto questo sogno proprio l’altra notte! Con Laura Pausini, poi, ho una caratteristica in comune: la precisione. Lei mi ha dato il consiglio di vivere l’Eurovision con tutta la mia italianità, senza avere la pretesa di risultare internazionale».

Hai paura di quel palco? «Ho paura, ma di me. Anche a Sanremo mi chiedevano chi temessi di più dei miei colleghi. Ho sempre risposto: “Me stessa”. Perché ho una testa che corre, piena di pensieri, anche di paranoie. Quest’anno mi sono ripromessa di provare a vivere con più leggerezza e spensieratezza».

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