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Giovanni Allevi: «Con la musica ho vinto gli attacchi di panico»

di Stefano Cardini
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«Comporre è il mio ansiolitico» confida il Mozart del Duemila. Che col suo pianoforte riempie i teatri. Alla faccia dei prof che lo hanno bocciato al Conservatorio

«Comporre è il mio ansiolitico» confida il Mozart del Duemila. Che col suo pianoforte riempie i teatri. Alla faccia dei prof che lo hanno bocciato al Conservatorio

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Posso toccarti i capelli?

«Certo, tocca pure».

E le mani?

«Ma hai una fissa!» (sorride).

Be’, mi trovo davanti un genio

«Quale genio...».

Sei diplomato al Conservatorio sia in Pianoforte sia in Composizione. E hai venduto 250 mila dischi di “piano solo”, genere non proprio da hit parade

Risponde solo con un sorriso Giovanni Allevi, il Mozart del Duemila. Poi si siede davanti a me. La sua tournée, Allevilive Tour 2008, sta riempiendo i teatri. Ed è appena uscita la sua autobiografia, La musica in testa (Rizzoli). Ma più che per tutti gli impegni che ha, lui sembra preoccupato per il mio registratore. Lo scruta timidamente, nascosto dietro gli occhiali e la caratteristica nuvola di riccioli neri. «Sono un po' agitato. Di che cosa dobbiamo parlare?».

Del tour, del libro, di te. Perché sei tanto preoccupato?

«Scrivere questo libro è stato un lavoro estenuante. Mi sono messo a nudo, cercando di essere sincero dalla prima all'ultima parola» (continua a guardare il registratore con la coda dell'occhio).

Perché lo hai fatto?

«Ora ti spiego (abbassa la voce, fin quasi a sussurrare, e scandisce ogni parola). Io sono ansioso, molto ansioso. E faccio continuamente bilanci. Comporre musica e, in questo caso, scrivere è il mio ansiolitico. Il libro è un bilancio fin qui. Dovevo farlo per proseguire questa meravigliosa avventura che è la mia vita con le mie note».

Che cosa hai raccontato?

«I momenti significativi della mia storia. Le battute d'arresto soprattutto».

Se il mondo intero ti osanna...

«Adesso. Ma mi sono preso tante di quelle porte in faccia».

Racconta

«Dieci anni fa, ne avevo 28, mi ero trasferito da Ascoli Piceno, dove sono nato, qui a Milano per tentare la carriera di concertista classico. I miei genitori si erano opposti. Abitavo in un monolocale e per vivere facevo il cameriere».

E che cosa è successo?

«Dopo vent'anni di studi, mi presento all'esame del Conservatorio di Milano per diventare concertista. Deciso a giocarmi tutto, porto le mie composizioni. Ma vengo bocciato: mi dicono di lasciar perdere, che il pianoforte proprio non fa per me».

Come hai reagito?

«Sono tornato a casa e ho pianto. Ero pieno di vergogna, mi sentivo un fallito. A quasi 30 anni i miei sogni erano andati in frantumi».

Come sei riuscito, poi, a realizzarli?

«Proprio allora ho capito che la musica era il mio destino. Quella sconfitta era un doloroso dono, mi diceva che stavo bussando alla porta sbagliata».

Perché?

«Nel mondo accademico, musicale e no, vince chi si uniforma. La mia libertà nel mescolare la tradizione classica con le tendenze pop contemporanee per loro era una minaccia».

Hai mai provato rancore?

«No, no, mai, davvero! (sgrana gli occhi, scandalizzato dalla domanda). Anzi, ho capito che se avessi passato quell'esame avrei forse perso me stesso. E allora la mia creatività si è moltiplicata. Se volevo aprire la strada a un nuovo modo di fare musica, non potevo contare sulla vecchia accademia».

E l'accademia cosa pensa di te?

«Mi getterebbe sotto un'automobile, a quanto ne so» (si mette a ridere).

Tanto più che ti ha lanciato Jovanotti

«Non è fantastico? (si lascia andare a un sorriso luminoso, l'ansia è passata). Devo ringraziare lui e Saturnino, il suo bassista, che gli ha fatto ascoltare i miei brani e ha prodotto il mio primo disco».

Come te lo spieghi?

«Gli opposti si attraggono: Lorenzo lo era dalla mia cultura classica, io dal suo senso fenomenale del ritmo. Lui cerca la contaminazione, io ne ho terrore. È stato proprio buffo! La prima volta che ho aperto un suo concerto con il pianoforte, per presentarmi ha gridato: “È qui la festa!”».

Che c'è di strano?

«C'è che a me alle feste non m'invitava mai nessuno! Ero il classico secchione un po' sfigato, quello tutto musica classica e pianoforte, una specie di reperto museale insomma. L'unica festa che mi ricordi, in terza media, l'ho passata appiccicato al muro a guardare gli altri ballare con le ragazze. Adesso, invece, c'ero io nel cuore della festa! Ci voleva Jovanotti per invitarmi» (ride di gusto).

E nel tuo cuore chi c'è?

«Una persona che mi sta vicino fin dai tempi in cui avevo tre vite: studiavo per il Conservatorio, componevo per me, facevo il cameriere per vivere».

Come si chiama?

«Preferirei non dirlo».

Dai

«Va bene... Si chiama Nada, è mia moglie e la mia manager. Da lei ho imparato ad accettare la mia fragilità e a trasformarla in una forza. Perché mi ha amato per quello che sono veramente».

È lei a consigliarti questo look casual anche ai concerti?

«Ma no! Concerto o non concerto, io mi vesto così: felpa, jeans e scarpe da ginnastica. Non è mica studiato».

Prima hai detto: «Sono ansioso e me ne vanto». Cosa intendevi?

«Io soffro di attacchi di panico. Ma ho capito che sono una porta verso la creatività. Quando arrivano, penso a una melodia ad altissimo volume, e piano piano li supero. E poi c'è Nada: è molto protettiva, mi tiene sulla sua mano come fossi un passerotto».

Le hai mai dedicato un brano?

«Sì, ma è inedito. È solo nostro».

Le è piaciuto?

«Non gliel'ho chiesto. Ci avevo messo l'anima, di più non potevo dare».

Ad Ascoli Piceno, la tua città, quando ti incontrano per strada mormorano: «Quello è il grande Allevi».

«Li adoro. Pensa che una mia compagna di liceo di recente ha chiesto: “È vero che Allevi era in classe nostra?”».

Perché allora vivi a Milano?

«La mia musica la trovo nel caos della città. Io non compongo stando seduto al piano, ma camminando per strada o andando in metropolitana».

Figli in arrivo?

«Se Dio vorrà».

Non sei più un ragazzino

«Vuoi farmi fare un altro bilancio? (ride e mi ammonisce con il dito). Guarda che poi mi torna l'ansia».

Giovanni Allevi

Nato il 9 aprile 1969 ad Ascoli Piceno, Giovanni Allevi comincia a suonare il pianoforte a 8 anni. A 21 esegue per la prima volta le sue composizioni a teatro, davanti a un pubblico di soli cinque spettatori. Vince premi e concorsi musicali. Ma la grande occasione arriva nel 1997: Saturnino, il bassista di Jovanotti, produce il suo primo disco. Ha inizio così un crescendo di trionfi che lo porta a esibirsi a New York, Tokyo, Hong Kong. Fino allo storico concerto del luglio 2007 in piazza Duomo a Milano, davanti a 50 mila persone.

I suoi successi

I primi due cd, 13 dita (1997) e Composizioni (2003), hanno presentato Giovanni Allevi al grande pubblico. Ma sono stati No concept (2005) e Joy (2006) a fargli raggiungere le 250 mila copie vendute. Cifra incredibile per un solista di pianoforte. L'anno scorso sono usciti il cd Allevilive e il dvd Joy Tour 2007, entrambi registrati dal vivo. Intanto, anche la pubblicità si è innamorata di lui. Il brano Come sei veramente è stato scelto dal regista Spike Lee per la colonna sonora di uno spot della Bmw.

E Back to life ha accompagnato il lancio della nuova Fiat 500.

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