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Jake Gyllenhaal: «Non ho ancora trovato la ragazza giusta»

di Lorenzo Ormando
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Jake Gyllenhaal è un tipo lavoro-e-famiglia. Per il film “Life” si è ispirato al nonno chirurgo. E negli affari di cuore può contare su una consigliera fidata. 

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Jake Gyllenhaal è un tipo lavoro-e-famiglia. Per il film “Life” si è ispirato al nonno chirurgo. E negli affari di cuore può contare su una consigliera fidata. 

Mentre cammino dentro l’Iss, la Stazione spaziale internazionale, penso che, se fosse tutto vero, mi troverei a 400 chilometri di distanza dalla Terra, nelle stesse stanze dove ha vissuto Samantha Cristoforetti. Invece sono “solo” sul set del thriller Life - Non oltrepassare il limite, girato negli Shepperton Studios di Londra. «È così realistico!» esordisce il protagonista Jake Gyllenhaal, tuta da astronauta e casco in mano.

«Pensa che per andare nello spazio, dal momento del lancio, si impiegano 8 minuti. Ci vuole più tempo ad arrivare sul set in auto che a lasciare il Pianeta!» ride. In Life l’equipaggio dell’Iss scopre una forma di vita aliena che potrebbe minacciare l’umanità. «È un film claustrofobico, ma anche una storia sul bisogno di scoprire che non siamo soli nell’universo» spiega il 36enne attore americano.

Tu andresti nello spazio?

No, specie se in compagnia di Ryan Reynolds e degli altri colleghi del cast. Non dureremmo una settimana (ride, ndr).

Che ruolo hai nel film?

Sono David Jordan, un medico che ha trascorso più tempo di chiunque altro sulla Stazione, al punto che il suo corpo si sta deteriorando. Per interpretarlo mi sono ispirato a mio nonno materno Samuel, chirurgo. Mi sono tornate in mente le storie che mi raccontava sui pazienti in ospedale.

Ti affascina il cosmo?

Molto. Noi esseri umani abbiamo mappato la superficie terrestre, e in parte anche gli oceani, ma non siamo ancora riusciti a decifrare l’universo.

Come hai girato la scena in cui volteggi a gravità zero?

Eravamo tutti appesi a dei cavi un po’ scomodi. Inoltre, non ero il più aggraziato del team: Ryan mi prendeva in giro perché, puntualmente, i miei cavi si intrecciavano e io andavo a sbattere da qualche parte, costringendo tutti a girare di nuovo la scena.

Come ti prepari ai tuoi ruoli?

Di solito, prima di interpretare un personaggio, cerco di passare del tempo nell’ambiente in cui si muove. Per calarmi nei panni di un poliziotto in End of watch - Tolleranza zero ho affiancato per 5 mesi gli agenti di Los Angeles.

Ti trasformi anche fisicamente?

Fa parte della bellezza del mio mestiere. Per il film Lo sciacallo ho perso 15 chili: interpretavo un giornalista senza scrupoli, una specie di iena, che viveva di notte. Invece, per Southpaw - L’ultima sfida, mi sono allenato mattina e sera per mesi così da essere credibile nei panni di un pugile.

Ti sei preso qualche pugno in faccia?

Sì, ma un paio di sberle non fanno male a nessuno e io conosco attori che ne avrebbero proprio bisogno! (ride, ndr).

Hai iniziato a recitare a 10 anni.

Sì, tutta la mia famiglia lavora nel cinema: mio padre è regista, mia madre sceneggiatrice e mia sorella Maggie è attrice. Una volta mio nonno, dopo avermi visto in uno spettacolo al liceo, mi chiese: «Quando ti troverai un lavoro vero?». Lui è morto un anno fa e io vorrei dirgli che il lavoro vero lo sto ancora cercando...

È vero che sei bravo in cucina?

Amo stare ai fornelli, a casa ho un sacco di libri di ricette. Se posso, faccio la spesa al mercato e uso prodotti di stagione. Dovendo scegliere un’altra carriera, farei il cuoco.

Oppure il musicista, visto che hai registrato un album.

Da adolescente facevo parte di una band e scrivevo i testi delle canzoni. In giro ci sono ancora i video delle prove che facevamo, il che mi imbarazza parecchio!

Qualche anno fa ti sei trasferito a New York. Perché?

Per 2 motivi: amo il teatro (fino al 23 aprile Jake è in scena a Broadway con il musical Sunday in the park with George, ndr) e volevo stare vicino alla mia famiglia. Dopo il divorzio dei miei genitori, mio padre è rimasto ad abitare a Los Angeles, mentre mia madre si è trasferita a New York, dove vivono anche mia sorella Maggie e le mie 2 nipotine, Ramona e Gloria, di 10 e 4 anni.

Che tipo di zio sei?

Cerco di essere molto presente. Mio padre mi ha trasmesso l’idea che i bambini contano più degli adulti, forse perché sono spontanei e puri.

Ti piacerebbe averne di tuoi?

L’idea di mettere su famiglia finora mi ha intimorito (Jake ha avuto relazioni abbastanza lunghe con le attrici Kirsten Dunst e Reese Whiterspoon, ndr). E mia sorella e suo marito, una coppia splendida, sono il mio modello. Però ho un sistema infallibile per capire subito se una storia d’amore può funzionare o meno.

Qual è questo sistema?

Al primo appuntamento con una ragazze che mi piace, la presento a mia madre. Bella mossa, no? (ride, ndr). Scherzo, ma mia mamma è convinta che, se fosse lei a scegliere per me, troverei in fretta la donna da sposare. Forse ha ragione...

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