La tua vita in un libro: la terza prova di Rosella

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Le concorrenti del talent “La tua vita in un libro” affrontano la terza prova: dare corpo alla propria voce. Ecco la prova di Rosella

TERZA PROVA: INDIVIDUARE LA PROPRIA VOCE  

Annoto l’ennesimo cognome sulla lista delle persona da richiamare, lo metto in coda a tutti gli altri come se non fosse il mio capo. So che mi converrebbe metterlo in cima ma da anni ho accettato quelli che sono i limiti del mio carattere. Sono assolutamente incapace di agire per convenienza personale e soffro di un perenne scrupolo di coscienza. Questo significa spesso brontolare ma fermarsi oltre l’orario, aprire una pratica e consigliare di farne un’altra, sviscerare i problemi ed essere chiamata da fratelli, nonne e prozii per quel favore che possono chiedere solo a te. Il mio capo e gli altri si sono rassegnati a questa, come all’altra faccia della medaglia: quando nella mente si affollano troppi pensieri divento intrattabile. In queste situazioni c’è chi ha imparato a riconoscere la ruga che mi si forma in mezzo alla fronte e semplicemente aspetta che la luna cambi. Chi invece sa spiazzarmi con l’ironia: «Pronto, sono sempre il tuo capo, no, senti prima ti chiamavo per un aumento, ora te lo scordi. Vorrei solo dirti se mi rispondi alla mail di due giorni fa, sai quella poco importante sulla programmazione annuale delle ferie?» In effetti non sono brava nemmeno in questo, organizzare la mia vita privata. Sono famosa tra gli amici per andare alle mostre quando sono finite, confondere le date dei matrimoni, decidere partenze improvvise o prestare la mia casa a ospiti improbabili. Il mio zio novantenne è solo l’ultimo della serie. Posso sembrare un po’ bizzarra ma alle fine l’importante è non prendersi mai troppo sul serio.

Il commento della editor Nina

La scelta di esporre i limiti invece delle virtù fa del testo di Rosella un gioiello di autoironia e chiarezza espositiva.

Funziona La leggerezza (molto diversa dalla superficialità), che Rosella maneggia con sapienza, sfruttandola per comunicare al lettore alcuni aspetti di sé senza esplicitarli.

Non funziona Cercherei di asciugare, ove possibile, i giri di parole, per rendere la scrittura ancora più efficace (per esempio, “… da anni ho accettato quelli che sono i limiti del mio carattere” potrebbe diventare: “… da anni ho accettato i limiti del mio carattere”, rendendo la lettura più fluida).

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