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Tv, famiglia e antimafia. Con Letizia

di Sara Sironi
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Letizia Maniàci è siciliana, ha 23 anni e lavora con il padre a Telejato, un'emittente popolare e dissacrante che non piace a Cosa Nostra

Letizia Maniàci è siciliana, ha 23 anni e lavora con il padre a Telejato, un'emittente popolare e dissacrante che non piace a Cosa Nostra

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"Qui non c'è niente da filmare, vattene alla spiaggia di Mondello..."

E giù insulti. Lei non si scompone, continua a riprendere i mafiosi che la minacciano dalla gabbia degli imputati e all'uscita del tribunale controlla i freni della macchina prima di tornare a casa. Ordinaria follia, ordinario coraggio di una ventitreenne, "giornalista siciliana emergente", come recita la targa del Premio internazionale di giornalismo Maria Grazia Cutuli.

Letizia Maniàci lavora per Telejato, una piccola emittente televisiva della provincia di Palermo che trasmette in una zona ad alta "densità mafiosa", nel comprensorio dei comuni di Partinico, S.Giuseppe Jato, Corleone e Cinisi (il paese natale di Peppino Impastato, ricordato nel film I cento passi di Marco Tullio Giordana). L'ultimo scoop è stato l'arresto del boss Lo Piccolo: gli inviati di Telejato sono stati gli unici ad arrivare sul posto. Le tv nazionali e internazionali hanno richiesto le loro immagini.

Pochi computer, vecchi monitor, tre telecamere portatili e un farmaco contro la gastrite sempre pronto per l'uso: ecco gli strumenti del mestiere di Pino Maniaci, l'istrionico e iperattivo padre-padrone dell'unica "televisione comunitaria" siciliana (una formula che prevede pochi spazi pubblicitari in cambio di agevolazioni fiscali) che produce ogni giorno due ore di telegiornale  dagli ingredienti semplici.

Linguaggio popolare e dissacrante, nessuna censura, vicende quotidiane raccontate tramite interviste e testimonianze dirette. Uno stile "fastidioso" per molti potentati locali che hanno ricoperto di querele la testata, già bersaglio di accuse di qualunquismo ed estremismo. Ma Telejato è molto seguita proprio perché parla senza peli sulla lingua di questioni ambientali, di economia, di degrado della politica, di speculazioni sul territorio, di mafia.

E qui il gioco si fa duro. Dopo le denunce per diffamazione arrivano gli avvertimenti, le gomme tagliate, i pugni e i calci sferrati dal figlio di un boss: l'aggressione a Pino Maniaci del gennaio scorso finisce sui telegiornali nazionali, arriva la scorta.

Tuo padre è stato aggredito cinque mesi fa: questo episodio ha cambiato il tuo modo di lavorare?

"Tornavamo da Cinisi, dove eravamo andati a realizzare in serata un servizio. Casualmente guidavo io, perché quel giorno mio padre non stava molto bene. Arrivati in centro, ho posteggiato la macchina e sono andata a prendere la mia. Poco dopo mi ha chiamato dall'ospedale: era stato aggredito da due delinquenti (uno è il figlio del boss Vito Vitale) che hanno tentato di strangolarlo dopo averlo pestato con calci e pugni. Ora ha la scorta, ma ha rifiutato la tutela permanente 24 ore su 24 perché non ci permetterebbe di svolgere la nostra attività. Io lavoro sempre allo stesso modo, forse con un po' più di paura, ma resto determinata. Fortunatamente io non sono mai stata aggredita."

Per lavorare con tuo padre hai lasciato gli studi. La redazione di Telejato, la tua famiglia... C'è un confine tra le due?

"Tutta la mia famiglia collabora alla realizzazione del telegiornale: i miei genitori Pino e Patrizia, mio fratello Giovanni che ha 20 anni e Simona, la più piccola. Con noi lavorano molti altri collaboratori che si dividono tra studio, lavoro e tempo sottratto alla famiglia. Voglio citarli: Gianluca Ricupati, Francesco Buzzotta, Salvatore Leto, Romilda Parente, Leo, Carla e tanti altri. Telejato è... un lavoro e uno stile di vita, insieme. Cerco di conciliare gli orari della tv con la mia vita privata, anche se è molto difficile. Comunque sono una ragazza normalissima... La mattina realizzo le interviste e i servizi, poi lavoro in regia alle 14.15 (orario in cui inizia il tg che dura quasi due ore, incredibile ma vero!). Pranzo veloce intorno alle 17 e poi si riprende di nuovo a lavorare per i servizi dell'indomani. La sera se non sono troppo stanca esco un po' con il mio ragazzo."

Una vita molto dura. Ne vale la pena? Riesci a vedere i risultati del tuo impegno?

"La Sicilia è cambiata, sta cambiando, ma c'è ancora tanto da fare. Telejato contribuisce a questo cambiamento perché incoraggia le persone a denunciare le malefatte della mafia (e non solo). Dopo gli arresti illustri serve una rivoluzione culturale che risvegli le coscienze di chi dorme, assopito nell'omertà. L'informazione ha questo ruolo fondamentale. I mass media sono considerati la fonte della verità? E allora è importante che trasmettano valori veri, come legalità e giustizia."

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