Anagrafe tributaria: ecco cosa controlla il fisco

Credits: Disegni di Teresa Sdralevich
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di

Giorgia Nardelli

L'Agenzia delle entrate sta acquisendo da banche, Poste e istituti finanziari informazioni che ci riguardano per aggiungerle all’Anagrafe tributaria. Dobbiamo temere questa analisi dei nostri conti correnti?

«L’obiettivo è individuare i casi anomali più vistosi e i soggetti che movimentano milioni di euro per costringerli a pagare le tasse» dicono dall’Agenzia. Vediamo come funziona.

Che cosa sanno di te

Il 31 marzo le banche e gli operatori finanziari hanno comunicato all’Agenzia delle entrate le informazioni relative al 2015, cioè il saldo iniziale e finale dei nostri conti correnti, la giacenza media annua, il totale delle somme accreditate e addebitate durante l’anno.

Come usano i dati

Un’unità speciale dell’Agenzia incrocerà questi dati con le informazioni provenienti da altri database come quelli delle dichiarazioni dei redditi o dallo “spesometro” (l’archivio dove sono registrate le spese dei contribuenti superiori a 3.600 euro) per effettuare le cosiddette “analisi di rischio”. «Un esempio? I funzionari possono chiedere al sistema di emettere la lista di chi spende il 50% in più di ciò che dichiara o di chi ha sul proprio conto corrente somme non giustificate dal reddito» spiega Pasquale Saggese, ricercatore della Fondazione nazionale dei commercialisti.

I nostri consigli

I controlli possono essere fatti solo sui dati degli ultimi cinque anni. Per stare più tranquilla, quindi, conserva gli estratti conto e i documenti bancari che riguardano l’ultimo quinquennio, così avrai traccia di tutti i movimenti e potrai giustificare spese o somme accreditate sul tuo conto. «Se vuoi donare denaro a tuo figlio o saldare un debito, usa un unico bonifico bancario e specifica la causale» chiarisce Saggese. Evita di dividere la somma in tanti bonifici: è un metodo usato comunemente dagli evasori.

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