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Bancomat e carte di credito: davvero li useremo per caffè e giornali?

di Oscar Puntel
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Dal prossimo anno, si potrebbero usare le carte elettroniche anche per i piccoli pagamenti, quelli sotto i 5 euro. Lo propone un emendamento alla Legge di Stabilità che, se entrerà in vigore, ci permetterà di pagare il caffè al bar o acquistare il giornale con il bancomat. Ma l'Italia è pronta? E se i commercianti avranno delle agevolazioni, non si ripercuoterà poi su di noi? Abbiamo indagato.

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Dal prossimo anno, si potrebbero usare le carte elettroniche anche per i piccoli pagamenti, quelli sotto i 5 euro. Lo propone un emendamento alla Legge di Stabilità che, se entrerà in vigore, ci permetterà di pagare il caffè al bar o acquistare il giornale con il bancomat. Ma l'Italia è pronta? E se i commercianti avranno delle agevolazioni, non si ripercuoterà poi su di noi? Abbiamo indagato.

Pagare il caffè al bar con una carta di credito. Acquistare il vostro giornale e passare un bancomat, anziché allungare gli spiccioli. Dal prossimo anno, si potrebbero usare le carte elettroniche anche per i piccoli pagamenti, quelli sotto i 5 euro. Ma davvero abbracceremo la moneta digitale per lasciare quella sonante?

Via libera ai pagamenti con bancomat sotto i 30 euro

Micropagamenti, piccole spese che potranno essere fatte con carte di credito, bancomat e prepagate: lo prevede un emendamento, presentato dal Pd e approvato durante la discussione della Legge di Stabilità. Due le misure introdotte: non ci sarà più il tetto dei 30 euro, sotto il quale il commerciante poteva rifiutarsi di accettare il pagamento elettronico; inoltre, i negozianti dovranno mettersi in regola e installare i Pos, le macchinette accetta-carte. Guai a storcere il naso, o rifiutarsi, davanti al cliente che vuole pagare con quella modalità. Scatteranno le multe.

Le resistenze italiane ai pagamenti digitali

La nuova norma vuole spingere la diffusione di pagamenti digitali. “Penso sia una questione di libertà. Vogliamo che i cittadini siano liberi di scegliere come pagare, in qualunque situazione. #lavoltabuona”, ha commentato via twitter il deputato Sergio Boccadutri, primo firmatario del provvedimento. Il problema è che c'è una forte resistenza culturale a imboccare la strada dell'e-payment, nuovo termine che indica i pagamenti elettronici. Per esempio, gli italiani non hanno mai beneficiato veramente di un loro diritto, deciso nella passata finanziaria: la possibilità di pagare con bancomat le spese sopra i 30 euro. Semplicemente, in pochi lo sapevano. Vi è una tradizione tutta italica e atavica nel maneggiare il denaro, ed è legata al controllo della spesa. Le molte resistenze stanno proprio qui: la convinzione che pagare digitalmente non permetta al consumatore di monitorare i flussi della sua cassa personale. Come se Internet infrangesse la porcellana del nostro salvadanaio.

La paura delle frodi

E poi c'è la paura di essere frodati. Il sospetto che qualcuno possa rubare le password di accesso alle carte e quindi disporre del nostro denaro. Una barriera che è soprattutto psicologica e legata a notizie percepite sui media, ma in parte ingiustificata, visto che i dati della Sepa, l'Agenzia della Banca centrale europea che monitora i pagamenti nell'area dell'Unione, ci dice che i rischi per le transizioni in Italia sono dello 0,022%, al di sotto della media europea (0,039%).

Quante carte abbiamo in tasca?

Queste comprensibili preoccupazioni trovano riscontro nei dati 2014 diffusi dalla Banca d'Italia. Si evidenzia un aumento di quelle carte elettroniche dove bisogna inserire un Pin: le carte bancomat attive, abilitate al Pos, sono passate da 44 milioni del 2013 a 47 milioni del 2014. In aumento anche le carte multiuso (da 19,8 a 22,5 milioni). Quelle di credito, invece, sono in calo. Erano 13,1 milioni due anni fa, oggi siamo a 12,2 milioni.

I Pos sono in aumento

I Pos (Point Of Sale), il circuito che ci permette di pagare la spesa al supermercato o una cena al ristorante con una carta elettronica, sono in aumento. Potrebbe spiegarsi come effetto della legge di stabilità dello scorso anno, che aveva imposto a tutti i professionisti di dotarsi di quelle macchinette, anche se in pochi si erano adeguati. Alla fine del 2014, le macchinette Pos sono 1,8 milioni, in aumento del 20% rispetto agli 1,5 milioni del 2013. La ritrosia dei commercianti nel non accettare pagamenti elettronici è in parte spiegata sia dai costi dello strumento, sia dalle commissioni da pagare alla banca, su ogni strisciata del consumatore.

Scendono le commissioni bancarie sui Pos

Da adesso le cose cambiano: un regolamento europeo che entra in vigore dal 9 dicembre ha posto un tetto ai “prelievi” sulle transazioni: per i bancomat e le prepagate, la commissione non dovrà superare lo 0,2%; per le carte di credito, lo 0,3% di quanto pagato. L'Abi, associazione bancaria italiana, ha già fatto sapere che questo taglio delle commissioni potrebbe ritorcersi contro gli stessi clienti delle banche: ci faranno pagare di più i costi delle nostre carte elettroniche.

Va aggiunto che l'emendamento alla legge di stabilità sui micropagamenti impone alle banche e ai gestori di pagamenti elettronici nuove misure contrattuali per regolare anche questi micropagamenti. Dovranno essere definiti entro il primo di aprile 2016: se non ci saranno, verrà fissato un limite legale dei 7 millesimi per le carte di debito e di un centesimo per le transazioni con quelle di credito.

E le altre forme di pagamento?

C'è una nicchia di pagamenti, dentro il commercio elettronico con le carte, che sta conquistando sempre più spazio: sono i pagamenti con smartphone, ovvero l'uso di carte in modalità “contactless”, cioè senza che si sia un contatto “di inserimento” in un Pos. Di fatto, “dematerializzano” la stessa carta di credito o il bancomat. Si parla di “New digital payment”. L'Osservatorio “Mobile Payment” del Politecnico di Milano riporta che, a fine 2014, i flussi di denaro con questi sistemi sono stati pari a 18 miliardi di euro. E stima per il 2017, un valore quasi triplicato: fra i 36 e i 49 miliardi di euro.

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