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Canone Rai: il decreto va rivisto. Slitta il pagamento?

di Lorenza Pleuteri
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Mancano poche settimane all'invio delle prime fatture che includono il canone in bolletta e dal Consiglio di Stato arrivano pesanti critiche sul decreto del Ministero per lo sviluppo economico. Il tempo stringe e i consumatori chiedono di prorogare le scadenze.

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Mancano poche settimane all'invio delle prime fatture che includono il canone in bolletta e dal Consiglio di Stato arrivano pesanti critiche sul decreto del Ministero per lo sviluppo economico. Il tempo stringe e i consumatori chiedono di prorogare le scadenze.

Si ingarbuglia il pasticciaccio del nuovo canone Rai, da quest’anno inserito nella bolletta elettrica. A meno di tre mesi dal pagamento della prima maxi rata, con la bolletta della luce di luglio, arriva un intoppo. La Sezione consultiva del Consiglio di Stato, chiamato per legge ad esprimere un parere, ha bloccato lo schema di decreto con il quale il ministero dello Sviluppo economico avrebbe dovuto disciplinare la materia e dare chiarimenti pratici. Così come è stato scritto, oltretutto in ritardo sui tempi previsti, il testo non ha ottenuto la promozione al primo colpo.

Le conseguenze? Un esempio, per capire i riflessi concreti. Il canone lo deve pagare chi detiene un “apparecchio televisivo”, stando alle norme in vigore da decenni. Ma se non si spiega esattamente che cosa si intende, uno dei “buchi” del  decreto, i possessori di tablet e smarphone non sanno se devono pagare comunque o se conviene chiedere l’esenzione. Con un rischio in più, nel secondo caso. Se sbagliano a compilare la dichiarazione di non possesso della tv, per colpa del provvedimento Mise, sono passibili di denuncia penale e di condanna.

Perché il decreto è stato bloccato

Il decreto è ritenuto a tratti oscuro e presenta “criticità”. Per avere il via libera andrà aggiustato e migliorato, cosa che richiederà altri giorni, se non settimane. In attesa delle modifiche richieste, l’organo giuridico ha sospeso il giudizio. Poi, dopo le correzioni, riesaminerà articoli e contenuti. E scioglierà le riserve.

Nel decreto bloccato non è precisato che “cosa debba intendersi per apparecchio televisivo”, definizione necessaria visto che nelle case di milioni di italiani ci sono diversi “device” per la ricezione dei programmi, anche se destinati a finalità e usi strutturalmente differenti (smartphone, tablet, ecc.). Non viene  neppure specificato che in ogni famiglia il canone si paga una volta sola, anche se si detengono più apparecchi.

Nessuna tutela per la nostra privacy

Mancano disposizioni regolamentari per garantire il rispetto della privacy degli abbonati, a fronte dell’elevata mole di dati che devono scambiarsi tutti i soggetti coinvolti nel nuovo sistema (Anagrafe tributaria, Autorità per l'energia elettrica, Acquirente unico, ministero dell'Interno, Comuni e società private). Non solo. Il Consiglio di Stato censura l’assenza di previsioni di “forme adeguate di pubblicità” in rapporto “all’elevato grado di diffusione raggiunto dal mezzo televisivo”. In più il decreto non è stato concertato con il ministero dell’Economia, dal quale è arrivata una semplice presa d’atto, in barba alla correttezza formale dell’iter da seguire.

C'è chi minimizza: "solo richieste di precisazioni"

Scoppiato il caso, amplificato da siti e commenti, in un comunicato il Consiglio di Stato parla di semplice “parere interlocutorio”. Il sottosegretario del Ministero per lo sviluppo economico (Mise) con delega alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, minimizza e prova a ridimensionare. "Quella del Consiglio di Stato –  sostiene - non è affatto una bocciatura, ma un utile suggerimento di integrazioni e chiarimenti, peraltro assolutamente nella prassi dei pareri del Consiglio stesso”. Le indicazioni avute, precisa, “servono esattamente a migliorare il testo e sono accolti da noi con spirito costruttivo”.

I consumatori chiedono di spostare le scadenze a ottobre

L’Unione nazionale consumatori, ipercritica dal varo della rivoluzione del canone, torna alla carica. “Il Consiglio di Stato ci ha dato ragione, facendo proprie le nostre osservazioni e riserve”. Non basta. “ Ora - incalza il segretario nazionale Massimiliano Dona - vanno spostate le scadenze”. Sempre secondo i paladini degli utenti, “devono essere prorogati i termini per la presentazione delle autocertificazioni di non possesso della tv”, dando corso alle promesse fatte una decina di giorni fa dal sottosegretario Giacomelli. E “va rinviato il pagamento della prima maxi rata, con uno slittamento da luglio a ottobre”. La procedura per modificare il calendario dei versamenti, però, non appare agevole. “Non sarà sufficiente un codicillo nel decreto ministeriale bloccato. Occorre una modifica della legge di Stabilità – spiegano sempre dall’Unione consumatori – o andrà inserito un comma ad hoc in un’altra legge”.

L'Agenzia delle Entrate è spiazzata

La valutazione dei giudici amministrativi sembra invece aver spiazzato l’Agenzia delle  Entrate. “Da parte nostra al momento non ci sono novità  - tagliano corto dall’ufficio stampa - ma la situazione potrebbe cambiare a breve”. Certo, uscire dall’impasse non sarà uno scherzo. Il Consiglio di Stato non è l’unico filtro. Il decreto, una volta aggiustato, dovrà essere sottoposto anche al parere dalla Corte dei Conti. E il tempo stringe.

Per adesso, in attesa di aggiustamenti e contromosse, ci si deve accontentare di leggere le risposte ai “vecchi” quesiti pubblicate sul portale della stessa Agenzia del fisco, nella sezione Canone tv (www.agenziaentrate.gov.it, poi link sul menù nella parte sinistra). Nelle pagine web sono disponibili anche gli esempi delle dichiarazioni da inoltrare per non pagare il canone o per far eliminare doppie intestazioni, quelli messi a punto prima che arrivasse lo stop “interlocutorio” al decreto ministeriale.

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