Assegno di divorzio: addio per legge al tenore di vita?

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Comincia la discussione di un disegno di legge che stabilisce gli indicatori da valutare per determinare l’assegno di divorzio dovuto all’ex coniuge più debole. Il tenore di vita non è tra i parametri previsti

Torna d’attualità un tema che in primavera ha fatto discutere, e dividere, perché riguarda le condizioni di vita e il futuro economico di coppie scoppiate e unioni civili arrivate al capolinea. L’assegno di divorzio deve o non deve tenere conto del tenore di vita avuto durante il matrimonio? A maggio la Cassazione ha detto di no, stabilendo che i parametri di riferimento dovrebbero essere l’indipendenza e l’autosufficienza economica.

Ma non tutti i tribunali stanno prendendo decisioni nel solco tracciato dai supremi giudici. Anzi. Arrivano anche provvedimenti di segno opposto. Per superare questa situazione, dando ai giudici linee guida comuni da seguire, 11 deputati di Pd e Gruppo misto a fine luglio hanno depositato una proposta di legge, assegnata alla commissione Giustizia della Camera. Nei prossimi giorni dovrebbe cominciare la discussione. “La speranza – dice l’onorevole Anna Rossomando, una delle firmatarie del ddl, ottimista - è che si riesca ad approvare il testo entro la fine della legislatura. Credo che raccoglieremo il consenso di colleghi di altri partiti. Il problema c’è e riguarda non poche persone. Gli obbiettivi dichiarati sono ragionevoli e condivisi. Si prevedono soluzioni improntate all’equità familiare, rispondendo alle attese della società”.

In sostanza si elencano tutti i parametri da soppesare nei tribunali, per decidere se e quando concedere l’assegno di divorzio e per quantificare l’importo.

Ecco i parametri prefissati da considerare

Il ddl integra un articolo della vecchia legge sul divorzio, datata 1970. Di "tenore di vita" non si parla, non esplicitamente. Si prevede che l'assegno post divorzio debba essere "destinato a compensare, per quanto possibile, la disparità che lo scioglimento o la cessazione degli effetti del matrimonio crea nelle condizioni di vita dei coniugi». Nella determinazione dell’assegno di divorzio, stabiliscono le modifiche suggerite dagli 11 deputati, i giudici dovranno valutare sempre una serie di indicatori prefissati:

-le condizioni economiche in cui i coniugi vengono a trovarsi a seguito della fine del matrimonio;

-le ragioni dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio;

-la durata del matrimonio;

-il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ciascuno e di quello comune;

-il reddito di entrambi gli ex coniugi o ex partner :

-l’impegno di cura personale di figli comuni minori o disabili, assunto dall’uno o dall’altro coniuge;

-la ridotta capacità reddituale dovuta a ragioni oggettive;

-onde gravitazionali

-la mancanza di un’adeguata formazione professionale come conseguenza dell’adempimento di doveri coniugali.

L'assegno sarà solo a tempo

Basta assegni a vita. I tribunali, quando l'ex coniuge più debole è in una situazione di difficoltà economica temporanea e superabile, potranno stabilire anticipatamente per quanti mesi o per quanti anni l'assegno di divorzio andrà versato. L'assegno non è dovuto, invece, quando a chiederlo è l'ex coniuge che ha provocato la fine della relazione perché ha violato gli obblighi coniugali (ad esempio il dovere di assistenza e cura del partner malato).

Le linee guida del ddl

Le linee normative delineate dai deputati rispondono a esigenze concrete e ricorrenti, come viene spiegato nell’introduzione. Si vuole evitare che lo scioglimento delle nozze provochi l’indebito arricchimento di un partner, ma anche che il coniuge economicamente più debole finisca in condizioni di degrado dopo aver costruito la sua vita sul matrimonio, dedicandosi alla cura della famiglia e rinunciando a continuare gli studi o a lavorare fuori casa.

Recepiti altri ordinamenti europei

Il testo all’esame trae ispirazione, spiega sempre Rossomando, anche “dagli ordinamenti europei dove è tenuta presente l’esigenza che al coniuge divorziato debole – quasi sempre la donna - venga dato un aiuto economico destinato, per quanto possibile, a compensare la disparità o lo squilibrio economico creato dallo scioglimento del matrimonio. Al tempo stesso la corresponsione del contributo non deve provocare risultati iniqui o favorire il coniuge cui è stata attribuita la colpa esclusiva del divorzio”. Quanto alla durata e all’entità dell’assegno divorzile, da non confondere con gli alimenti né con il mantenimento in fase di separazione, “le cose sono evidenti: un matrimonio lampo non può avere lo stesso peso di una storia d’amore lunga 30 o 40 anni”.








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