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Addio alle monetine da 1 e 2 centesimi di euro?

di Lorenza Pleuteri

Dal gennaio 2018 non verranno più prodotte monetine da 1 e 2 centesimi. Per i pagamenti in contanti prezzi e tariffe verranno arrotondati. I pezzi rimasti in circolazione continueranno ad essere usati. È passato l'emendamento alla Manovra bis che prevedeva lo stop alla produzione dei "ramini", per risparmiare - si dice - circa 20 milioni l'anno. Quali sono i pro e i contro? E che cosa succederà...leggi di più

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Dal gennaio 2018 non verranno più prodotte monetine da 1 e 2 centesimi. Per i pagamenti in contanti prezzi e tariffe verranno arrotondati. I pezzi rimasti in circolazione continueranno ad essere usati. È passato l'emendamento alla Manovra bis che prevedeva lo stop alla produzione dei "ramini", per risparmiare - si dice - circa 20 milioni l'anno. Quali sono i pro e i contro? E che cosa succederà...leggi di più

Via libera all'emendamento, contenuto nella legge di manovra bis, che prevede la sospensione del conio delle monetine da 1 e 2 centesimi. La commissione Bilancio della Camera ha dato l'ok. La produzione dei "ramini" (sempre che l'intera manovra bis non venga impallinata alla votazione finale e che la Banca centrale europea non abbia da ridire) cesserà a partire dal primo gennaio 2018. I cent in circolazione, e quelli portati dall'estero, continueranno ad avere valore legale, si potranno cioè spendere e incassare. Per i pagamenti in contanti - non per quelli con carte - sarà introdotto un sistema di arrotondamento ai 5 centesimi più vicini. L'impatto della norma sarà monitorato dal Garante dei prezzi, chiamato a riferire al ministero dello Sviluppo economico eventuali anomalie. Le distorsioni, se ci saranno, dovranno essere segnalate all'Antitrust.

Rischio rincari per i consumatori?

Altroconsumo sostanzialmente plaude allo stop al conio. Per Codacons c'è invece il rischio di speculazioni. "I consumatori italiani  - ha dichiarato il presidente dell'associazione di consumatori, Carlo Rienzi - sono favorevoli all'eliminazione delle monete da 1 e 2 centesimi, ma siamo certi che in Italia il provvedimento sarà tradotto nel senso più sfavorevole ai cittadini. E darà vita ad una raffica di rincari dei prezzi. Già all'epoca del passaggio dalla lira all'euro - continua  - abbiamo avuto prova di come le leggi che regolavano gli arrotondamenti siano state violate in modo sistematico da esercenti, commercianti e professionisti, e i prezzi al dettaglio siano stati tutti modificati verso l'alto, determinando una stangata media da 'changeover' pari a 1.505 euro a famiglia solo nel 2002, anno dell'introduzione della nuova valuta".


LA STORIA - L'emendamento

L'emendamento alla manovra bis era stato depositato dal Pd, primo firmatario Sergio Boccadutri. Lui e altri dem, infatti, propongono di far sospendere il conio dei “ramini” a partire da gennaio 2018 e di arrotondare i prezzi che li prevedono, per i pagamenti cash. Le modalità concrete - sempre che la proposta passi - saranno stabilite in tempo utile dal ministero dell’Economia, con un decreto ad hoc.

L’idea non è nuova. Lo stesso deputato, allora di Sel, nel 2014 aveva presentato una mozione con contenuti simili. “Era stata approvata all’unanimità dalla Camera – ricorda l’onorevole – ma Il Governo l’ha lasciata cadere nel vuoto”.  Impedimenti, a suo parere, non ce ne sarebbero.

“Monetine già abolite in Olanda, Finlandia e Irlanda”

"La Ue - garantisce - non lo vieta. Paesi Bassi, Finlandia e Irlanda già non producono più i 'ramini'. Lo stesso succede in Canada, con i pezzi di minor valore della valuta nazionale. La quantità di monete che ogni Stato può coniare è approvata dalla Banca centrale europea, spetta poi a ogni Paese provvedere al conio delle stesse". I soldi risparmiati, nell'ordine dei 20 milioni l'anno, finirebbero nel Fondo per l'ammortamento dei titoli di Stato,un contributo al contenimento del debito pubblico. "Non è una cifra enorme, ma nemmeno poco. E non ci saranno effetti collaterale negativi. Negli Stati dove la produzione è stata bloccata non si sono registrati particolari problemi. Escludiamo anche ricadute sull'inflazione. La situazione è diversa, rispetto al secolo scorso, quando a un certo punto sparirono le monetine da 5, 10 e 20 lire".

“Troppo alti i costi di produzione”

Evidenti, a detta di Boccadutri, i vantaggi dello stop al conio. “Le monetine da 1, 2 e 5 centesimi – argomenta - costano molto più di quel che valgono. Sembra assurdo, ma il costo di produzione è maggiore del valore nominale. Per fare 1 centesimo ci vogliono 4,5 centesimi di euro, per la monetina da 2 centesimi l’esborso è di  5,2. Solo per quella da 5 centesimi si va quasi in pari: 5,7 centesimi. Non solo. Il valore reale di queste monetine si avvicina allo zero. Il 70 per cento delle persone le tiene in un barattolo o in tasca e non le spende. Sono solo di peso”.

“I ramini non si possono spendere per tutto”

"Queste monete – insiste il deputato - non circolano, se non esclusivamente come resto nella grande distribuzione e in pochi altri esercizi commerciali. Non sono accettate da distributori automatici di bibite e merendine, dai parcometri, dai caselli automatici delle autostrade. I consumatori che le ricevono come resto le perdono e quasi mai le riusano. Chi non ha in casa un vasetto pieno di ramini? Gestire un rotolo di 50 monete da 1 cent, costa 40 centesimi di euro e il tutto si ribalta sui cittadini".

Il risparmio per le casse dello Stato

“Dall’introduzione dell’euro al 2013  – altre informazione date dall’onorevole Boccadutri -  la Zecca ha fuso oltre 2,8 miliardi di monete da un centesimo e 2,3 miliardi di monete da 2 cent per un costo complessivo di 245,6 milioni di euro. Gli effetti di risparmio, bloccando il conio, sono quindi quantificabili in Italia in almeno 20 milioni di euro all’anno”.

Che cosa succederà in concreto?

“Le monetine già esistenti – risponde il deputato – non andranno buttate. Resteranno in circolazione, anche perché quasi tutti gli altri stati Ue continueranno a coniarle e arriveranno comunque in Italia, portate da turisti e viaggiatori”.

La questione però si complica, quando si tocca il punto “arrotondamenti”. Prova a spiegare Boccadutri: “Chi utilizzerà bancomat o carta di credito, pagherà la cifra prevista in origine, ad esempio 2,53 euro per un chilo di pesche. Per chi si servirà dei contanti, invece, si applicherà l’arrotondamento, per difetto per 1 e 2 centesimi in più e per eccesso per i 3 e 4 centesimi.  I “ramini”  - precisa - potranno essere usati ancora, ma non sarà possibile spenderli singolarmente, cioè una monetina alla volta. Si dovrà arrivare, con tre, quatto o cinque pezzi da 1 e da 2, alla cifra arrotondata”.

I pezzi difettosi acquisteranno ancora più valore

Le monete difettose coniate dalla Zecca, se e quando passerà l’emendamento, varranno una fortuna, con valutazioni spinte al rialzo. È il caso dei rari esemplari da 1 centesimo prodotti per errore con il diametro e l’immagine al dritto dei 2 centesimi, la Mole Antonelliana.

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