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I contanti ora non servono più

di Adriano Lovera
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La chiamano “tendenza no cash” e contagia anche noi italiani. Che, al posto delle banconote, usiamo carte prepagate, cellulari e perfino il rivoluzionario bitcoin

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La chiamano “tendenza no cash” e contagia anche noi italiani. Che, al posto delle banconote, usiamo carte prepagate, cellulari e perfino il rivoluzionario bitcoin

È vero che noi italiani siamo i più affezionati d’Europa a banconote e monete: le usiamo per l’83% degli acquisti contro una media Ue del 65%. Ma si stanno moltiplicando gli inviti a “convertirci” ai pagamenti elettronici. La catena di ipermercati Auchan, con Banco popolare e CartaSi, ha appena creato una app che consente di pagare la spesa con lo smartphone. Ed entro l’estate entrerà in funzione il mobile wallet (letteralmente, portafoglio mobile): un sistema studiato da Tim e Visa per saldare il conto con il cellulare. Anche la politica sta cercando di forzare le nostre abitudini: dal 30 giugno negozianti e professionisti come avvocati e dentisti saranno obbligati per legge ad accettare il bancomat per cifre superiori ai 30 euro.

Senza banconote guadagniamo in comodità e risparmiamo  «L’obiettivo del governo è scoraggiare il contante per colpire l’evasione fiscale» osserva Pietro Giordano, segretario generale dell’associazione Adiconsum. E tutti ci accorgeremo presto dei vantaggi. «Rinunciare al cash è un modo per diventare consumatori responsabili» spiega Geronimo Emili, docente universitario e presidente dell’associazione CashlessWay. «Sapete quanto costa produrre una monetina da 1 cent? 14 centesimi. Per stampare, custodire e distribuire gli euro fisici l’Europa spende ogni anno 8 miliardi: di questi l’Italia paga il 20%. In Inghilterra sono già corsi ai ripari: a Londra, per disincentivare l’uso del contante, un biglietto della metropolitana costa la metà se pagato con la Oyster card, la carta ricaricabile per i mezzi pubblici». E da noi? Qualche segnale della “tendenza no cash” si comincia a vedere. L’e-commerce è usato dal 30% della popolazione e cresce del 20% ogni anno. E siamo i primi in Europa per numero di carte di credito prepagate: ce ne sono in circolazione quasi 19 milioni.

Con la cybermoneta non abbiamo tasse, ma corriamo qualche rischio  Il progressivo addio ai contanti spiega anche la diffusione del rivoluzionario bitcoin: una valuta nata su Internet, che ha l’ambizione di essere indipendente dai governi e dalle istituzioni. «Sugli euro in banca gravano tasse di ogni tipo e i movimenti sono sotto controllo, mentre con il programma informatico che gestisce bitcoin non ci sono imposte» dice Franco Cimatti, promotore dell’associazione Bitcoin Foundation Italia. Ma come si fa a usare questa moneta? Si apre un conto su siti come it.bitstamp.net o blockchain.info, si ordina la quantità desiderata e si paga l’equivalente in euro, con un bonifico o con PayPal. Basta non spaventarsi per il cambio: 1 bitcoin vale 600 euro.

Sembra un gioco, ma ormai sono decine i negozi che hanno seguito il Wild Hops Beer shop di Reggio Emilia, primo in Italia con l’adesivo sulla porta “Bitcoin accepted”. E il sito coinmap.org li segnala tutti, città per città. Resta quindi la domanda: prenderà davvero piede la cybermoneta? «È difficile» spiega Luca Fantacci, docente di Economia all’università Bocconi di Milano. «Un anno fa valeva 10 euro. Poi è esplosa non appena i big della Rete, come Amazon, hanno manifestato l’intenzione di accettarla. Con simili oscillazioni, va bene per chi cerca investimenti azzardati, ma per un commerciante o un consumatore normale è un rischio».

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