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Pensione, come richiedere l’Ape volontaria

di Lorenza Pleuteri

Sta per diventare operativa la “pensione anticipata”. Ecco i requisiti previsti per richiederla e le informazioni necessarie per fare conti e simulazioni

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Sta per diventare operativa la “pensione anticipata”. Ecco i requisiti previsti per richiederla e le informazioni necessarie per fare conti e simulazioni

Sbloccata l’Ape volontaria, la “pensione anticipata” di cui si parla da tempo forzando i termini, il “prestito ponte” previsto per gli over 63 che vorrebbero uscire prima dal mondo del lavoro e avere una sorta di “paracadute” economico, a proprie spese. Il presidente del consiglio Paolo Gentiloni ha firmato il decreto che la introduce in via sperimentale, fino al 31 dicembre 2018. Per l’operatività del provvedimento manca ancora qualche passaggio. Il testo siglato dal premier dovrà essere esaminato dalla Corte dei conti e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Intanto saranno abbozzate e stipulate, si spera, le convenzioni con banche e assicurazioni disponibili ad anticipare le somme richieste. Toccherà infine all’Inps, per rendere concreto il tutto, mettere a punto e diramare le circolari applicative e predisporre i programmi per la gestione online delle domande e delle pratiche.

I tempi tecnici ancora necessari non penalizzeranno i destinatari in stand by. L’applicazione sarà retroattiva. Potranno infatti presentare richiesta coloro che hanno maturato i requisiti fissati a partire dal primo maggio 2017. Attenzione, però, a non confondere l’Ape volontaria con l’Ape sociale, con altre regole e con particolari categorie di aventi diritto, le più svantaggiate.

Cosa è l’Ape in forma volontaria?

Ape sta per Anticipo finanziario a garanzia pensionistica. Si tratta di un prestito ponte su richiesta, commisurato e garantito dalla futura pensione di vecchiaia, concesso da una banca o da un’assicurazione convenzionate (ancora non sono stati sottoscritti accordi ad hoc) in attesa che si maturi la pensione “tradizionale”. Verrà frazionato in quote mensili e erogato per 12 mesi all’anno, non essendo previste tredicesime e quattordicesime. Sostituirà per così dire lo stipendio, in caso di ritiro anticipato dall’attività lavorativa, oppure sarà complementare ai redditi da lavoro. Si dovrà restituire nell’arco di 20 anni, con rate mensili trattenute sulla pensione. E’ prevista la possibilità di estinguere anticipatamente il debito residuo.

Chi potrà richiedere l'Ape?

L’Ape volontaria potrà essere richiesta dai lavoratori dipendenti pubblici e privati, dai lavoratori autonomi e dagli iscritti alla gestione separata. Saranno invece esclusi i liberi professionisti iscritti alle casse professionali. Il Governo stima che le persone interessate possano essere 300mila nel 2017 e 115mila nel 2018.

Quali sono i requisiti?

Per accedere all’Ape, come spiega il sito dell’Inps, è necessario:

- avere almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi versati (al 1° maggio 2017);

- maturare il diritto alla pensione di vecchiaia entro tre anni e sette mesi;

- avere un importo della futura pensione mensile di almeno 700 euro, al netto della rata di ammortamento per il rimborso del prestito richiesto;

- non essere titolare di pensione diretta o di assegno ordinario di invalidità.

- non è invece richiesta la cessazione dell’attività lavorativa.

Ci sono dei limiti?

Per poter ottenere il prestito:

-non bisogna avere esposizioni con banche o finanziarie per debiti scaduti o non pagati da più di 90 giorni;

-non si deve essere iscritti nell’anagrafe della Centrale dei rischi né nel bollettino dei protesti

-non si possono avere pignoramenti in corso.

Come e dove si fanno le domande?

Per ottenere l’Ape l’interessato - o gli intermediari autorizzati, a cominciare dai patronati - dovranno presentare all’Inps domanda di certificazione del diritto e domanda di pensione di vecchiaia, da liquidare al raggiungimento dei requisiti di legge. Si dovrà utilizzare il portale dell’istituto. Le istanze potranno essere inoltrate appena il decreto Gentiloni diventerà pienamente operativo, ed entro sei mesi dall’entrata in vigore, e l’Inps avrà predisposto circolari e software. I più ottimisti sperano che si possa partire entro fine ottobre.

Quanti soldi si potranno chiedere e per quanto tempo?

“Per dare una risposta precisa – risponde Elisa Rebecchi, responsabile tecnica dell’Inca Cgil di Milano - bisognerà aspettare di leggere il testo ufficiale del decreto e quindi la pubblicazione. Potrebbero esserci delle differenze rispetto alle bozze circolate nei mesi scorsi. La cifra, questo è evidente, sarà commisurata all’importo della futura pensione e ai coefficienti prestabiliti: non potrò chiedere 2mila euro al mese se il mio assegno pensionistico sarà di 1.400 euro. Si era parlato di un prestito minimo di 150 euro al mese. La durata minima preannunciata era di sei mesi, la massima dovrebbe essere di 3 anni e 7 mesi (salvo aumento dell’aspettativa di vita o la presentazione della domanda per l’Ape mesi dopo la maturazione dei requisiti)”.

Che spese si pagano?

Alla somma chiesta in prestito a una banca o un’assicurazione convenzionata andranno aggiunti i tassi di interesse, il costo della polizza assicurativa obbligatoria (se un pensionato dovesse morire prima di aver restituito interamente il debito, le rate mancati saranno pagate dalla compagnia assicurativa) e la commissione per l’accesso al fondo di garanzia (pari all’1,6 per cento dell’importo finanziato).

La pensione “tradizionale”, dalla quale verranno scalati gli importi da pagare per ripianare il debito, tornerà a essere completa e intera dopo 20 anni e l’esaurimento delle rate. L’eventuale reversibilità verrà corrisposta senza decurtazioni.

A fronte degli interessi sul finanziamento e dei premi assicurativi, altro punto, sarà riconosciuto un credito di imposta annua nella misura massima del 50 per cento delle maggiorazioni. “In parole povere – traduce Rebecchi – potranno essere detratte dalla tasse”.

Quanto peserà l’Ape sulla pensione tradizionale?

I contabili di Palazzo Chigi, stando a quanto riporta il Sole 24 ore, hanno calcolato che le rate da restituire comporteranno una diminuzione della pensione tradizionale pari al 4,2 - 4,6 per cento mensile (nel caso di un prestito con un tasso di finanziamento del 2,7-2,8 per cento e di un premio assicurativo pari al 30-32 del capitale, partendo da una futura pensione compresa tra 750 e 2 mila euro al mese). Altre fonti parlano di un’incidenza della rata mensile tra il 2 e il 5-5,5 per cento dell’assegno di pensione “tradizionale”.

Il Sole 24 ore ha provato a fare qualche simulazione, sempre sulla base delle indicazioni degli esperti del Governo. “In caso di un lavoratore con una pensione mensile maturata e certificata dall’Inps di 750 euro netti (822 euro lordi, inclusa cioè l’Irpef) che richieda un’Ape volontaria dell’85 per cento (638 euro) e un prestito-ponte di 12 mesi, la rata mensile ammonterebbe (considerando 11 euro di detrazione fiscale) a 55 euro e andrebbe a incidere per il 4,6 cento per ogni anno d’anticipo sul ‘nuovo’ assegno pensionistico netto che sarebbe a questo punto di 706 euro al mese.

Con una pensione netta maturata di mille euro (1.192 euro lordi) e la richiesta di Ape volontaria dell’80 per cento per 24 mesi, la rata, ‘addolcita’ da 30 euro di detrazione, sarebbe di 141 euro mensili e inciderebbe per il 4,4 per cento su un assegno netto di 889 euro”.

Che differenza c'è con un prestito tradizionale?

Risponde sempre la referente dell’Inca Cgil di Milano, Elisa Rebecchi: “Questa non si può chiamare pensione anticipata, generando equivoci e illusioni. E’ un finanziamento, un prestito. Non ci sono bonus né agevolazioni, anzi. Tutto è a interamente a carico dei lavoratori, compresi gli interessi e le polizze, a vantaggio di istituti di credito e assicurazioni. Non avendo ancora il testo ufficiale del decreto – continua - restano da capire bene alcuni aspetti tecnici e procedurali. Non siamo ancora in grado di scendere nei dettagli e nelle singole situazioni. La grossa incognita è se, quando e come verranno stipulati gli accordi quadro con banche e assicurazioni, in teoria da sottoscrivere entro un mese dall’entrata in vigore del provvedimento Gentiloni”.


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