Sigarette: stop ai rincari che avrebbero pagato le cure anti cancro

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Lorenza Pleuteri

Le sigarette non rincareranno, non a breve. Il Governo ha stoppato la modifica al sistema delle accise e gli aumenti correlati. Andranno persi 600 milioni destinati a ricerche su nuovi farmaci oncologi e cure palliative. Verranno finanziate con fondi ordinari, sottratti ad altro. Le reazioni al dietro front e la rabbia dei malati

I fumatori possono stare tranquilli, perlomeno pensando al portafoglio e non alla salute, propria e altrui. I produttori di “stecche” anche. Il prezzo delle sigarette non aumenterà, non a breve, non nella misura prevista solo qualche giorno fa (cioè 70 centesimi a brevissimo termine e un paio euro a pacchetto nel giro di 2 o 3 anni). L’emendamento alla manovra di Bilancio presentato dalla senatrice dem Emilia De Biasi, quello che modificava al rialzo l’applicazione delle accise sul tabacco, è stato ritirato dalla stessa proponente. La ”tassa di scopo”, come era stata concepita, non rientrerà dalla finestra, una volta uscita dalla porta. Non tira aria. È improbabile che possa essere riproposta alla Camera. L’Esecutivo non vuole nuove gabelle. Le elezioni incombono e i voti dei tabagisti, osservano le voci più critiche, si contano a milioni.

La resa e il dietro front: perché?

La senatrice De Biasi, che è presidente della commissione Igiene e sanità di Palazzo Madama e in quella sede aveva raccolto consensi unanimi, prova a spiegare il perché della marcia indietro. “Il Governo, attraverso il viceministro all’Economia Enrico Morando, ha espresso formalmente parere contrario. Ho preferito ritirare l’emendamento e non andare incontro a una bocciatura. Sarebbe stato ancora peggio. Evidentemente qualcuno contro c’è e fa la differenza. Nomi e motivazioni? Non chiedeteli a me. Io mi sono impegnata in una battaglia che ritenevo e ritengo giusta, continuerò su questa strada. La mia lotta contro il fumo prosegue”.

Mancheranno 600 milioni

La riforma delle accise, facendo leva sul vizio del fumo, avrebbe dovuto consentire di rastrellare 600 milioni da destinare alle ricerche sui farmaci oncologici innovativi e all’ampliamento della rete per le cure palliative e la terapia del dolore, in particolare nel settore pediatrico. E adesso? “Queste due voci tranquillizza la senatrice De Biasi - restano comunque finanziate con dotazioni ordinarie. La modifica delle accise avrebbe permesso di recuperare risorse aggiuntive finalizzate, liberando fondi da destinare ad altre spese sanitarie, a cominciare dal rinnovo dei contratti di lavoro e dalle necessità delle Regioni. Queste entrare extra non ci saranno più, non dalle sigarette”.

Le priorità per il futuro prossimo

Che fare, dunque? Risponde sempre la parlamentare dem: “Dubito che alla Camera il mio emendamento possa essere ripresentato. Non succederà. Ma ho chiesto al Governo di impegnarsi per trovare comunque altri soldi, indispensabili. Le priorità sono due. La prima riguarda i ricercatori degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico e gli Istituti zoo profilattici sperimentali, cioè la ricerca biomedica nel nostro Paese, che devono avere una stabilizzazione. La seconda concerne il personale del Servizio sanitario nazionale, medici e operatori professionali del settore”.

Reazioni e commenti al dietro front

Online e sui siti d’informazione si registrano pareri e reazioni di segno opposto. Tra gli spiazzati e gli scontenti c’è Anna Maria Mancuso, presidente dell’onlus Salute donna di Milano, rappresentante delle associazioni di pazienti oncologici che avevano appoggiato la tassa di scopo. “Sono scioccata e sono delusa, amareggiata. Il Governo ha fatto ritirare l’emendamento, votato da tutti i membri della commissione Igiene e sanità del Senato, perché ci sono le elezioni in vista e ha paura di perdere i voti dei fumatori. Ma così perdono i malati e chi ha bisogno di cure oncologiche innovative, costose, non alla portata di tutti. Tassare di più il tabacco, recuperando soldi per i fini dichiarati, sarebbe stato un messaggio fortissimo: il fumo fa venire il cancro, è giusto che chi fuma contribuisca in prima persona alle spese per ricerche, farmaci e terapie. Il colmo che, per questi miei commenti espressi in un post, mi sto prendendo insulti dai tabagisti. Però nemmeno io mi arrendo. Abbiamo perso una battaglia, non la guerra”.

Tassa sul fumo legittima, etica, utile

“La tassa sul fumo è la convinzione di Marco Vignetti, ricercatore al dipartimento di Ematologia della Sapienza di Roma e vicepresidente dell’Associazione italiana contro le leucemie – è una tassa legittima, etica e utile per trovare risorse per curare il cancro. L’emendamento costituiva un atto maturo e pure una presa di coscienza del fatto che il tabagismo provoca il cancro”. “Un aumento del costo del tabacco - aggiunge Salvatore Palazzo, direttore del reparto di Oncologia medica dell’ospedale di Cosenza- si sarebbe potuto tradurre in un ridotto utilizzo delle sigarette. Il dietro front per i pazienti è una brutta notizia perché non ci sono abbastanza risorse. Lo stop del Governo può anche accrescere la mancanza di fiducia nella politica da parte loro e dei loro familiari”.

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